Tag Archives: felicità

La catena

26 Nov

Ho peccato anche di felicità. E agli altri ha dato fastidio.

 

(Alda Merini)

Tifosi

4 Nov

Se ci fosse nel mondo un numero più cospicuo di persone che desiderano la propria felicità più di quanto desiderino l’infelicità altrui, potremmo avere il paradiso nel giro di qualche anno.

 

(Bertrand Arthur William Russell)

Strada Provinciale 5

29 Ott

Ho bisogno della luna e della felicità.

(Albert Camus)

Supereroi #3

28 Ago

Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d’acqua.
E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
Chiedo scusa all’albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
Verità, non prestarmi troppa attenzione.
Serietà, sii magnanima con me.
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
So che finché vivo niente mi giustifica,
perché io stessa mi sono d’ostacolo.
Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
e poi fatico per farle sembrare leggere.

(Wislawa Szymborska)

Fotografia del 27 luglio 2012 – Gli spaghetti con le cozze

27 Lug

Ore 1.45 AM: mode on

Sono in ufficio dalle 9.30. Ho fatto una pausa pranzo più lunga per infilarci una riunione. Domani sveglia alle 8, si va di corsa a un dibattito, e soprattutto si va di corsa da un amico. Prima di andar via, però, volevo scrivere una cosa.

In questi giorni tutti sballati, tra la revisione dell’auto, le tasse da pagare e soprattutto le riunioni necessarie a capire quanti e quali slot dell’agenda e del cervello devono essere ancora riempiti per la stagione 2012-2013 (la risposta è: pochi, molto pochi), si inizia in modo quasi automatico a fare un bilancio di ciò che è stato e soprattutto a misurare te stesso nelle aspettative di ciò che sarà.

Chi legge questo blog sa che ho fatto un piccolo percorso personale che a un certo punto mi ha portato a sostenere pubblicamente che il mio carattere e il mio modo di vivere sono incompatibili con quasi tutte le tradizionali aspirazioni di carriera. Insomma, il rischio (o il privilegio) è di rimanere per tutta la vita in provincia a combattere.

La prospettiva, per molti, rappresenta un elemento di terrore ma soprattutto una spia di un presunto fallimento esistenziale. Siamo così tanto impegnati a definire la nostra identità dentro il reddito, lo status, il come ci vestiamo, il cosa compriamo da aver dimenticato perché viviamo, qual è il senso, o l’obiettivo, della vita degli esseri umani.

So di essere ipersemplificativo, ma credo che ognuno di noi dovrebbe vivere per essere felice. Con la parola ‘felicità’, in realtà, ho un rapporto abbastanza conflittuale (così come con la parola ‘amico’, che prima ho usato con una naturalezza che dovrebbe farmi riflettere). Per me la felicità è un modo ragionevole di definire quei momenti (molto, molto brevi) che nella vita di ciascuno di noi possono accadere, che spesso suggellano il punto di arrivo di un percorso o il punto di partenza verso un nuovo orizzonte.

Non è difficile comprendere che lavoro, potere, denaro, realizzazione personale siano componenti che concorrono al raggiungimento della felicità. Il corto circuito, però, avviene se si fa coincidere la felicità esclusivamente con il raggiungimento di traguardi all’interno di questa sfera di priorità.

Da settimane rifletto su come conciliare la scoperta dei miei limiti (dentro questo sistema) con il naturale perseguimento del proprio obiettivo di vita, cioè la felicità. In sintesi mi sto ponendo questo interrogativo: se so già che farò molta fatica a raggiungere certi traguardi, come farò a essere felice?

Alla risposta (provvisoria, come tutte le conclusioni a cui si arriva nella vita e nel ragionamento attorno a essa) ci sono arrivato per negazione. Ho modificato la domanda e ho ragionato in negativo: senza cosa non sarei felice?

In cima alla lista, oggi, c’è un piatto di spaghetti con le cozze. Un piatto di spaghetti per due persone, preparato in casa, costa 2.3€. La felicità è a soli due euro e trenta di distanza. Almeno per me.

Questa consapevolezza, per me potentissima, mi ha liberato da un’infinità di strutture: la necessità di guadagnare sempre di più, la necessità di fare cose ‘fighe’, la necessità di accettare compromessi inaccettabili pur di star dentro le prime due necessità. Lo spaghetto, per certi versi, mi sta aiutando con il processo progressivo di emancipazione insieme a Hitchens, al sonno che mi fa prendere decisioni migliori e, perché no, a questo blog.

Ho continuato a ragionare per negazione. Non sarei felice se non potessi dire la mia, sempre. Non sarei felice se non potessi vedere il mare. Non sarei felice se non potessi continuare a fare il cazzone durante le fasi serie della mia vita. Non sarei felice se i miei dovessero vergognarsi di me. Non sarei felice se diventassi inaccessibile. Non sarei felice se mi impedissero di scrivere. Non sarei felice se una volta ogni tanto non potessi fare nottata in ufficio. Non sarei felice se non potessi guidare, se non potessi leggere, se non potessi ascoltare musica.

Adesso posso guardare in faccia la realtà con quella giusta dose di strafottenza (ah, quanto mi piace questa parola) necessaria a non prendersi troppo sul serio, a guardare alla vita con serenità, tenendo a mente la differenza tra la felicità e il successo. Una differenza che, troppo spesso, ignoriamo.

Adesso posso guardare in faccia la realtà. Con il mio piatto di spaghetti tra le mani.

Ore 2.08 AM: mode off

Immobile

17 Lug

Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile.

 

(Alessandro Baricco)

Tre a zero

12 Giu

Il segreto della felicità è avere tre cose in cui credere e nessuna di cui aver paura.

 

(Charles Schulz)

Effetti collaterali del darwinismo

14 Apr

La felicità è come la salute: se non te ne accorgi vuol dire che c’è.

(Ivan Turgenev)

Zen

23 Dic

Perdere e vincere sono categorie obsolete. E soprattutto inadatte alla felicità.

 

(Giovanni Sasso)

Europa: che fare?

24 Nov

Non chiedete a una persona con un coltello nella pancia che cosa la renderebbe felice; il punto non è più la felicità.

Qui si parla di sopravvivenza: tutto sta nel decidere se estrarre il coltello e morire dissanguati o tenerlo lì dov’è nella speranza che, con l’aiuto della fortuna, il coltello stia bloccando l’emorragia.

Volete un parere medico ufficiale? Il parere medico ufficiale è: tenetevi il coltello nella pancia. Davvero.

 

(Nick Hornby)