Archivio | dicembre, 2015

Una cultura bibliografica

18 Dic

Non ho mai pensato che per affrontare la vita bisognasse possedere una cultura bibliografica, perché l’unica cultura che conti davvero è quella che ti fa interagire con ciò che mangi, con la fame che hai, con chi ami, con chi odi, con i bisogni.

(Gianni Amelio)

Il frutto di un tentativo

17 Dic

Ma il coraggio è anche questo. La consapevolezza che l’insuccesso fosse comunque il frutto di un tentativo. Che talvolta è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai.

(Giorgio Faletti)

Quale libertà

16 Dic

Quale libertà ci può essere se l’obbedienza la si compra?

(Fedor Dostoevskij)

In una penombra

15 Dic

La fiducia, come ogni atto di amore, non si colloca né in piena luce né nelle tenebre, ma in una penombra.

(Fabrice Hadjadj)

Quanto si è profondamente stupidi

14 Dic

Mentre scrivo mi sento sempre perso, e solo.
Mi sento sempre un principiante, continuo ad imbattermi nelle stesse difficoltà, gli stessi vuoti, le stesse disperazioni.
Scrivendo si fanno così tanti errori, si cancellano così tante brutte idee e frasi sbagliate, si cestinano talmente tante pagine prive di interesse che alla fine uno capisce almeno una cosa: quanto si è profondamente stupidi.
Scrivere è un’occupazione che rende umili.

(Paul Auster)

Il venti per cento della gente

12 Dic

Il venti per cento della gente è comunque contraria a qualsiasi cosa.

(Robert Kennedy)

Non ne sai mai abbastanza

12 Dic

Io non porto mai rancore. E non confondo lo scontro con il confronto. Lo cerco. Ne ho bisogno. Il confronto mi aiuta a vivere e a sapere perché, come è noto, non ne sai mai abbastanza.

(Harvey Keitel)

Senza dare fastidio a nessuno

11 Dic

A che ci serve un uomo che ha passato tanto tempo a fare filosofia senza dare fastidio a nessuno?

(Diogene il Cinico)

Fotografia del 10 dicembre 2015 – Social Media Niente

10 Dic

Da oggi, anche pubblicamente, sono un Social Media Niente.
Sul mio prossimo biglietto da visita troverete scritto ‘comunicazione politica e pianificazione strategica’.

La decisione non è stata immediata e neanche particolarmente sofferta. Ci pensavo da tempo e sono arrivato alla fine del mio percorso di consapevolezza. I motivi sono tanti, provo qui a elencare i più significativi:

– Curare la comunicazione sui social media, sia sul piano strategico sia su quello gestionale, è un lavoro che oggi può essere fatto solo a tempo pieno. Se si seguono più ambiti di lavoro contemporaneamente, ed è il mio caso, il contributo intellettuale e operativo sui social cala rapidamente dal punto di vista qualitativo. Stare bene sui social media vuol dire studiare tutti i giorni (pensate a quante innovazioni vediamo quasi giornalmente su Facebook: se non le studi e le sperimenti perdi terreno rispetto ai tuoi competitor) e studiare tutti i giorni è un lusso che in questo momento – per fortuna, vuol dire che si lavora tanto – non mi posso permettere.

– Quando ho iniziato, nel 2007, eravamo davvero pochi e chi ha iniziato qualche anno fa si è sostanzialmente inventato la professione da zero. Ora l’offerta supera nettamente la domanda. Io soffro molto la competizione a livello professionale, a me piace cooperare e se devo sgomitare per le briciole preferisco lasciare il campo ad altri.

– Non ha senso fare in modo sufficiente un lavoro che in moltissimi oggi sanno fare meglio di me (anche all’interno di Proforma: sarà Daniele Magliocca ad avere il nuovo ruolo). Qualche anno fa poteva bastare una buona capacità di scrittura, doti relazionali, capacità di gestione di crisi e intuito. Ora tutto questo non è sufficiente. È molto utile saper utilizzare programmi di video e photo-editing (consiglio universale a tutti quelli che mi chiedono cosa fare per iniziare a fare questo lavoro: diventate discretamente bravi in photo e video editing e non limitatevi a corsi in social media marketing) e io non ho alcuna competenza in queste discipline, né riuscirò a maturarle a breve – sempre per il solito piacevolissimo fastidio: si lavora tanto.

Continuerò a stare sui social media, a studiarli, ad analizzarli e a lavorarci su: non farlo sarebbe come smettere di fare comunicazione. Continuerò, insieme a Daniele, a scrivere le strategie di comunicazione sui social media per i nostri clienti. Continuerò a seguire più da vicino i social media per la politica, consapevole che la comunicazione politica richiede un lavoro specifico che coincide maggiormente con le competenze acquisite in questi anni in quella specifica nicchia professionale.

Se le particelle potessero pensare

10 Dic

Pensate a quanto sarebbe difficile la fisica se le particelle potessero pensare.

(Murray Gell-Mann)