Archivio | gennaio, 2011

Testa alta

21 Gen

La libertà non consiste nell’avere un buon padrone, ma nel non averne affatto.

 

(Cicerone)

L’eterno ritorno dell’uguale

20 Gen

Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse.

(Silvio Berlusconi, 4 aprile 2006)

L’ape e il rubacuori

20 Gen

Le donne son venute in eccellenza di ciascun’arte ove hanno posto cura.

 

(Ludovico Ariosto)

Egemonia culturale italiana contemporanea (2)

19 Gen

Il denaro è l’equivalente generale di tutte le merci.

 

(Karl Marx)

POP – You can dance

19 Gen

Chilly Gonzales – you can dance

 

Egemonia culturale italiana contemporanea (1)

19 Gen

Il denaro riduce qualsiasi valore qualitativo ad una base quantitativa.

 

(Georg Simmel)

Giorni da consegnare alla storia d’Italia

18 Gen

Io sono la realtà, voi siete la fiction.

 

(Cetto La Qualunque)

Un po’, mi mancherete

18 Gen

Noemi è la pupilla di Silvio, ma io sono il culo.

 

(Karima el Mahroug, in arte Ruby)

800 anni di stasi

18 Gen

Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!

 

(Dante Alighieri)

Avanti Pop – gennaio 2011

17 Gen

Ellie Goulding – your song

 

 

Sono un grande sostenitore della causa della bionda cantante inglese. L’album d’esordio, “Lights”, ha ricevuto giudizi assai contrastanti. C’è che riteneva che l’iperproduzione di Starsmith avesse restituito un lavoro di plastica, senz’anima, e chi invece ha apprezzato un folk elettronico molto venato di pop e carico di talento (la scuola di pensiero che gli ha assegnato un Brit Award). Nel dubbio, Ellie Goulding prende un supermegaclassico di Elton John, così standard da essere pericolosissimo, canta senza effetti e senza fronzoli e mette il punto esclamativo. Al 99,9%, la canzone di questo inverno.

Martin Solveig – Hello

 

 

La Francia è Daft Punk, la Francia è David Guetta, la Francia è Justice, la Francia è Etienne de Crecy, la Francia è Bob Sinclar, la Francia è Martin Solveig. Negli ultimi dieci anni i cugini transalpini hanno messo su una squadra danzereccia invidiabile e hanno sostanzialmente soppiantato la scuola italiana che negli anni ’90 faceva scuola in tutto il mondo. Il trucco è sempre lo stesso, farsi contaminarsi: chi dalla techno, chi dall’house, chi dal repertorio anni ’70, chi dal pop come in questo brano di Solveig, prodotto da Sinclar, ambientato a Roland Garros, cantato con Dragonette. Allez.

Fabri Fibra – tranne te

 

 

È in grandissima forma. Molto probabilmente non vi piacerà, non è quello degli esordi, è diventato commerciale, si è montato la testa. Non mi interessa. Fibra è un’espressione positiva dell’Italia. Paracula, ipercritica, che usa i soldi e le multinazionali per far passare un messaggio distruttivo verso quel sistema (e non ne è né schiavo né complice). Lo dimostra, se ce ne fosse bisogno, il video di “Tranne Te”, secondo singolo da “Controcultura”. Dati sull’economia musicale e sugli effetti della Rete sull’industria culturale sparati come se fossimo su Wired. Molto probabilmente non vi piacerà, ma abbiate il suo coraggio.

 

Duck Sauce – Barbra Streisand

 

Questo brano non è per nulla nuovo. Gira da più di sei mesi, e non invecchia mai. Un tormentone di uno che se intende, Armand van Helden, che si trasforma in paperotto ed evoca la regina della musica americana (e vanta innumerevoli tentativi di imitazione: cercate “Duck Sauce – Barbara D’Urso” su Youtube) come feticcio. Il successo di questi brani ben al di là del limite del trash è testimoniato dalla presenza di questo brano, a tutto volume, nelle automobili 50, quelle che puoi guidare anche senza patente (perché la patente, forse non ce l’hai più).

 

Cee-Lo – F*** You

 

 

Lo chiamavano il “filone”. Cee-Lo Green, vecchia volpe del soul americano, caduto nell’anonimato ma salvato da Re Mida Danger Mouse nel progetto Gnarls Barkley e protagonista di un piccolo classico contemporaneo con l’acuto di “Crazy”, torna in auge e sforna un album che è chiaramente un piccolo esperimento in laboratorio. Il primo singolo, con le sue infinite declinazioni (quella clean si chiama “Forget You”, per gli americani delicati di stomaco), è primo in tutto il mondo. Fra tre mesi non ce ne ricorderemo, ma tant’è.