Archivio | marzo, 2013

Ragioni non sufficienti

19 Mar

I pescatori sanno che il mare è pericoloso e le tempeste terribili, ma non hanno mai considerato quei pericoli ragioni sufficienti per rimanere a terra.

(Vincent van Gogh)

Che sollievo non avere niente da dire

19 Mar

Il problema non è più consentire alle persone di esprimersi, ma fornire piccoli intervalli di solitudine e silenzio in cui possano infine trovare qualcosa da dire. Le forze repressive non impediscono alle persone di esprimersi, ma piuttosto le costringono a farlo.
Che sollievo non avere niente da dire, avere il diritto di non dire niente, solo in questo modo abbiamo la possibilità di incorniciare il non comune, l’eccezionale perfino, la cosa che possa valere la pena di essere detta.

(Gilles Deleuze)

Vie lunghe e complicate

18 Mar

Amerigo, lui, aveva imparato che in politica i cambiamenti avvengono per vie lunghe e complicate, e non c’è da aspettarseli da un giorno all’altro, come per un giro di fortuna; anche per lui, come per tanti, farsi un’esperienza aveva voluto dire diventare un poco pessimista. D’altro canto, c’era sempre la morale che bisogna continuare a fare quanto si può, giorno per giorno; nella politica come in tutto il resto della vita, per chi non è un balordo, contano quei due principi lì: non farsi mai troppe illusioni e non smettere di credere che ogni cosa che fai potrà servire.

(Italo Calvino)

Le parole

18 Mar

Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno.

(José Saramago)

Più santi che nicchie

18 Mar

La malattia del nostro tempo è la superiorità. Ci sono più santi che nicchie.

(Honoré de Balzac)

Uno vale due

17 Mar

Se due individui sono sempre d’accordo su tutto, vi posso assicurare che uno dei due pensa per entrambi.

(Sigmund Freud)

Legislatura costituente

15 Mar

In uno Stato corrotto si fanno moltissime leggi.

(Tacito)

Fotografia del 15 marzo 2013 – Fedora

15 Mar

fedora

 

Ieri sera sono tornato a casa a tutta velocità. Era successo anche due e tre sere fa.

Andavo forte, ma mai così forte quanto Pelè, il nostro gatto nero di casa, alla vista di un boxer con il volto da cucciola e le fattezze di un cane che iniziava a diventare grande. Scese dalla rampa di scale della nostra casa di Valenzano, in cui ci eravamo trasferiti da pochi mesi.

Era la primavera del 2003, papà aveva coronato il suo sogno di lasciare il centro città, andare lontano, nel silenzio, in uno spazio più grande e con il suo giardino. E ne stava coronando un altro: un Boxer. Fedora, sette mesi, la sua solita faccia da schiaffi e la coda che non si fermava mai, scese di corsa. Il gatto, terrorizzato, iniziò a saltare da una parte all’altra della tavernetta e poi scappò via.

Il volto di un boxer, all’inizio, ti disorienta. Non è bello in senso assoluto, per certi versi è persino minaccioso. Ma Fedora ci mise davvero poco a farsi amare, da noi come da Pelè. E noi ci mettemmo pochissimo a trovarla bellissima. Ho scoperto poi che i boxer (e Fedora non ha fatto eccezione) hanno spesso un carattere splendido, e lo hanno potuto scoprire tutte le persone che sono passate da me in questi anni.

Nel frattempo gli anni sono passati. Pelè è caduto durante una delle battaglie con gli altri gatti del circondario, dopo anni di felici scorribande. È seguito Romeo, morto avvelenato sempre al termine di qualche avventura fuori casa, poi Tequila, l’attuale gatto di casa Amenduni. Fedora ha dormito insieme a loro tante volte. Ha giocato, ci ha sporcato di fango, ha corso con me sotto la pioggia per pulirsi le zampette prima di rientrare.

Ha fatto numeri indimenticabili. Il più memorabile fu la scomparsa di un’orata, intera, coperta da un contenitore Tupperware. Il giorno dopo c’era tutto ed era tutto al suo posto. Mancava il pesce, mancavano le lische, mancava ogni traccia. Ci mettemmo dodici ore almeno prima di realizzare che era stata lei a compiere il furto perfetto. Ha masticato (per fortuna non ingoiato) un mio telefono cellulare, ha fatto tante volte la pipì in casa per protesta quando la famiglia Amenduni era fuori per più tempo di quanto lei potesse sopportare.

I boxer sono cani splendidi, ma con una sfortuna grande grande: hanno un’aspettativa di vita più bassa rispetto agli altri canni. Tra i 7 e i 9 anni. Fedora è invecchiata con calma, continuando a giocare fino all’ultimo, con i peli del volto che diventavano via via più bianchi, ha continuato a scappare da casa nostra per andare dai nonni a cercare i biscotti, ha continuato a buttarsi al sole per ore intere, soprattutto durante la primavera, ha continuato ad abbaiare quando sentiva il rumore del citofono (e a scodinzolare tutte le volte, tradendo le sue vere emozioni e smontando subito la sua immagine da cane arrabbiato). E ha continuato a chiedere di uscire ogni volta che mi vedeva. Ero la persona con cui trasgrediva le regole: quando c’ero io, lei sapeva che si poteva uscire più del solito a far la passeggiata fuori.

Nelle ultime 72 ore le sue condizioni fisiche erano precipitate. Non riusciva più ad alzarsi dalla cuccia, il respiro sempre più affannoso. Papà l’ha portata dal veterinario che gli ha detto quello che noi già sapevamo: Fedora stava per morire di vecchiaia. Non ha malattie traumatiche, ma non ha più molto tempo. Abbiamo rifiutato di sopprimerla ed è rimasta in casa, con noi, fino alla fine.

Ieri sera sono tornato a casa a tutta velocità. Appena sono arrivato ho buttato a terra lo zaino e sono sceso di corsa a vedere le sue condizioni. E il caso ha voluto che fossi lì, proprio lì, mentre succedeva. Immobile o quasi, Fedora ha iniziato a fare la pipì addosso. Ho chiamato di corsa mamma e papà per avvisarli. Ci siamo messi tutti e tre lì, a vegliare. Io sarei rimasto lì per tutta la notte se fosse stato necessario. L’agonia, però, è durata pochi minuti. Fedora è morta poco dopo, perdendo sangue dalla bocca. Io e papà l’abbiamo spostata e abbiamo portato il corpo su in giardino. Oggi la seppeliranno, non so bene dove. E poi ci siamo fatti, tutti e tre, (mi scuso per l’espressione dialettale, ma non ne trovo una più efficace) una capa di pianti.

Una capa di pianti per fortuna serena. Fedora è morta naturalmente, di vecchiaia. E abbiamo anche sorriso pensando alla sua ultima scorribanda. 400 grammi di formaggio, rubati dal frigorifero nemmeno una settimana fa, con la complicità del gatto.

Fedora è andata via lasciandomi un unico cruccio: il suo tremendo mal d’auto (vomitava dopo 100 metri di viaggio, sempre) mi ha impedito di camminare con lei per le vie di Bari. Io avrei tanto voluto, perché ero tanto contento che Fedora fosse nella mia vita. Ciao piccola mia.

Alleati

15 Mar

Metà di me non sopporta l’altra. E cerca alleati.

(Gesualdo Bufalino)

Cavallo a dondolo

13 Mar

Non confondere movimento e progresso.
Un cavallo a dondolo continua a muoversi ma non fa nessun progresso.

(Alfred A. Montapert)