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Il mio 2011 in una frase

1 Gen

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

 

(Ernesto Che Guevara)

POP – Le 10 del 10

31 Dic

10. Malika Ayane – mille


9. Vampire Weekend – holiday


8. Fabri Fibra – vip in trip


7. Jamie Woon – night air

 

6. Caribou – Odessa

 

5. Skream feat. La Roux – finally


4. Boyz Noise – yeah


3. Ellie Goulding – your song

 

2. Magnetic Man –

Perfect Stranger (live at Maida Vale)


1. Laura Marling – (no) hope in air


Sono pur sempre una cacchetta

25 Giu

Se ho visto più lontano, è perchè stavo sulle spalle dei giganti.

(Isaac Newton)

Dopo tutto.

7 Apr
All I know is I cannot pretend
I'm sitting on the outside again
I've got the energy to blend
So I'm sitting on the outside again

Ho dato. Tutto. L’anima, il cuore, la passione, l’illusione, gli ideali, pezzi di vita che tutti gli altri tengono per sè.

Ho avuto. Molto meno di quello che ho dato. Colpa mia, dovevo dare di meno. Ma il mondo si cambia solo se qualcuno si mette davanti a tirare il carro con le pecore.

Ho perso. Occasioni, raggi di sole, feste, la vita dei ventenni, amici, tempo a litigare, tempo a ripensarci, salute, ore di sonno, ore di svago.

Ho vinto. Tre elezioni in un anno. Non da solo e non per merito mio, ci mancherebbe. Ma un po’ di me c’è in tutte e tre le vicende, così diverse, così eterogenee e così inutili se penso allo strapotere berlusconiano in Italia. Ho vinto un po’ di stima e di credibilità. Ho vinto molti limiti psico-fisici, ho vinto resistenze, ho battuto alcuni dei miei lati peggiori.

Ho salvato tutto il resto. Ho cercato tutti i giorni, nonostante la guerra attorno a me, di essere un buon fidanzato, un amico affidabile, un figlio-modello, un lavoratore-modello, un giovane-modello. Io, che per ovvi limiti estetico/caratteriali, modello non lo sarò mai.

Qualcuno ha provato ad aggrapparsi a questo mondo che mi sono costruito da solo, spesso dal nulla, spesso ricavando nulla, altre volte aprendo scenari così belli che non li so nemmeno descrivere, così incredibili che non li ho ancora del tutto compresi.


These people are really weird
And they're giving me the fear
Just because you know my name
Doesn't mean you know my game
All of us are in your face
And whisper I'm in the wrong place
Is there more to lose than gain
If I go on my own again, on my own again

Sì, ho avuto paura.

In pubblico ho fatto finta di niente. Non ho parlato, come sempre succede quando ho qualcosa da dire. Come spesso succede quando sono arrabbiato. Quando hanno iniziato a raccontarmi una storia impossibile, quando hanno iniziato a dirmi che ci poteva stare, che era tutto lecito, che tutto in fondo è lecito, perchè (questo non me lo dicevano, ma è l’implicito e pericoloso senso dell’insegnamento che proprio non ho mandato giù) comanda il denaro, perchè bisogna fare carriera, perchè certe occasioni non passano più.

Non ascoltateli. Non credete a nessuno di quelli che vanno portando questo credo in giro per le città. Sono porcherie d’altri tempi, giustificazioni della perdita di ogni riferimento morale e ideale, della mercificazione dei sentimenti, dei rapporti umani.

Quando le scelte degli amici, di qualunque natura esse siano, vanno contro la tua vita, le tue cose; quando sono scelte consapevoli, quando non sono scelte indispensabili, quelle persone ti stanno dicendo una cosa sola:

Di te, io me ne frego.

(e sai che ti dico? Mi stai pure un po’ sul cazzo)

è giunto il momento di tornare da soli, on my own again. Perchè c’è più da perdere che da guadagnare se io me ne sto da solo, e ve ne accorgerete presto.

Hanno provato a vendersi un’immagine indotta, per buona parte dal mio lavoro, e ci sono perfettamente riusciti. A dimostrazione che il committente, se possibile, è stato ancora più stupido di chi ha deciso di porre una moratoria su se stesso.

La cosa più importante del mio lavoro di questi mesi, la prima vera e sicura sintesi degli sbattimenti chiamati EmiLab, primarie 1 (PD Nazionale), primarie 2 (Vendola 2010), Fabbrica di Nichi è che adesso li conosco tutti. Uno ad uno. E se avete occhio li conoscete anche voi lettori. Ci conosciamo tutti ora, almeno a Bari. Ognuno ha pesato ognuno. Ci possiamo guardare tutti negli occhi.

Ognuno ha un cartellino col prezzo, me compreso. Ognuno ha i propri parametri di fedeltà, coerenza, gestione dello stress, creatività, lavoro di gruppo, disponibilità al sacrificio, leadership. Avete voluto il mercato libero? Avete voluto spezzare il vincolo di fiducia che è alla base di tutte le comunità sane? Ecco a voi il risultato. Esattamente ciò che avete chiesto agendo.

People are connecting, don't know what to say
I'm good at protecting what they want to take
Spilt the milk at breakfast, hit me double hard
And I grinned at you softly
Because I'm a f@#king wild card

Ho terminato col mestiere di capopopolo, non ho più le forze e gli stimoli per farlo.

Ritornerò a esercitare quella sana tendenza all’antisocialità e all’autismo che mia madre, da piccolo, era convinta mi bloccasse lì, davanti ai videogiochi, incapace di sperimentare relazioni sociali credibili. Mia madre aveva ragione, io ero quello lì. Non so cosa mi sia successo per tutti questi anni. Forse dovevo provare, da bravo amante della ricerca sperimentale.

Ho fatto il giro sulla giostra, sono stato per anni quello che stava in mezzo a tutto, quello che faceva tutto, quello che parlava con tutti, usciva con tutti. Piano piano mi sono messo da parte, ora il processo è completo.

Grazie a molti di voi.

Posso dire senza timore di smentita che il 99,5% delle relazioni stabilite tra gli esseri umani sono superflue e superficiali.

Quindi la statistica (e il buon senso. Fate una riflessione: tra tutte le persone che avete conosciuto nella vostra vita, quante vi sono rimaste sempre e incondizionatamente affianco?) ci dice di non sprecare tempo con la socievolezza.  E di destinare tutto il tempo a quello 0,5% che ne rimane, difendendolo con le unghie e con i denti.

Non sparirò, farò la fottuta wild card. Non so stare senza voler bene alle persone, non so stare senza pensare di poter far stare meglio le persone che mi circondano. Tutte, anche quelle che tentano di incularci ogni giorno.

ps1. il “voi” a cui mi riferisco non ha nomi e cognomi particolari. È il frutto di un ragionamento che è cresciuto negli anni e che, a causa delle circostanze, ha conosciuto un’improvvisa e sacrosanta accelerazione. Chiunque si sentisse chiamato in causa, probabilmente ha ragione nel farlo.

ps2. le quote sono di Marina and the Diamonds, la canzone è “The outsider”.

Domenica 24 gennaio – tutti gli aggiornamenti di stato che non ho scritto

25 Gen

Dino Amenduni

arriva a 73.

è in Bulgaria.

ha fatto solo metà del dovere suo.

pensa che Nichi Vendola e Josè Mourinho siano due chiavici.

trova molto più piacevole godere delle gioie della vita insieme alla propria donna.

non ascolterà più nessuna lezione di politica da soggetti tesserati nei partiti.

pensa che Facebook sia inutile.

(potrebbero esserci aggiornamenti)

Nero su bianco Natale 2009

23 Dic
Il post natalizio della coppia Amenduni-Masciopinto. Inverto l’ordine dei colori della consorte (il suo post è su http://mursie.wordpress.com/2009/12/23/nero-su-bianco-natale-2009/). Il risultato, invece, non cambia :)

Non sembro felice.

Stanno provando a levarci anche il Natale, a buttarlo in caciara.
So che sto scrivendo a un pubblico, ma prima di tutto parlo con Te, con la persona che più di tante altre ha a cuore il valore di questa festa e che soffre nel vedere la corsa al regalo, al consumismo, al lavaggio collettivo del senso di colpa.

Alla tradizione post-fordista e pre-psicotica del Dicembre occidentale, quest’anno si aggiunge anche una sorta di catarsi al negativo.
Attorno a noi vedo un altro delirio, quello dell’attualità. E penso.

Penso che dovrei iniziare a preoccuparmi, perché, volendo banalizzare, “ci stanno togliendo tutto”. Le energie, la voglia di aiutare gli altri, il futuro, la coscienza, la decisione. Anche le illusioni.
Tutto.

E’ vero, forse ci stanno togliendo tutto, ci stanno dicendo di farci i cazzi nostri, di essere individualisti. E ce lo stanno dicendo in tanti. I politici, i nostri simili, i genitori, i professori, gli amici, i nemici.
Tutti ci dicono tutto. Non si capisce più niente.

E invece lo sono.

Nella pratica, invece, quella catarsi negativa è energia che si libera, che finalmente confluisce e va nel posto dove deve stare.

Ci stiamo riappropriando di una dimensione nostra, solo nostra. Ci stiamo impegnando nella costruzione di una casa, di un focolare, di un progetto.

Sto imparando a dire no. A farmi rispettare, e quindi a rispettare te. A riconoscere la cattiveria, e a dividerla dal resto dei sentimenti umani.
Sto scoprendo quanto piccolo e fragile io possa essere.

Nello svalutare il prossimo, lo sto rivalutando. Nello scoprire quanto merda è, capisco anche che è furbo molto più di me.

E’ vero, forse ci stanno togliendo tutto. Ma ci stanno togliendo le cose inutili. Quelle zavorre che ci portavamo addosso, che ci appesantivano il cammino in cambio di un’illusione di inattaccabilità.

Ora sono nudo, bagnato, debole. Rischio. Ma se sono attaccato, ora posso correre. Non perdo tempo in cose stupide. Riuscirò ad imparare a godermi il sole, il vento, la noia. Sentimenti umani e splendidi, che temevo di non saper più riconoscere.

Non ci sarà mai più un anno così, perché questo ha avuto elementi irripetibili.

E se questo finale potrebbe essere l’inizio della fine di mondi paralleli, a noi così vicini quanto irrimediabilmente in allontanamento, a me puzza tanto di miracolo finale, che lo completa e lo consegna alla nostra, meravigliosa, storia.

È passato un anno da Nero su bianco Natale 2008. Avevamo parlato ognuno della propria percezione di questa festività, di questo periodo, di questo stato dell’anima.

Ora è cambiato tutto. Tu puoi parlare del mio Natale, io posso parlare del tuo e siamo certi di non sbagliare, conosciamo esattamente i sentimenti che non appartengono a noi stessi ma al Noi nell’altro.

Parafrasando il tema della puntata natalizia di Cose dell’altro mondo (si, perché quest’anno Noi abbiamo un progetto nostro, un microfono e due cuffie) nel 2009 la terra è stata piatta: nessun  grande evento nel mondo, nessuno sconvolgimento, nessuna scoperta, niente di eclatante ed emozionante che coinvolgesse almeno un quinto degli abitanti di questo pianeta.

Quest’anno passato la terra ci è sembrata, piuttosto, Italiacentrica, Baricentrica magari.

Una sfida enorme, l’appuntamento elettorale. La tua, la vostra determinazione. La mia passionalità sempre di traverso. La vittoria, la tua soddisfazione, quella di tutti. E poi

i successi personali, i successi del gruppo, i giornali, le interviste, le foto, i servizi tv, gli opinion leaders, gli opinion makers, le pizze e i caffè, le cene e i concerti, le offerte di lavoro, le scelte importanti, gli esami che non finiscono mai, il mare, le ore in macchina, i concerti, il mare, gli amici che contano. Il successo.

Nel bilancio dei sentimenti e delle sensazioni, non si sa perché, ci siamo scambiati il ruolo. Io mi porto dentro cartoline meravigliose, colorate e che profumano di pizza ben cotta. Tu insegnamenti per il futuro.

La magia che tu chiami miracolo è che insieme abbiamo raccolto il meglio da quest’anno, persino da questi giorni di inculate e indecisioni, smentite e proclami. Indifferenti, stiano tranquilli ai piani alti, non lo saremo mai, al massimo diventeremo più prudenti. Sicuramente più forti.

I mattoncini crescono in numero e un cartone animato ci canta che non importa quello che vuoi, ma ciò di cui hai bisogno. Buon Natale, qualsiasi cosa sia, Signor D.

Non c’è più fila davanti a Vuitton e ne sono intristita.

EmiLab – mi (s)bilancio

10 Lug

Dovevo scrivere questo post un mese fa.

Poi mi hanno detto che per 700 voti mancanti dovevo lavorare altri 14 giorni. E così ho aspettato.

Poi abbiamo vinto 60 a 40, e festeggiare era importante, troppo importante. E così ho aspettato.

Poi mi sono reso conto che la gestione di una vittoria è ben più complessa della gestione di una sconfitta, in termini di ambizioni, aspettative, desiderio di riconoscimento, depressione post-elettorale, ansia, sindrome da abbandono, paura che siamo stati tutti spremuti, usati, gettati.Una paura che mi è stato chiesto di placare pur non avendone i mezzi.

E così, ho aspettato. Fino ad ora. Consapevole che quello che scrivo potrebbe avere effetti collaterali anche gravi, e che intorno a me non leggo persone influenti sbilanciarsi, e credo che non lo facciano perchè non conviene farlo. Io scrivo lo stesso. Magari divento non influente. Magari mi fanno fuori. E sarebbe anche ora.

Dino

Ho vinto la campagna elettorale.

Emiliano è il primo sindaco in Italia su Facebook. Tutti parlano di EmiLab. Anche Michele, che per mesi non ha mai manifestato il minimo segnale di approvazione per ciò che facevo (“perdi tempo ai pc”, “sei uno scienziato”, “il mondo non si riduce alle comunità virtuali”), ha dovuto ammettere, il giorno in cui quel 60 percento si è manifestato, che “su Internet li abbiamo distrutti”.

Ho guadagnato meno di 3 euro all’ora. Ho dimenticato il sabato e la domenica. Per diversi mesi non sapevo cosa volesse dire dormire 8 ore. Mi è tornato l’amore di casa, dato che casa non so nemmeno più com’è fatta. Ho tenuto duro. Ho subìto attacchi personali. Ho dovuto non contraccambiare. In campagna elettorale non si fa la guerra ai tuoi amici.

Sono riuscito a mettere insieme tanti bravissimi ragazzi, tutti innamorati di una città che non sempre li saprà ricambiare. Ho dato speranza a una generazione che non aveva nemmeno più voglia di sentir parlare di futuro. L’ho fatto senza chiedere niente in cambio. Non mi aspettavo e non mi aspetto posti in Comune, stipendi milionari, favori personali. In verità, non mi aspetto nemmeno un qualche credito di riconoscenza. Ma capisco chi la pensa diversamente da me.

Ho dimostrato a me stesso che non c’è bisogno di andare via da Bari per fare ciò che si sogna. Ho dimostrato alla città di Bari che questo è possibile. Ho dimostrato a chi non vuole che certe cose siano possibili, che adesso converrà che si difendano da un’ondata di gente che non ha poltrone da dover riempire, ha molta fame e non vuole guardare in faccia a nessuno. E che non si commuoverà se dovrete essere travolti.

Ho saldato il mio debito di riconoscenza verso la mia città. Se mai dovessi lasciarla, non sarà per vigliaccheria o per convinzione che Bari non sia in grado di offrirmi ciò che voglio, ma solo per crescere. Voglio invecchiare a Bari. La voglio migliorare. Voglio che quello che sta succedendo in Puglia possa servire a tutta l’Italia. Ci vorranno vent’anni di lavoro, sempre così, sempre sotto lo schiaffo. Di notte, di giorno, dritti, storti.

I soldi non ci saranno quasi mai. Si tratterà di non perdere la testa, di non lavorare per i soldi ma per una comunità, per i nostri sogni. Sì, lo so che è un concetto abusato, lo so che c’è stato il ’68 e mo stanno tutti sulle barche, lo so che dopo Emiliano nel 2004 e Vendola nel 2005 dico cose che sono poco credibili. Lo so. Pensate che mi scoraggi?

Perderò molti amici, altri ne troverò. Difficile che ne ritrovi qualcuno: sarò sempre diffidente verso i cavalli di ritorno. Chi ha deciso che non valevo un cazzo, si dovrà pentire. Chi mi ha tradito, ha già deciso.

Spero che la mia donna possa sempre capirmi, sostenermi, aiutarmi. Spero che la mia donna possa credere che la mia priorità non sarà mai il lavoro, per quanto non ho nessuna intenzione di rinunciare ai miei progetti. Io, però, dovrò sempre meritarmi questo credito di fiducia e dovrò sempre baciare la terra se la mia donna sarà così leale con me.

Sono diventato sociopatico. Le relazioni individuali che ho dovuto gestire sono state troppe. Ora amo i gruppi ristretti, le conversazioni fitte, che non parlino di cose inutili. Mi piace costruire, il gossip mi ha sfasciato i coglioni. Quello su di me non lo immagino nemmeno. Mi sono abituato alla sovraesposizione mediatica, molto meno al fatto che la gente spesso faccia finta di dimenticarsi che ho 25 anni, come loro, che mi guardano, e chiedono. Sempre.

EmiLab è il futuro

Diventerò molto più duro e molto più severo di quanto non lo sia mai stato. Ora conosco Bari in ogni angolo. Conosco la mia generazione. Conosco chi mi sta vicino. Uno ad uno. So il valore di ognuno. So quanto ognuno dei ragazzi vale  oggi, so quanto può valere domani. So come posso motivarli. Conosco le loro paure. Conosco chi cercherà di perdere sempre per paura di vincere. Saprò distinguere chi vende fumo da chi sa lavorare, perchè vi ho guardato, vi ho guardato tutti, negli occhi.

Avrò sempre paura della rabbia delle persone, del sentimento di vendetta, dei comportamenti mossi dalla paura, dell’ingordigia, dell’egoismo, del fatto che non a tutti interessa mettere il gruppo davanti alle proprie motivazioni. Avrò paura dei soldi nella misura in cui i soldi possono dividerci, in cui i soldi diventano il motivo per stare insieme, in cui i soldi ti fanno perdere i treni. Se sto dove sto, è perchè dei soldi me ne sono sempre fottuto. Se volete un insegnamento dal vostro “capo”, prendetevi questo.

Ora sono volontario, come tutti. E mi impegnerò come tutti. Non un briciolo di più. Non voglio comandare, non per tutta la vita, non senza mandato. In questi mesi l’ho fatto perchè era giusto così. Ho imparato a fare il capo, non so se sarò mai un leader, non sono carismatico, non so dare ordini. Temo che a nessuno sia interessato davvero il mio pensiero, ascoltarlo, farne tesoro. Serviva una guida, non un’opinione di un amico. Serviva uno che risolve i problemi, uno che ti da il contatto, che ti gira il lavoro, che sta in ufficio a qualsiasi ora. Dimostratemi che mi stavo sbagliando.

Farò di tutto perchè tutti possano trovare una ragione per stare insieme. Ma non inseguirò nessuno, più nessuno. Voglio che il gruppo si espanda, voglio che abbia il coraggio di mettersi di traverso, voglio che abbia il coraggio di morire di fame, voglio che sappia arricchirsi con furbizia e senza prevaricare nessuno. Voglio la cattiveria nei confronti di chi pensa di poterci sfruttare. Voglio sputtanare tutti quelli che lavorano male. Voglio che EmiLab abbia il coraggio di darsi un nome nuovo ed un volto ancora più nuovo. Voglio essere il primo in Italia a fare qualcosa, ancora una volta, stavolta non da solo.

Voglio che tutti la pensino così. Voglio che chi non la pensa così abbia il coraggio di dirmelo in faccia. Voglio che chi non sta bene con me me lo dica, e che mi mandi a fanculo se è necessario. Voglio sapere se sono un invasato. Voglio che chi lavora decide, e chi non lavora abbia rispetto per il lavoro degli altri e non pontifichi. Voglio che tutti siano riconoscenti con tutti per quello che abbiamo fatto. Perchè se non ci fossimo stati noi, adesso non staremmo nemmeno a parlare di futuro.

Sono tra i più bravi tra i 150-200 ragazzi che con alterne vicende si sono affacciati a questa esperienza. Per alcuni è durata 10 minuti, per altri un mese, per altri 6, per altri durerà per tutta la vita. Troppo spesso ho visto persone togliere il disturbo senza nemmeno dire ciao, senza nemmeno lamentarsi, senza nemmeno spiegare e spiegarsi. Questa è maleducazione, non è essere delusi.

Ho visto troppa gente criticare senza contenuti. Ho visto un gruppo capace di fare cose strepitose in 10 minuti. Ora voglio vedere solo la seconda parte.

Dino ->

Non lavorerò per nessuna persona o azienda che mi vincolerà a sè.

Non sarò socio di nessuna società fino a quando il mio amore per il mondo non farà spazio all’amore per la stabilità, magari per un figlio, per qualcosa che mi porterà a diventare meno nomade mentalmente. Se qualche EmiLabbo vuole fondare corporazioni o gruppi ristretti, non ci sarò mai. Nella misura in cui il gruppo sarà leale con me. E se non sarà leale con me, me ne andrò. Spiegando per filo e per segno.

Non lavorerò in esclusiva per nessuno. Voglio fare 5 o 6 lavori contemporaneamente, e tenermi libero di prendermi un anno sabbatico o di andare a mare di lunedì pomeriggio o di mercoledì, al tramonto, giusto per andare a fare l’amore in qualche caletta mentre le zanzare ti succhiano pure il midollo.

Voglio che la gente rispetti il mio, il nostro lavoro. Voglio i preventivi controfirmati. Voglio sudare e voglio fare tardi la sera. Voglio mangiare in modo irregolare, accontentarmi delle patatine al Gabbiano ma voglio anche finire dentro ad un ristorante stellato Michelin. Voglio tenere i bermuda e le t-shirt anche davanti ai grandi del mondo.

Voglio che la gente torni ad avere speranza, voglio uccidere il qualunquismo, voglio che tutti noi ci rendiamo conto che il mondo, le masse, le grandi questioni che ci regolano, dipendono sempre e solo dalle attitudini psicologiche di ciascuno di noi. E che, quindi, saper gestire il mondo vuol dire saper gestire i sogni di ognuno.

Voglio lavorare gratis per le cose in cui credo, anche per tutta la vita se necessario. I soldi bastano per campare, con una Porsche non credo di poter cambiare il mondo, al massimo posso trascinarmi più velocemente da un posto all’altro.

Mi fanno vomitare i discorsi arrivisti, anche di chi, tra di noi, batte cassa. La gavetta è una cosa seria, amici miei. Lavoro gratis da sempre o quasi, e quando non lavoro gratis lavoro sottopagato. Non mi sono mai lamentato, e non mi lamenterò mai.  Se si vuole cambiare il mondo si dovrebbe ragionare così, se si vuole cambiare solo la propria vita, è giusto lamentarsi.

Ora voglio chiudere qua, ma credo che scriverò ancora. Ho parlato tanto, ma la verità è che sono stato zitto per tutti questi mesi.

Le dieci canzoni della campagna elettorale

6 Giu

10.

AJ Rahman featuring Pussycat Dolls – Jai ho

9.

Vanessa da Mata featuring Ben Harper – Boa Sorte

8.

Barry White – you are my first, my last, my everything

7.

Green Day – know your enemy

6.

Prodigy – warriors dance

5.

Deadmau5 – i remember

4.

La Roux – in for the kill (Skream let’s ravey remix)

3.

Lily Allen – not fair

2.

Florence and the Machine – dog days are over

1.

Fabrizio D’Elia – Lascia che sia

http://www.myspace.com/fabriziodelia – Fabri, mettila su Youtube!

(potrei anche pensare di fare un bootleg, ho lasciato almeno un’altra decina di brani fuori)

(se mi mandate al ballottaggio vi faccio un EP)

è successo

15 Mar

Ho scoperto tanto tempo fa che Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman soffrivano di depressione.

Questa scoperta mi ha cambiato la vita.

Mi chiedevo come fosse possibile che i due attori più bravi, affascinanti, ammirati, pagati, richiesti d’Italia fossero depressi. Depressione clinica, non quella con cui ora siamo abituati a confrontarci, quella del “che hai oggi?” “Sono depresso”.

Quando sei depresso le tue relazioni umane più prossime sono fottute. Non hai l’energia per alzarti dal letto, non hai sentimenti, non riesci a farti coinvolgere da nulla.

E’ una roba durissima. E più la durezza è chiara, più la depressione è profonda, più la storia di Gassman e Tognazzi non mi quadrava.

Bè, io non sarò mai nemmeno il 5% di Gassman e Tognazzi, ma credo che dopo questa settimana sia evidente a tutti che EmiLab è un fatto molto grosso, forse più di quanto noi stessi abbiamo consapevolezza. Lo dico perchè c’è gente che viene a studiarci, a conoscerci. Gente di successo, gente che non ha bisogno di noi per avere una vita di successo.

Ma che evidentemente ha fiutato qualcosa. L’alba di una nuova classe dirigente, una buona idea organizzativa, un uso scientifico dei social network, nuove leve politiche, qualcuno a cui vendere (illudersi di vendere, meglio), qualcosa.

Così come Emilab, sale la mia popolarità (non ho detto stima, ho detto popolarità). Sempre più persone ci conoscono, sanno che io sono Dino Amenduni, sanno che ho quelle idee, quegli orari di lavoro, quelle abitudini alimentari, quella pizza. Che sono simpatico, antipatico, disponibile, un clamoroso stronzo, un arrivista e un sognatore. Uno sottopagato, uno con lo stipendio altissimo, uno che fa politica, uno che non è politico, un professionista, un inesperto. Un comunista, un fascista, uno figo, uno sfigato.

La popolarità (e non necessariamente la stima) è un indicatore di successo. Ecco, Dino Amenduni sta avendo successo nelle cose che fa. Come Tognazzi e Gassman, che forse avevano più stima addosso rispetto a me. Ancora più stima. Ma che non li ha salvati dalla depressione.

Perchè erano depressi? Semplice, perchè il successo, la popolarità, la stima, hanno svuotato la loro identità. Non potevano più essere Ugo e Vittorio, erano l’attore Ugo Tognazzi e l’attore Vittorio Gassman. Vivi finchè attori.

Poi, a casa loro, nel loro letto, si saranno sentiti nullità. Nessuno. Incapaci di aver prodotto una relazione umana pura. Consapevoli che tutti coloro che interagivano con loro non interagivano con la persona, ma con l’etichetta.

Questa scoperta mi cambierà la vita. Perchè ci sarà un livello di successo che non mi supererà mai, perchè il potere, la gloria, i soldi non mi rovineranno il cervello e la vita.

Perchè preferirò una vita modesta, senza eccessi, senza fretta, senza prendere tutto, senza mangiarmi il tempo che ho. Preferirò prendermi cura delle poche persone che se lo meritano. Proverò ad essere un bravo fidanzato, a prendermi cura di Maru. Cercherò di essere un amico affidabile, un collega di lavoro non assetato di status.

Forse non esploderò mai.

Ma sarò felice.

sbilancio della settimana

9 Mar

Titolo alternativo: bi-lancio della settimana

E sì, perchè lo scorso appuntamento settimanale l’ho saltato. L’ho saltato perchè mi sono ritrovato al martedì; ancora dovevo parlare della settimana precedente ed ero già infognato con la successiva.

O forse perchè gli ultimi 14 giorni dovevano essere vissuti come un blocco unico.

Passi da essere messo in mezzo su un forum perchè qualcuno, non si sa bene perchè, se per farsi bello (e contemporaneamente, perchè no, mostrare la sua cattiveria), o per ingenuità, rischia di mettere a repentaglio carriera mia e rapporti altrui, ad aver commosso tante persone, solo con un’idea e con il feroce lavoro quotidiano perchè sia vera, tangibile.

Passi dall’essere oggetto di scherno da parte di chi, probabilmente, non ha avuto quello che pensava di meritare e allora è meglio dare del venduto a chi, invece, prova a farcela senza lamentarsi del successo altrui nè biasimando l’insuccesso, a trovare di colpo il senso di tante tue scelte, in generale dei bivi presi, delle strade lasciate, di alcuni no inspiegabili solo apparentemente.

In ogni caso ho messo su il vaccino rapidamente. Quando parlano di te senza conoscerti, bene o male, poco importa, ti rendi conto che in ogni caso salirai sul cazzo a qualcuno senza motivo, o la gente ti vorrà bene (?), sempre senza motivo. E allorà converrà imparare a fottersene molto rapidamente, seppur con il massimo rispetto di tutte le opinioni dissenzienti dalla propria. E mi sono buttato a capofitto sul Giorno.

Il 6 marzo non ce lo leva nessuno.

Non ce lo leverà chi vuole utilizzarlo per tornaconto politico proprio. Chissà quanti diranno che “Emilab l’ho inventato io”. Chissà quanti, invece, mi attribuiranno il ruolo che ho.

Non ce lo leverà chi proverà a metterci dentro beghe personali, o come trampolino per attaccare Emiliano.

Non ce lo toglierà chi vorrebbe essere con noi, ma forse voleva essere chiamato in carta bollata, quando basterebbe presentarsi qua con un filo di umiltà, e sarebbe accolto come un re. Perchè qua stiamo facendo il bene di Bari, prima che il bene di Dino.

Nessuno potrà minimizzare le emozioni di tutti quelli che hanno deciso che a Bari bisogna dare una possibilità, in culo a chi dice che falliremo, che senza un consigliere comunale non siamo nessuno, che alla fine falliremo la battaglia della rappresentanza.

Chi parla senza sapere non merita molto tempo da parte di chi prova a voler bene proprio a quelle persone che parlano senza sapere.

Ma ora viene il bello. Il difficile.

La cosa più complicata, ve lo garantisco, è posare il giocattolo e lasciarlo a chi ne è ora proprietario. Smettere di fare il “boss” (qui c’è una campagna elettorale da vincere, mi perdonerete se per tre mesi mi preoccuperò anche di questo) e imparare a fidarsi ciecamente di chi ci ha messo l’entusiasmo, la testa, il cuore.

Di chi sembrava pronto, ma pronto da sempre. Di chi si aspettava una chiamata, ma senza tessere di partito, senza promesse, senza sognare senza basi. Perchè di quel mondo siamo stanchi un po’ tutti. Di quel mondo in cui la gente ti chiama quasi sempre perchè ha qualcosa da venderti, un favore da chiederti, una solitudine, spesso celata male e celata con rabbia e ansia, da placare.

Ora viene il difficile perchè abbiamo 149 aspettative individuali da intrecciare, da soddisfare. Paure da lenire. Emozioni da condividere, lavoro di gruppo da fare, denti da stringere e da far stringere, cattiverie da schivare, invidie da interpretare, ammirazione smodata da gestire.

Ora viene il difficile perchè ora il futuro non ha un nome e un cognome sicuro, non ha tappe prefissate (se non quelle dei singoli obiettivi da raggiungere). Ora, come non mai, il futuro siamo noi. E questa non è retorica, perchè qui ci sono delle fottute basi metodologiche, teoriche, pratiche, che nessuno mi riconoscerà mai.

Perchè io faccio politica da 30 anni

Perchè tu non hai esperienza

Perchè Emiliano, alla fine, è del PD e ti vuole fottere

Dite pure, fate pure, non avete ancora capito che questo gruppo nasce per bastarsi. Lavora per stare insieme. E basta.

Chiudo questo sfogo romantico rivolgendomi a tutti quelli che, ogni giorno, decidono di lasciare Bari perchè qui non c’è un cazzo da fare, non c’è lavoro, non ci sono prospettive.

E adesso cosa dite? E’ colpa di Bari, o della vostra incapacità di mettervi in gioco?

p.s. ok tutto, ok Bari rivoluzionata da un colpo di testa. Ma in questo momento la mia serata andrà meglio a causa di un SMS. Rassicurante. Scusatemi se ogni tanto uso il blog per farmi i cazzi miei.