I giornali oggi sono come le squadre di calcio: non conta più il nome che porti ma i giocatori che metti in campo.
(Stefano Feltri)
(Stefano Feltri)
(una fonte che, avendomi detto questa cosa in modo riservato, mantengo anonima)
(Leo Longanesi)
(Indro Montanelli, 1991, rifiutò così la proposta di Cossiga che lo voleva senatore a vita)
(Paolo Mieli)
Debora Billi commenta il mio post di qualche giorno fa sui criteri di misurazione della qualità di un post: (ecco il mio articolo originale)
Approfitto per commentare a mia volta, in particolare di approfondire il mio punto di vista su un paio di passaggi.
“Dino ripropone quella che è una vecchia teoria degli intellettuali di sinistra, ovvero che quando uno spettacolo, un libro o persino un post su Internet hanno un vasto successo ciò indichi bassa qualità.”
In realtà mi chiedevo se esistesse una correlazione tra successo e qualità. Storicamente questa correlazione non è mai stata considerata un indicatore oggettivo, e non mi pare sia una questione limitata al mondo della ‘sinistra’.
“Io ricordo invece il magnifico spettacolo teatrale di Marco Paolini sulla tragedia di Longarone. Trasmesso su RaiDue, ebbe un travolgente successo in termini di share e fu visto da milioni di telespettatori”
Gli spettatori sono stati circa tre milioni e mezzo, per uno share del 15% circa. La metà di una puntata media di Don Matteo, meno della metà dello share di programmi come “L’Arena”. Debora sarebbe pronta a sostenere che questi due programmi sono di qualità doppia rispetto al Vajont di Paolini?
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Il mio post serviva comunque a creare un dibattito sulla misurazione della qualità di un contenuto, specie online. Sarebbe bello sapere da Debora se lei è soddisfatta di indicatori esclusivamente quantitativi.
(Gore Vidal)
(Bertolt Brecht)
(Indro Montanelli)