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Opposti

4 Set

Mi è piaciuto molto lavorare. Mi è piaciuto anche non far nulla.
In primo luogo, mi è piaciuto partire, andare altrove, passeggiare, col naso in aria e le mani in tasca, per questo vasto mondo.
Il mondo mi ha sempre ispirato un duplice sentimento: di riserva che va fino al rifiuto, e di adesione prossima fino all’entusiasmo.
Cosa facciamo quaggiù? Quasi niente.
Cosa siamo? Assolutamente niente.
Questo quasi niente è quasi tutto. Questo assolutamente niente non ha limiti. Siamo vicinissimi al nulla e siamo troppo grandi per noi stessi.

(Jean d’Ormesson)

Fotografia del 3 settembre 2013 – 276 giorni

3 Set

Due settembre 2013. Otto giugno 2014.

L’anno scorso, di questi tempi, non potevo immaginare ciò che mi aspettava, perché non conoscevamo le scadenze, le date, gli impegni di lavoro, non sapevo quando sarei andato negli Stati Uniti. Non sapevo che avrei avuto tantissimo lavoro da smazzare. E quindi iniziavo con uno spirito molto diverso da quello di quest’anno.

Questa volta ho una data di inizio e una data di fine. E la consapevolezza, la certezza che lungo questi nove mesi e sei giorni sarò sempre in campagna elettorale. Anzi, in campagne elettorali. Bari, Europa, amministrative, Regionali, PD, forse congresso, forse politiche. Non so ancora cosa farò e se farò tutto, non so ancora quanto sarò dentro queste macchine, ma ho la certezza che qualcosa succederà.

L’agenda dice già che da qui a fine 2013 ho solo tre weekend liberi. Questa è la musica. E non è troppo diversa da quella della scorsa stagione. Non mi aspetto di viverla più facilmente, non ci sono i presupposti. In agenda non ci sono ancora viaggi all’estero: mi piacerebbe farne almeno uno (per lavoro, of course), ma se non dovesse accadere vorrà dire che gestirò le mie energie un pochino meglio.

Quando hai date certe puoi immaginare l’inizio e la fine. Puoi organizzare meglio il tuo tempo. Anche se è poco. Anche se non sai cosa ci sarà dentro. Anche se non conosci il percorso. Quindi sono contento di sapere che la prospettiva è questa. Sarà faticosa, ma non importa. Lavorare, di questi tempi, è sempre qualcosa che ti deve portare ad avere un atteggiamento positivo verso il mondo.

Metto su l’abito mentale del maratoneta. Serve salvare la gamba, serve regolarità. Niente eroismi, né cercati né involontari. Niente sforzi che non si possono reggere. Un altro anno come quello passato non lo reggo. Non lo reggo perché fisicamente non ce la faccio, perché mentalmente mi devo dare tregua.

Cambierò atteggiamento: basta prove di fatica. Serve fare un passo alla volta. Non esiste più l’angolo del riposo assoluto, non è mai esistito e ora ne sono perfettamente cosciente. Ecco perché, come già scrivevo ieri in questo blog, la mia testa deve provare a prendersi dieci minuti di ferie al giorno, tutti i giorni.

L’anno scorso, di questi tempi, scrivevo il mio buono proposito per la stagione 2012-2013: conservare quello che avevo. Restare fermi mentre il mondo (l’Italia in particolare) arretrava mi sembrava già un traguardo enorme. È andata meglio del previsto. Ho fatto un po’ di passi in avanti verso la mia utopia: vivere scrivendo, e scrivendo sereno, consapevole del fatto che le mie parole non causeranno danni a nessuno, se non (eventualmente) a me stesso. La chiamo utopia perché non credo di essere in grado di arrivarci, ma mi piace avere questa prospettiva di vita. Sono ancora molto lontano dall’obiettivo, ma sono un po’ più vicino rispetto a dodici mesi fa.

Proprio perché l’anno scorso è andata meglio di come immaginassi, voglio confermare il proposito: sarei molto contento di essere qui, fra un anno, nella stessa situazione di oggi. Niente di più e niente di meno. Coltivando la felicità nelle piccole cose piuttosto che cercando il grande numero, che forse non fa più nemmeno parte delle mie corde umane e professionali.

Ma se mi fermassi qui, a questo pacifico andare come ambizione, non vi racconterei tutta la verità. La verità è anche un’altra: a marzo arrivo a 30 anni. Quel tre mi fa abbastanza girare i coglioni. Farò pure la vita di un quarantenne (difficile smentirlo), ma dentro coltivo ancora l’ambizione di essere un ragazzo, di vivere da ragazzo. Quel tre ti inchioda. Ti costringe a guardarti allo specchio. Attorno a me si sposano, fanno figli, accendono mutui o sognano di fare tutto questo. Da queste parti si continua a parlare di massimi sistemi e si continua (sobriamente, come i tempi impongono) a sognare di lasciare un segno vero in questo mondo, di fare qualcosa di utile, davvero utile, nell’unica vita che ho: questa.

Ed è per questo che la stagione 2013-2014 mi vedrà in perenne tensione (niente di grave, è una tensione assai piacevole): da un lato, la ricerca disperata della normalità, la volontà immutata di fare il mio percorso verso quell’utopia, anche se non la dovessi raggiungere mai. Dall’altro, la consapevolezza che a 30 anni sei davvero diventato grande, o almeno questo è quello che pensa chi ti sta intorno.

Il secondo giorno di questa maratona sta per finire. Me ne mancano solo 274. Almeno 274.

Chiudo con Seamus Heaney, poeta e scrittore nordirlandese morto il 30 agosto. Non lo conoscevo fino a quando non ho letto che non c’era più. In questi giorni ho letto un po’ di sue poesie, la sua storia, l’importanza del suo pensiero per la sua Irlanda. E ho trovato una frase perfetta, soprattutto per questo tipo di post, di flussi di coscienza, che sono uno dei più profondi atti di egoismo che abbia mai concesso a me stesso.

“Ho sempre associato il momento dello scrivere con un momento di sollievo, di gioia, di inaspettata ricompensa.” 

Fotografia del 2 settembre 2013 – Dieci fotografie che riporto a casa dopo l’estate

2 Set

1. Cade definitivamente un grande mito con cui ho cercato di giustificare alcuni miei strappi lavorativi: “tanto ad agosto mi riposo, dormo, recupero”. La mia fantastica vita e il mio fantastico lavoro non prevedono momenti di tregua, fino a quando sarò così determinato a coltivare l’ambizione di far bene ciò che faccio. In fondo lo sapevo, l’estate scorsa avevo avuto le prime inequivocabili avvisaglie, ho voluto ignorarle da inguaribile ottimista. Non funziona. Ora è davvero ufficiale. Alzo bandiera bianca, con serena rassegnazione (più serena che rassegnazione) fino a nuove disposizioni.

2. Il punto 1 non poteva che essere in cima alla lista perché ha portato una serie di riflessioni a cascata. A differenza degli ultimi agosti, in cui andavo a cercare risposte esistenziali su me stesso, su quello che volessi fare da grande, sulle priorità della vita (sfruttando uno dei grandi lussi dell’estate: poter pensare), questa volta mi sono avvicinato alle vacanze con ambizioni molto più modeste: volevo stare bene con le persone giuste. Obiettivo raggiunto. Nel frattempo però ho realizzato cos’è, per me, il significato della parola “vacanza”. Contrariamente ai teorici del “stacco”, “spengo il cervello”, “non tocco Facebook per tre settimane” (ma perché, vi costringono durante il resto dell’anno?), le mie vacanze sono quei momenti, quelle ore, quei giorni in cui posso decidere liberamente come passare il mio tempo. Senza dover dar conto a nulla e a nessuno. Poter scegliere: queste sono le mie ferie. E dunque devo rimodulare la mia vita, cercando di andare in ferie qualche minuto al giorno, tutti i giorni della mia vita, evitando di confidare in qualche presunta ancora di salvezza temporalmente definita in momenti dell’anno in cui, peraltro, si suda da fermi.

3. Ma passiamo alle cose serie. Dopo almeno cinque anni ho fatto un bagno al mare con mamma e papà e mi sono divertito tantissimo. La cosa più bella, così bella che quasi mi metto a piangere qui davanti allo schermo nel raccontarvela, è che si sono messi a parlare di un libro che ho comprato e che non ho ancora iniziato a leggere. Si chiama “Dio non è grande”, di Christopher Hitchens. Papà non crede, io nemmeno, mamma sì. Ne è venuto fuori un dibattito stupendo, con papà che sottolineava la durezza degli argomenti di Hitch e mamma che ribadiva quanto quel libro fosse illuminante sulle grandi truffe delle religioni nel mondo, e quanto allo stesso tempo quella lettura così distruttiva rinforzasse la sua fede, invece che indebolirla. So di essere tremendamente fortunato ad avere una famiglia così e chiedo scusa se ogni tanto lo faccio emergere così tanto.

4. Non ho toccato la Playstation neanche quest’anno. Che merda. Autoinganno la mia deriva anzianoide pensando al videoproiettore a Villa Frisola per i Mondiali di calcio 2014 (sì, abbiamo rinnovato l’affitto fino al 31 agosto 2014. E io ho passato molte ore a spiegare a tutti gli ospiti quanto questo affitto mi abbia migliorato la vita)

5. Lo sport ufficiale dell’estate 2013? Le bocce, senza dubbio. Giocateci senza indugio. Pare che in Francia sia molto cool. E poi “la bocciofila” è “la casalinga di Voghera” di sinistra. (noi siamo stati post-ideologici e abbiamo comprato sia Chi che Vanity Fair, tutte le settimane). Se ci sono singoli o squadre che hanno paura a rivelare le loro passioni per il gioco delle bocce, sappiate che qui trovate massima apertura e condivisione affettiva.

6. Il volto degli ospiti, specie se extra-Puglia, che vengono da noi a pranzo o a cena e vengono letteralmente invasi di cibo esageratamente buono vale, da solo, la prospettiva di rifarlo con uguale passione e uguale mole inumana di antipasti anche nel 2014. A tal proposito, essendo io capace solo di mangiare e di guidare in direzione del supermercato, ringrazio vivamente tutti i miei coinquilini che hanno preparato la brace, lavato i piatti, sfornato muffin e pancake, fritto melanzane per la parmigiana, scelto con piacere l’Amaro dei Trulli come digestivo.

7. A tal proposito, certifico la vera nota dolente della stagione 2012-2013: ho preso tra i cinque e i sei chili, superando gli 80 chili per la prima volta nella mia vita. E la certifico mentre mangio taralli seduto alla scrivania, dopo aver saltato il pranzo. In questa descrizione c’è sia la domanda che la risposta, e persino un accenno di soluzione del problema. Servirà tanta disciplina.

8. Senza fare troppi giri di parole: il maestrale ha rotto il cazzo.

9. C’è una cosa positiva dell’essere tornati in città: oggi ho ascoltato la BBC in streaming e ho visto qualche video su Youtube senza avere l’ansia che i giga di traffico mensili del cellulare mi lasciassero a piedi da un momento all’altro.

10. Per chiudere: se mi dicessero che esiste un lavoro in cui si deve stare al computer, possibilmente a scrivere (e a studiare, sennò si scrivono cose stupidi o, peggio ancora, inutili), e si può fare in campagna per cinque mesi l’anno (diciamo maggio-ottobre), in cui si può non rispondere mai al telefono (in cambio della garanzia della risposta immediata alle mail), e in cui ci si può svegliare e andare a dormire quando si ha voglia (garantendo in cambio un carico di lavoro tra le 40 e le 50 ore settimanali) stringerei la mano a chi può farlo, complimentandosi con lui per l’ottima scelta.

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2 Set

Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.

(Jean Claude Izzo)

Settembre (è volgare)

1 Set

Cogli l’attimo
Vivi il momento
Ma non guardare il passato
Passato è triste
E volgare.

(Il Maestro Lee)

Gita domenicale

25 Ago

Che mi cerchino domani.
Oggi ho appuntamento con le rondini.

(Jorge Carrera Andrade)

Serie A (che vinca il migliore)

24 Ago

Che vinca il migliore? Ciò, speremo de no!

(Nereo Rocco)

Sorridi

23 Ago

Non essere triste: sorridi. Non contare gli anni che passano: sorridi. Non avere rimpianti: sorridi.

(Romano Battaglia)

Fesso

21 Ago

Che la vita non ti deve niente; che la sofferenza assume tante forme; che nessuno terrà mai a te quanto tua madre; che il cuore umano è un fesso.

(David Foster Wallace)

I cani

18 Ago

Ho imparato che è inutile protestare. Bisogna fare come i cani quando hanno una ferita.

(Enzo Ferrari)