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Legalize love

24 Set

L’essenza dell’America non è in quello che può essere fatto per noi, ma in quello che può essere fatto da noi.

 

 

(Barack Obama)

Mal di stagione

24 Set

Noi siamo gli infelici schiavi del nostro stomaco.

 

(Jerome Klapka Jerome)

Dio, Re, schiavo

20 Set

Crea come un dio, domina come un re, lavora come uno schiavo.

 

(Rob Brezny)

Fotografia del 18 settembre 2012 – Sei mesi

18 Set

Fra 180 giorni, sei mesi, la mia vita cambierà. I giorni potrebbero essere di meno, o un po’ di più. E il cambiamento potrebbe essere moderato o radicale, ma ci sarà. Sarà inevitabile. E, aggiungo io, liberatorio.

Si chiude un ciclo della mia vita. Forse se ne aprirà un altro. Difficile fare previsioni sul futuro. Difficile dire che potrò fare tutto ciò che ho in mente, e che ciò che ho in mente oggi sarà giusto domani. E sopratutto è difficile essere certi sul fatto che ciò che voglio fare oggi coincida con ciò che potrò e vorrò fare fra 24 settimane circa.

In questi giorni di fibrillazioni (politiche, economiche, sociali, di pensiero) sto mantenendo a fatica una certa disciplina. In troppi impazziscono per le imminenti elezioni. A sinistra vedo gente che ha convissuto senza mai sopportarsi quasi liberata, finalmente libera di insultare e insultarsi. La destra, giustamente, resta ferma. Tanto a menarci ci pensiamo noi.

Sono un interventista della comunicazione. ‘Ce ammene apprime ammene do volde’ (chi colpisce per primo lo fa due volte) è, per me, la regola aurea della dialettica nell’opinione pubblica. Ogni sera torno a casa e penso a tutto ciò che non ho detto. A tutto ciò che non ho scritto. A tutte le volte in cui mi sono morso la lingua.

Leggo tutti i giorni un sacco di stronzate, ma davvero tante. Non poter dire tutto quello che penso mi fa soffrire. Ma so che questo silenzio è giusto. E sorrido, perché fra sei mesi qualcosa cambierà. Cambierà per sempre.

Mi sto segnando tutto. Le parole, le analisi sbagliate, le opinioni personali travestite da analisi imparziali, le cattiverie gratuite. Sto segnando le frasi e soprattutto i nomi. Non vedo l’ora di sedermi dalla vostra parte. Sperando che dopo tanto scalciare possiate starci voi, al posto mio. Sarà divertente.

Sarà divertente scrivere tutto quello che mi pare sapendo che le mie parole potranno pesare di più perché percepite come finalmente libere, ma potranno anche pesare di meno perché non faranno danno a nessuno se non a me stesso. Sarà divertente poterlo fare senza alibi per i miei interlocutori, che non avranno più niente a cui appendermi per delegittimare ciò che dico. Sarà divertente confrontare le parole degli altri ai fatti degli altri, e i fatti degli altri a quelli miei.

Altri sei mesi. Poi mi diverto. Anzi, mi diverto ancora più di adesso.

Aerobica #1

18 Set

Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri.

 

(Alda Merini)

I sali

15 Set

La parola scritta può avere benefici effetti sulle società malate.

 

(Christopher Hitchens)

Retroguardia

12 Set

Odio la cultura di retroguardia. Non ha senso tornare indietro, le cose cambiano.

 

(Massimo Coppola)

Hurry

11 Set

Se è tutto sotto controllo vuol dire che non stai andando veloce abbastanza.

 

(Mario Andretti)

Fotografia del 10 settembre 2012 – Sette su sette

10 Set

Potrei avere paura.

È il mio primo viaggio di lavoro (e ora che ci penso, è il mio primo viaggio in assoluto) all’estero da solo.

Un viaggio, tra l’altro, non banale, in un posto non banale e in giornate non banali. Domani è 11 settembre, dopodomani sapremo se la Corte Costituzionale tedesca ritiene ammissibile il fondo salva-Stati. Sono anni che è sempre la settimana decisiva per il futuro dell’Euro, ma questa volta, forse, lo è un po’ di più. E avrò un osservatorio diverso per poterlo raccontare.

È la mia prima settimana di lavoro in cui sto fuori sette giorni su sette, dalle sei di stamattina alle nove di sera di domenica. Ci si muove tra sbalzi di temperatura (13 chili di valigia però sono troppi, lo so), tra sbalzi di contesti, di responsabilità.

Potrei avere paura degli accidenti che possono succedere quando in sette giorni si prendono quattro aerei e tre treni. Potrei avere paura di non capire la domanda posta dal mio interlocutore, specie quando dovesse essere molto più competente di me. Ma potrei avere persino paura di non sapere come chiedere la wireless in albergo, o come gestire la pur minima seccatura in un Paese, la Francia, di cui non conosco la lingua madre.

Potrei avere paura di essere scarsamente coperto durante la pioggia prevista per questi giorni. Potrei aver paura di scrivere cose banali. Potrei avere paura di aver scritto un paper inconsistente. Potrei aver paura di beccarmi la febbre. Se ti esponi rischi. E il rischio certe volte spaventa.

Potrei, ma non voglio. Se avessi paura non mi metterei alla prova. Se non mi mettessi alla prova non supererei i miei limiti. Se non superassi i miei limiti sarei ancora più provinciale di quanto già non lo sia.

Potrei emozionarmi, ma ho troppo sonno per poterlo fare.

Dunque vado. E basta.

I don’t care

10 Set

Non arriverai mai alla fine del viaggio, se ti fermi a lanciare un sasso a ogni cane che abbaia.

 

(Winston Churchill)