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Essere eretici

30 Apr

Vi auguro di essere eretici. Perché eresia dal greco – αἵρεσις, haìresis -significa “scelta”.
Eretica è la persona che sceglie, che esprime un giudizio autonomo. È colui che più che la verità, ama la ricerca della verità, ama la ricerca della verità e che comprende la verità sempre come ricerca e mai come possesso.
Per l’eretico la ricerca, la libertà, la verità, la responsabilità, sono inseparabili.
E allora siate eretici! Cioè con la capacità di scegliere. Di scegliere oggi, questo tempo, questi percorsi, nei volti dei poveri di oggi.
È un richiamo anche a cosa dice la nostra Costituzione, abbiamo un bisogno profondo di questo tipo di eresia. Dell’eresia dei fatti più che delle parole. È l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi, è l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità, dell’impegno.
Oggi è eretico chi mette la propria libertà, la propria professione al servizio degli altri. Chi impegna la propria libertà per chi ancora non l’ha.
È eretico chi non si accontenta dei saperi di seconda mano. Chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa. Chi crede solo che nel “noi” e non “l’io” possiamo trovare una realizzazione.
Eretico è chi si ribella al sonno della coscienza, chi non si rassegna alle ingiustizie, chi non pensa che la povertà sia una fatalità.
L’eretico è infine chi non cede al cinismo e all’indifferenza, che sono le malattie spirituali della nostra epoca.

(Don Luigi Ciotti)

In qualunque mestiere

31 Mag

In qualunque mestiere, in qualunque professione è bene tenere conto di questo: chi lavora egoisticamente non arriva a niente. Chi lavora altruisticamente se lo ritrova, il lavoro fatto.

(Eduardo De Filippo)

Imposta data e ora

1 Gen

In una società come la nostra, far bene la propria professione costituisce già di per sé un atto di eroismo, il massimo esempio possibile di responsabilità collettiva.

(Valerio Magrelli)

Collezione primavera-estate

13 Mag

L’avvenire è dei curiosi di professione.

(da ‘Jules e Jim’)

Valter Lavitola

3 Set

La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo. Certe volte trovo che assomigli molto alla prima.

 

(Ronald Reagan)

Non posso fare il comunicatore per tutta la vita

27 Giu

Qualche giorno fa ho partecipato a una bellissima riunione in una multinazionale. In quel posto, qualche anno fa, pareva potessi andare a lavorarci. Quando quella possibilità mi si schiudeva davanti, quel lavoro mi sembrava la cosa più bella che mi potesse capitare.

Eppure dissi di no. Un’altra sfida professionale, nella mia città, a 24 anni, era in realtà la più bella che possa capitare. La possibilità di coordinare un pezzo determinante di una campagna elettorale, e di farlo in totale autonomia, mi fece prendere un’altra strada.

Ma proprio in quel pomeriggio umido di qualche giorno fa il cerchio pare essersi improvvisamente chiuso, insieme a quattro anni meravigliosi. In una sorta di epifania, ho realizzato che non è questo il mio lavoro, non sono un comunicatore, non sono un esperto in social media, non posso esserlo.

Sbaglio proprio nel metodo: faccio, da artigiano, un lavoro che richiede processi industriali. I comunicatori non possono essere né di destra né di sinistra, non possono mettere l’etica nelle loro questioni professionali: devono comunicare nel migliore dei modi possibili, e basta.

Io non ci riesco, non ce la faccio proprio. Quando mi appassiono sono disposto a fare le nottate e a vomitare per la tensione, ma è la mia dimensione e la difenderò sempre. Quando invece non entro in empatia, non riesco a carburare.

Dopo la laurea in psicologia con una tesi in psicologia culturale (detto tra noi, era una laurea in sociologia politica), decisi di studiare marketing e iscrivermi a un master sempre qui, a Bari.

Quando intrapresi questa decisione avevo ben presente che, pur essendo dottore in psicologia, ricordavo perfettamente gli esami di organizzazione ed economia aziendale, o i libri di metodologia della ricerca. C’era qualcosa che, evidentemente, mi indirizzava verso un modello di lavoro basato su numeri, flussi, trend, analisi, dati, ascolto, lavoro di gruppo.

Decisi di studiare marketing perché, ne sono ancora convinto, bisogna conoscere le regole del gioco per vincere le partite. Vale in politica, in economia, in comunicazione: se un modello sociale e culturale non ti piace devi conoscerlo a menadito per sfidarlo. Studiai marketing per battere il marketing, non per vendere detersivi.

Nel frattempo, però, sono entrato in un’agenzia di comunicazione. L’avrò detto 100 volte, forse eccedendo in retorica: Proforma è la prima, e credo ultima, sicuramente l’unica agenzia dove oggi potrei lavorare. Qui lo dico e qui lo nego: se c’è una cosa che Internet ha imposto ai suoi utenti, è la messa al bando della parola MAI e della parola SEMPRE. Se ti smentisci, sei finito. Però, a oggi, sono abbastanza convinto della veridicità di queste affermazioni.

Sto qui perché è un posto anomalo: non accetta commesse da clienti politici che hanno idee diverse dalle nostre e mi hanno sempre lasciato libero di parlare. Abbiamo un approccio emotivo, secondo alcuni assai poco professionale, alle nostre cose: questo è il mio modo di essere militante, metto le mie conoscenze al servizio delle idee. Non sono uomo né da piazza né da partito, faccio quello che posso per questo Paese e per la società dove lavoro, pur conscio dei miei limiti.

Militanza e professionalità, artigianato e processo industriale, ideologia e deontologia sono, però, coppie inconciliabili.

Le mie intemperanze comportamentali, il mio bisogno di fare il battitore libero, di dire ciò che penso, mi ha già causato problemi. E, soprattutto, ha causato problemi alla società che mi dà lo stipendio. Questo, obiettivamente, è inaccettabile. La mia testa non può essere un dolo nel posto dove dovrebbe essere un valore.

Per questo devo ringraziare capi e colleghi, perché lavoro in un posto fantastico e mi hanno permesso di fare danni. Però il peso di questa responsabilità inizia a diventare troppo forte per me. Per quanto possa essere egoista, superbo o autoriferito, come spesso sono descritto dai miei detrattori e talvolta anche dai miei amici, il bene del gruppo viene sempre prima del mio.

Per tutte queste ragioni, un giorno, cambierò mestiere. Ho scoperto che il mio lavoro mi esalta, la professione molto meno.