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Questo è il significato della lotta

29 Lug

Questo è il significato della lotta, il significato vero, totale, al di là dei vari significati ufficiali. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni: per l’operaio dal suo sfruttamento, per il contadino dalla sua ignoranza, per il piccolo borghese dalle sue inibizioni, per il paria dalla sua corruzione. Io credo che il nostro lavoro politico sia questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro se stessa, per la nostra redenzione, così come i fascisti utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo.

(Italo Calvino)

Dare un senso alla vita

5 Apr

Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino,
dovunque spingano la barca.

Dare un senso alla vita può condurre a follia,
ma una vita senza senso è tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio;
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

(Edgar Lee Masters)

Noi comunisti

1 Nov

Una generazione che deprime la generazione precedente e non riesce a vederne la grandezza e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza.

 
(Antonio Gramsci)

Corde vocali

23 Mar

… ogni parola
prima di essere pronunciata
dovrebbe passare da tre porte.
Sull’arco della prima porta dovrebbe esserci scritto: ” È vera?”
sulla seconda campeggiare la domanda: ” È necessaria?”
sulla terza essere scolpita l’ultima richiesta: “È gentile?.
Una parola giusta può superare le tre barriere e raggiungere il destinatario con il suo significato piccolo o grande.
Nel mondo di oggi, dove le parole inutili si sprecano, occorrerebbero cento porte
molte delle quali rimarrebbero sicuramente chiuse.

 

(Romano Battaglia)

Touch the sky

8 Giu

Il significato di un uomo non va ricercato in ciò che egli raggiunge, ma in ciò che vorrebbe raggiungere.

 

(Khalil Gibran)

Il mio pezzo per il Corriere del Mezzogiorno, versione originale

9 Gen

n.b. ho scritto una lettera al Corriere del Mezzogiorno. Voleva essere un appello al dialogo tra politici e giovani generazioni. Basta poco per cambiare il senso di un buon proposito. I miei amici mi avevano sconsigliato di scrivere questa lettera, in molti la definivano un’operazione ‘rischiosa’ o addirittura ‘inutile’. Francamente non mi dispiace correre dei rischi in cambio della creazione di una possibilità di confronto all’interno dell’opinione pubblica.

Ci sono state alcune cose che, però, sono cambiate dalla mia pubblicazione all’articolo finito sul giornale cartaceo l’8 gennaio 2011. Mi dicono che i titoli sono decisi dai titolisti e non da chi scrive. Mi sembra assurdo, ma è così, a quanto pare non ho ricevuto un “trattamento di favore”, è la prassi.

Ma la cosa che più mi ha lasciato sconcertato è una parentesi che è stata aggiunta nell’articolo, oltre a un box con un commento che non avevo allegato. Tutto questo è avvenuto rigorosamente senza alcun preavviso.

Probabilmente questo post di blog mi renderà ancora più antipatico e mi inimicherà la redazione del CorMez, ma, come sopra, si deve correre qualche rischio personale per progredire.

Titolo originale: “Politici, non recidete il legame con i giovani”

Titolo del Corriere del Mezzogiorno: “Delusi e disillusi se Emiliano e Vendola lasciano i loro ruoli”

La Puglia si avvia a un gigantesco effetto domino elettorale. I pugliesi non ne sono troppo contenti, ed è assolutamente comprensibile. Bari, il suo capoluogo, ha scelto il suo sindaco diciotto mesi fa. Le elezioni regionali si sono tenute a marzo 2010. Allo stesso tempo ritengo legittime le aspirazioni di Nichi Vendola e, a cascata, di Michele Emiliano. Se la Puglia ha saputo esprimere leader di caratura nazionale, questo non dovrebbe farci arrabbiare ma inorgoglirci. E, con un briciolo di lucidità, dovremmo valutare le rispettive deleghe di istituzioni nazionali ed enti locali e porci le domande: “Si fa più bene alla Puglia da Premier o da Presidente della Regione?” e “Si fa più bene a Bari da Presidente della Regione o da sindaco?”. Forse le risposte potranno non piacerci e ci sembreranno incoerenti rispetto al mandato per cui abbiamo espresso il nostro voto, ma appaiono abbastanza inconfutabili.

C’è però un grandissimo rischio, che da osservatore privilegiato sento di voler denunciare sia per parlare ai “miei”, ossia a quella imprendibile categoria sociologica che solitamente viene definita ‘giovani’, sia alla classe politica che prende le decisioni in merito alle nostre vite e al nostro futuro: la fine definitiva di un rapporto, complicato ma virtuoso, tra gli under 35 e le istituzioni. Lo stile di leadership del sindaco di Bari e del Presidente della Regione (nel campo nel centrosinistra, ma sarà così anche in quello del centrodestra – parentesi aggiunta dal giornale) hanno favorito meccanismi di attivazione spontanea a sostegno delle loro candidature; le fresche campagne elettorali del 2009 e del 2010 sono considerate ‘casi eccezionali’ nel resto d’Italia per il livello di attivismo di una generazione percepita come storicamente distante da queste questioni. Ciò è stato possibile grazie a una promessa, a un sogno che molti miei coetanei (e il sottoscritto) hanno spiegato ad amici e conoscenti chiedendo un investimento di fiducia sul progetto politico e, dunque, sulla credibilità di chi “reclutava”, cioè noi stessi. Ci abbiamo messo la faccia, come si dice in questi casi.
Se, come sembra, tutto finirà entro pochi mesi, ci sarà una conseguenza devastante: la fine, forse definitiva, di un rapporto genuino e disinteressato tra le istituzioni e i ragazzi che hanno creduto in questo sogno. Ci sarà un altro effetto domino: i ragazzi che si sono impegnati in prima persona dovranno spiegare perché certe cose non sono accadute e rischieranno di rimetterci la faccia e i rapporti personali costruiti negli anni; noi stessi non avremo argomenti per impegnarci nuovamente in politica, perché il rapporto fiduciario sarà stato reciso dal mancato rispetto degli impegni presi con i cittadini; se ci verrà chiesto se vale la pena di aiutare un politico in campagna elettorale, non avremo la forza di consigliare alcun tipo di impegno volontario; le competizioni elettorali non saranno più delle occasioni di confronto e di crescita dei territori ma un rituale stanco, basato sulla forza economica, delle clientele e delle promesse più o meno utopiche.

A parte alcune naturali eccezioni (l’arrivismo è una caratteristica trasversale), questa generazione che a vario titolo si è impegnata per aiutare la politica chiedeva semplicemente occasioni per la democrazia. Non voleva soldi per sé, ma per la comunità: non voleva potere personale, ma condividerlo con il popolo. Voleva, forse un po’ ingenuamente, un mondo migliore. Se tutto dovesse finire così, il laboratorio pugliese ne uscirà fuori azzoppato perché mancheranno gli elementi cruciali della rivoluzione pugliese: la motivazione, l’entusiasmo, l’orgoglio di appartenenza. Pensiamoci, pensateci, finché siamo in tempo.

Le parole (non) sono (poi così) importanti

12 Lug

Nessuna parola è uguale a se stessa in due contesti diversi.

(Cesare Brandi)