Archivio | settembre, 2012

Mezze stagioni

14 Set

Mamma mia che freddo, Gesù mio che caldo.

 

(Aldo Palazzeschi)

Purché

14 Set

Il “purché se ne parli” è la più grande sconfitta di un qualsiasi comunicatore.

 

 

(Giovanni Sasso)

Da dove inizieresti

14 Set

Se tu volessi cambiare il mondo, da dove inizieresti? Da te o dagli altri?

 

(Aleksandr Solzenicyn)

Icastico

13 Set

Quando alle riunioni di Lega usavo il termine ‘icastico’ mi guardavano male: ‘Ma questo che sta a dì?’

 

(Claudio Lotito)

Retroguardia

12 Set

Odio la cultura di retroguardia. Non ha senso tornare indietro, le cose cambiano.

 

(Massimo Coppola)

Hurry

11 Set

Se è tutto sotto controllo vuol dire che non stai andando veloce abbastanza.

 

(Mario Andretti)

Quindici giorni

11 Set

Un buon giornalista non deve tenere a mente ciò che è stato detto più di quindici giorni prima.

 

(Guido Milana)

Lettera del 10 settembre 2012 – ABC

10 Set

Da oggi apro un’altra mini-rubrica qui sopra. Perché spesso ricevo cose molto più interessanti rispetto a ciò che scrivo. Dunque tante parole non mie, né da me scelte, meritano di essere considerate Testi Pensanti.

Ciao Dino, abito a Cosenza, ho insegnato per molti anni linguaggi pubblicitari all’Unisa e all’Unical e sono un vecchio estimatore di Proforma (salutami Sasso). Ti seguo sul blog de ilfattoquotidiano e – a proposito di fiducia (se ne parla a lungo in self branding e open gov) – vorrei segnalarti http://difficilealfabeto.blogspot.it/

“Fiducia, questo difficile alfabeto”,
“Vertrauen, dieses schwerste ABC”: è un verso di Hilde Domin, una poetessa tedesca a me cara.

Se ne accenna nella colonna di destra del blog di mia moglie (che è assessore comunale con delega alla formazione della coscienza civica). Sono certo che farai buon uso della mia incursione poetica: ti servirà perlomeno a stemperare i freddi tecnicismi da scienziato della politica. Molti cari auguri per il tuo lavoro.

(Massimo)

Fotografia del 10 settembre 2012 – Sette su sette

10 Set

Potrei avere paura.

È il mio primo viaggio di lavoro (e ora che ci penso, è il mio primo viaggio in assoluto) all’estero da solo.

Un viaggio, tra l’altro, non banale, in un posto non banale e in giornate non banali. Domani è 11 settembre, dopodomani sapremo se la Corte Costituzionale tedesca ritiene ammissibile il fondo salva-Stati. Sono anni che è sempre la settimana decisiva per il futuro dell’Euro, ma questa volta, forse, lo è un po’ di più. E avrò un osservatorio diverso per poterlo raccontare.

È la mia prima settimana di lavoro in cui sto fuori sette giorni su sette, dalle sei di stamattina alle nove di sera di domenica. Ci si muove tra sbalzi di temperatura (13 chili di valigia però sono troppi, lo so), tra sbalzi di contesti, di responsabilità.

Potrei avere paura degli accidenti che possono succedere quando in sette giorni si prendono quattro aerei e tre treni. Potrei avere paura di non capire la domanda posta dal mio interlocutore, specie quando dovesse essere molto più competente di me. Ma potrei avere persino paura di non sapere come chiedere la wireless in albergo, o come gestire la pur minima seccatura in un Paese, la Francia, di cui non conosco la lingua madre.

Potrei avere paura di essere scarsamente coperto durante la pioggia prevista per questi giorni. Potrei aver paura di scrivere cose banali. Potrei avere paura di aver scritto un paper inconsistente. Potrei aver paura di beccarmi la febbre. Se ti esponi rischi. E il rischio certe volte spaventa.

Potrei, ma non voglio. Se avessi paura non mi metterei alla prova. Se non mi mettessi alla prova non supererei i miei limiti. Se non superassi i miei limiti sarei ancora più provinciale di quanto già non lo sia.

Potrei emozionarmi, ma ho troppo sonno per poterlo fare.

Dunque vado. E basta.

I don’t care

10 Set

Non arriverai mai alla fine del viaggio, se ti fermi a lanciare un sasso a ogni cane che abbaia.

 

(Winston Churchill)