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Fotografia del 2 ottobre 2012 – Ad honorem

2 Ott

Da oggi sono socio ad honorem di un’associazione letteraria. Si chiama Globeglotter, ha sede a Trinitapoli, è attiva tutto l’anno e da dodici anni organizza un appuntamento annuale che si chiama “Libriamo” (quest’anno accade tutto nel prossimo weekend, in giro per la Puglia).

Motivazione della scelta: ho legato indissolubilmente la mia esperienza professionale e personale a quella della associazione.

Proforma lavora con Globeglotter già da tre anni, quindi sono stato certamente favorito da questa congiuntura. Ma mi piace pensare che questo riconoscimento non sia semplicemente la conseguenza della mia quotidianità basata sul battere compulsivamente le dita sulla tastiera per produrre contenuti.

Qualche settimana fa Antonietta e Rosa, le anime di Globeglotter, due persone che vorrei presentare a tutto il mondo per la dedizione con cui si applicano tutti i giorni per tenere viva la luce della cultura in una zona del mondo certamente non troppo permeabile a questo genere di sforzi, mi hanno fatto una proposta ancora più sorprendente: prendere parte alla giuria del concorso annuale ‘Rifiniscila’. I partecipanti inventano una pagina finale alternativa di tre libri per immaginare una soluzione diversa. A me, e agli altri giurati, spetta il compito di valutare questi finali.

Vi racconto questa storia perché tutto questo mi sembra più grande di me. Sono un grande lettore, ma non nel senso classico del termine. Leggo tante notizie di attualità, tanti giornali, tante cose inutili. Ma con i libri ho un rapporto piuttosto disastroso. Non leggo romanzi da sempre, leggo quasi solo saggi di economia, sociologia, processi organizzativi. Sono fottutamente ignorante e ondeggio su un presunto equilibrio intellettuale/intellettivo riempiendo questo blog di citazioni altissime (e non solo) prese da libri che non ho mai letto (la qual cosa mi ha causato anche accese critiche da parte dei miei amici più colti. Non vi nascondo che ho pensato proprio a loro per primi quando ho saputo che qualcuno mi attribuiva la decenza di essere un giurato di un concorso letterario).

Quest’estate qualcosa è cambiato, seppur provvisoriamente. Ho interrotto le mie abitudini per lanciarmi su Christopher Hitchens. Prima ‘Consigli a un giovane ribelle’, poi le 527 pagine di autobiografia di Hitch 22, con una prefazione pazzesca scritta in punto di morte (Hitch è morto di tumore all’esofago nel dicembre 2011, poco più di un anno dopo aver saputo della malattia).

La sensazione, che non voglio provare ad approfondire sia per pudore che per necessità di ulteriore elaborazione, è che questo passaggio mi abbia preso in contropiede. Perché ho scoperto che si può imparare da un romanzo quanto da un saggio. Perché le cose che credo di aver imparato da Hitch sono state tante e valgono doppio perché in molti casi si nascondevano nelle pieghe di righe che, invece, non condividevo affatto .

Ma soprattutto perché Hitch mi ha permesso di fare la pace con molti miei difetti caratteriali, che credo siano tanti, in alcuni caso persino invalidanti nelle relazioni sociali, nelle prospettive professionali, nella percezione esterna che posso dare di me.

Tornerò a leggere saggi, anche se Gramsci chiede attenzione, oggi come non mai. Però so che cambiare strada mi ha fatto bene, so che lo vorrò fare ancora, e mi piace pensare che pur non essendoci alcuna correlazione visibile tra il mio cambio di abitudine e i tributi di Globeglotter, ci sia una matrice comune: il gusto invincibile della scoperta dei propri limiti e delle altrui potenzialità.

Rosa e Antonietta mi avevano chiesto di scrivere una piccola frase con cui commentare il (doppio) riconoscimento. Mi sono un po’ allargato. Spero non dispiaccia loro.

 

Poz

2 Ott

Ringrazio tutti quelli che mi hanno insultato in carriera, mi hanno dato la forza di continuare.

 

(Gianmarco Pozzecco)

Salotti buoni

2 Ott

Io sono stato invitato in tutti i migliori salotti. Una volta sola.

(Groucho Marx)

Dancing

27 Set

Dietro ogni cosa giusta che fai c’è un errore che ti guarda incredulo.

 

(Massimo Cavezzali)

L’indignazione (e basta) mi fa cacare

26 Set

La cultura della lamentela in questi anni ha raggiunto livelli terribili, è la cosa più negativa che ci sia, perché cancella davvero ogni possibilità di riscatto e cambiamento. Innamorarsi delle proprie sfighe è rassicurante e ti fa vivere in un territorio protetto, in un mondo che riconosci e ti rassicura. Ogni epoca impone una forma di resistenza, la nostra è non essere lamentosi.

 

(Mario Calabresi)

Angelus

22 Set

Perché mai il Signore dovrebbe essere contento che qualcuno si flagelli?

 

(Alberto Arbasino)

Sono nato nel 2011

21 Set

Sono nato nel 1931 a Parigi. Le fortune della mia famiglia erano state minate dalle conseguenze della crisi economica mondiale. Perciò sono nato virtualmente rovinato.

 

(Guy Debord)

Provvisori niente

20 Set

Siamo atomi migranti,
siamo istanti, frantumati
nelle bocche dei giganti.
Siamo polvere di tempo,
lieve architettura,
nenie brevi e cantilene.
Unghie rudimentali,
vene d’ancestrali corpi,
sconosciuti e ricomposti.
Comprende un solo dito
moltitudini di popoli,
dèi meravigliosi
e provvisori niente.

 

(Filippo Strumia)

Immortalità

19 Set

Non voglio raggiungere l’immortalità con il mio lavoro. Voglio arrivarci non morendo.

 

(Woody Allen)

Fotografia del 18 settembre 2012 – Sei mesi

18 Set

Fra 180 giorni, sei mesi, la mia vita cambierà. I giorni potrebbero essere di meno, o un po’ di più. E il cambiamento potrebbe essere moderato o radicale, ma ci sarà. Sarà inevitabile. E, aggiungo io, liberatorio.

Si chiude un ciclo della mia vita. Forse se ne aprirà un altro. Difficile fare previsioni sul futuro. Difficile dire che potrò fare tutto ciò che ho in mente, e che ciò che ho in mente oggi sarà giusto domani. E sopratutto è difficile essere certi sul fatto che ciò che voglio fare oggi coincida con ciò che potrò e vorrò fare fra 24 settimane circa.

In questi giorni di fibrillazioni (politiche, economiche, sociali, di pensiero) sto mantenendo a fatica una certa disciplina. In troppi impazziscono per le imminenti elezioni. A sinistra vedo gente che ha convissuto senza mai sopportarsi quasi liberata, finalmente libera di insultare e insultarsi. La destra, giustamente, resta ferma. Tanto a menarci ci pensiamo noi.

Sono un interventista della comunicazione. ‘Ce ammene apprime ammene do volde’ (chi colpisce per primo lo fa due volte) è, per me, la regola aurea della dialettica nell’opinione pubblica. Ogni sera torno a casa e penso a tutto ciò che non ho detto. A tutto ciò che non ho scritto. A tutte le volte in cui mi sono morso la lingua.

Leggo tutti i giorni un sacco di stronzate, ma davvero tante. Non poter dire tutto quello che penso mi fa soffrire. Ma so che questo silenzio è giusto. E sorrido, perché fra sei mesi qualcosa cambierà. Cambierà per sempre.

Mi sto segnando tutto. Le parole, le analisi sbagliate, le opinioni personali travestite da analisi imparziali, le cattiverie gratuite. Sto segnando le frasi e soprattutto i nomi. Non vedo l’ora di sedermi dalla vostra parte. Sperando che dopo tanto scalciare possiate starci voi, al posto mio. Sarà divertente.

Sarà divertente scrivere tutto quello che mi pare sapendo che le mie parole potranno pesare di più perché percepite come finalmente libere, ma potranno anche pesare di meno perché non faranno danno a nessuno se non a me stesso. Sarà divertente poterlo fare senza alibi per i miei interlocutori, che non avranno più niente a cui appendermi per delegittimare ciò che dico. Sarà divertente confrontare le parole degli altri ai fatti degli altri, e i fatti degli altri a quelli miei.

Altri sei mesi. Poi mi diverto. Anzi, mi diverto ancora più di adesso.