Archivio | futuro RSS feed for this section

Hollande

23 Apr

Non possiamo cambiare patria. Allora cambiamo argomento.

(James Joyce)

La più grande novità della storia della politica italiana

22 Apr

Come imprenditore e come politico, Berlusconi ha sempre e solo comprato: si ricordano due uniche cessioni di qualche rilievo, la Standa e Kakà, ma entrambe si sono poi rivelate un affare.

 

(Massimo Gramellini)

La libertà di parola non è gratis

20 Apr

Ma ognuno di noi, in una certa misura, è ormai direttore responsabile di quella microcentrale di news che è se stesso.

 

(Michele Serra)

Pur di non cambiare, la chiamano antipolitica

19 Apr

E ora che sarà di noi senza i barbari? Loro erano comunque una soluzione.

(Kostantinos Kavafis)

Fotografia del 18 aprile 2012 – Dieci minuti tutti per me

18 Apr

Il primo contenuto della giornata di stamattina è stato un aggiornamento di stato scritto via cellulare da Facebook e Twitter mentre ero seduto sul cesso.

Mi lamentavo del fatto che non sto riuscendo a scrivere più niente. Cioè, sto scrivendo come non mai, ma non sui miei spazi. Scrivo per lavoro, non scrivo per piacere. Sui social media ho ridotto l’attività al minimo, su Twitter ci sto poco (e questo poco non basta per esserci), su Facebook un po’ di più ma spesso mi attardo in discussioni odiose, più nei toni che nei contenuti. Niente blog sul Fatto, niente analisi su Valigia Blu. Devo scrivere un’analisi serissima su Lady Gaga da mesi e non ci riesco.

Oggi, però, sono andato a fare lezione all’Università di Bari. La mia università. Nella mia città, che testardamente provo a non lasciare. Ospite del professor Mininni, il mio professore. Ossia chi ha creduto nel mio progetto di tesi, me l’ha fatto fare, mi ha lasciato libero di sperimentare. Mi ha insegnato l’amore per la lingua italiana (che però maltratto ancora troppo) e la passione per il metodo scientifico.

Allora ho deciso che, cascasse il mondo, oggi scrivo. Mi prendo dieci minuti tutti per me e per il mio blog personale.

Ho fatto un seminario di due ore a una ventina di studenti e dottorandi. In un’aula dove ho seguito lezioni e ho anche dato esami. Il professore mi ha presentato dicendo pubblicamente una cosa che non sapevo, e cioè che molti docenti, oltre a lui mi avrebbero permesso di fare la tesi con loro, perché di me apprezzavano lo spirito critico, ossia quel lato del mio carattere che oggi tendo quasi a non sopportare più ma che evidentemente ha un senso, lo ha avuto e lo avrà. Ma io ho deciso di fare la tesi con lui, e lui ne è stato orgoglioso.

Ho iniziato a parlare delle cose di cui parlo con più facilità. Coda lunga, saggezza della folla, la moschea di Sucate, il referendum del 2011, il surplus cognitivo, il muro caduto dopo 500 anni tra chi scrive e chi legge e di noi che non ci siamo ancora resi conto della portata storica di questo cambiamento.

Il professore, nel frattempo, prendeva appunti. Un sacco di appunti. Più di quelli che io prendevo a lezione, di sicuro. Un altro piccolo insegnamento. Non perdere mai l’umiltà. Ogni persona può insegnarti qualcosa. Le storie personali, soprattutto, sono sempre portatrici di esperienza e di riflessione.

Alla fine le domande. E poi ancora lui, il Prof, a dire una cosa per cui se non fossi stato davanti a un pubblico avrei tranquillamente potuto piangere.

“La soddisfazione più grande per un docente è vedere un suo allievo che lo supera”.

Penso di non averlo ancora superato. E forse non lo supererò mai. Però penso che il fatto che lui possa percepire una cosa così grande mi dice che devo continuare così. Con tutti i miei difetti. E con l’unico pregio che mi riconosco: il lavorare con costanza e disciplina.

Non penso di essere migliore di molte delle persone che questa mattina hanno detto che chi la pensa come me sull’Italia (o si resta o non cambierà mai nulla, e nessuno è riuscito ancora a convincermi del contrario) ha il culo parato e ha un sacco di soldi. Penso solo di avere quella costanza e quella disciplina che mi tiene col culo attaccato alla sedia dodici ore al giorno, almeno cinque giorni la settimana, e che non mi fa staccare per 24 ore consecutive da ottobre. Non ho nessun talento particolare, nessuna abilità, nessuna capacità creativa che possa effettivamente spiccare. Ho solo costanza e disciplina.

Se lavorassi sette, otto ore al giorno come fanno tutti o se lavorassi solo in cambio di denaro come fanno quasi tutti, non sarei qui a scrivere questo post e a raccontarvi del significato di questa giornata indimenticabile. Per fortuna sono solo un ciuccio di fatica, come si dice dalle mie parti.

I dieci minuti sono passati. Sono diventati dodici. Ho già parlato troppo bene di me attraverso il riflesso delle parole altrui. La felicità è volgare. Secchio d’acqua gelata in testa. Andiamo avanti. Mando una mail al prof con questo post. Speriamo che la parola ‘cesso’ al primo capoverso non lo indispettisca.

p.s. ah, dimenticavo. Oggi col Prof abbiamo parlato di ‘Dottorato’. Sono quasi sicuro che l’anno prossimo cambieranno pezzi significativi della mia vita professionale. Cambieranno troppe cose. Sono cambiato troppo io. La parola ‘Dottorato’ è ancora una parola meravigliosa per me. Perché penso a quanto si è sbattuto mio padre per diventare professore ad Agraria. E a tutti quelli che si sbattono per due lire, e forse neanche quelle, sperando che questo lavoro serva a tutti noi. Forse non farò mai un dottorato. Così come forse non diventerò mai uno psicologo iscritto all’albo. Però è bello pensare che tra le tante strade che potrei prendere, c’è anche questa.

p.p.s. ecco, adesso devo mandare il post pure a mio padre. Sperando che non mi dica che scrivere analisi su Lady Gaga è una cazzata. I minuti nel frattempo sono diventati 17. Altro che costanza e disciplina, sono proprio un fancazzista.

 

 

Non sono una persona simpatica

16 Apr

«Io sono stato abituato
dalla vita isolata, che ho vissuto
fino dalla fanciullezza,
a nascondere i miei stati d’animo
dietro una maschera di durezza
o dietro un sorriso ironico.
Ciò mi ha fatto male,
per molto tempo:
per molto tempo i miei rapporti
con gli altri furono un qualcosa
di enormemente complicato.»

(Antonio Gramsci)

Elezioni amministrative 2012

16 Apr

Il voto è libero ma che democrazia è questa fra tanta miseria?

(Adolfo Pérez Esquivel)

Fiducia ai partiti: 2% – siamo un Paese all’avanguardia

15 Apr

L’Italia riassume le contraddizioni sociali del mondo intero.

 

(Guy Debord)

POP – #sonar2012

13 Apr

Squarepusher – Dark Steering

Fuori di senno

13 Apr

Del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima, perché non serve.

(Italo Svevo)