Archivio | Le cose mie RSS feed for this section

Caronte

1 Lug

Allora bisogna eludere il giorno fin dal primo mattino, soprattutto bisogna alzarsi presto e avere una buona coscienza per l’ozio.

 

(Walter Benjamin)

Testo pensante numero duemila

27 Giu

Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che scribacchiare giornalmente.

 

(Italo Svevo)

I no alla gola

24 Giu

Mi sono scocciato di sottostare alla legge del vivere civile che ti assoggetta a dire sì senza convinzione quando i no, convintissimi, ti saltano alla gola come tante bolle d’aria.

 

(Eduardo De Filippo)

Volare alti e stare bassi

22 Giu

Stare bassi per schivare i sassi.

 

(detto emiliano)

Fotografia del 19 giugno 2012 – Sonar2012, facts and tips

19 Giu

1. In 72 ore e con 160€ di abbonamento abbiamo visto The Roots, Squarepusher, Lana Del Rey, Flying Lotus, TEED, Austra, Mouse on Mars, Nguzunguzu, (un poco di) Nina Kraviz, Amon Tobin, James Blake (dj set), Friendly Fires, Annie Mac (dj set), James Murphy (dj set), Simian Mobile Disco, (un poco di) Fat Boy Slim, Squarepusher, Atsuhiro Ito, Die Antwoord, Hot Chip. È stato tutto così straordinario che il giorno dopo, quando il signor Sonar mi ha mandato una mail per dirmi che potevo comprare l’abbonamento per il 2013 a scatola chiusa a 100€, mi son detto: mi prendo sette giorni per decidere. Peccato che gli abbonamenti a prezzo ridotto sono andati tutti esauriti in neanche 48 ore.

2. La lista dei concerti visti è certamente imponente, ma avrei potuto limitarmi al primo gruppo. I Roots sono stati semplicemente monumentali. Entrano di diritto nella top five dei miei concerti di sempre, al momento insieme ai Portishead a Milano, Amy Winehouse a Milano, Bjork a Londra e i Daft Punk a Torino.

3. La sorpresa: il concerto dei Friendly Fires. Potentissimi. La delusione: i Simian Mobile Disco. Definire la loro performance un live e non un dj set è davvero coraggioso.

4. Alla fine l’ho fatto davvero: non ho visto la Nazionale per andare al concerto dei Totally Enormous Extinct Dinosaurs (TEED). Lo rifarei senza dubbio.

5. Lana Del Rey ha superato agilmente la prova del concerto dal vivo. Ho avuto la sensazione che chi la manda sul palco sia terrorizzato dalle sue stecche, e infatti il suo set era ipersuonato, con gli archi che spesso coprivano la sua voce. Ma la ragazza è brava per davvero, le ho sentito fare un paio di acuti non semplici. Paradossalmente, e sembrerà assurdo, difetta di qualche limite di personalità.

6. Nonostante le preoccupazioni della vigilia, sono riuscito a superare la giornata da 14 ore quasi consecutive di concerti (venerdì). Zero caffè, una sola birra, due Red Bull, una a inizio dei concerti serali, un’altra a metà della notte. Sono arrivato quasi in agilità alle sette del mattino, un orario che non raggiungevo dal 1981. Peccato che nel 1981 non fossi ancora nato.*

7. Il signor Amon Tobin, protagonista di un set fantastico (soprattutto per la perfetta sincronia tra audio e performance video di livello assoluto) ci deve un timpano nuovo.

8. Poco prima di andar via dagli eventi del sabato (alle 3, perché il giorno dopo dovevamo svegliarci alle 6.30) ho conseguito una grande soddisfazione. Seduto contro un muro mentre ascoltavo gli Hot Chip, un tipo si è avvicinato chiedendomi se avessi droga da vendergli.

9. Arrivato qui in ufficio, ho esordito con la seguente frase urlata: “Die fokken Antwoord”. I Die Antwoord (i quali, ho scoperto poi, si sono rifiutati di aprire il tour mondiale di Lady Gaga) non sono certamente campioni di eleganza e quasi certamente non faranno la storia della musica, ma vanno visti almeno una volta nella vita.

10. Leggermente off-topic, durante questo viaggio ho realizzato una delle più clamorose figure di merda della mia vita. A un matrimonio (di ritorno dal Sonar) mi sono ritrovato a parlare con il proprietario di un boxer bellissimo. Dopo cinque minuti di confronto su cani e gatti ho guardato per bene il padrone e mi sono reso conto di aver parlato col ‘Bove’, il leader degli Otto Ohm, uno dei gruppi fondamentali della mia formazione. L’unica cosa che sono riuscito a dirgli congedandomi è stata: “Sono un tuo fan”. Bove, se mai dovessi leggere questo post sappi che ogni tanto riesco a dire qualcosa di più intelligente.

*in realtà non faccio le sette di mattino da quella volta, cinque o sei anni fa, in cui persi 100€ in una sola sera giocando a poker con gli amici. Mio padre, che si svegliò proprio mentre io chiudevo, mi disse: “Dino, stai tranquillo, capita” invece di cazziarmi amaramente. È stata l’ultima volta che ho perso così tanto, poi mi sono anche levato qualche piccola soddisfazione con il Texas Hold’Em, ma è comunque bello avere un papà che ti capisce mentre ti cappotti carte in mano. 

New new new media

19 Giu

Io voglio creare senso, non rumore.

 

(Arianna Ciccone)

Il tempo è uguale per tutti

13 Giu

Il futuro è qualcosa che ciascuno raggiunge alla velocità di sessanta minuti all’ora, qualunque cosa faccia, chiunque sia.

 

(Clive Staples Lewis)

Tre a zero

12 Giu

Il segreto della felicità è avere tre cose in cui credere e nessuna di cui aver paura.

 

(Charles Schulz)

Maledizione

11 Giu

Ti auguro di vivere in un’epoca interessante.

(maledizione cinese)

Fotografia del 9 giugno 2012 – Truffa in treno

9 Giu

Oggi (sabato 9 giugno) ho assistito a una scena incredibile sul Frecciargento Trenitalia 9355 (carrozza sei, seconda classe) con partenza da Roma alle 14.45 e arrivo a Bari alle 18.48.

Qualche minuto prima della partenza del treno e con i viaggiatori impegnati a sistemarsi nelle carrozze appare un uomo con una cesta di vimini e una grande busta di plastica. Non ha alcuna targhetta di riconoscimento, a differenza degli addetti alla pulizia del treno.

“Panini! Birre! Coca acqua caffè!”

Di fronte a me c’è un ragazzo americano con uno zaino da trekking. La sua compagna di viaggio si è allontanata per qualche minuto. Il venditore, dopo aver rapidamente superato gli altri posti a sedere, lo punta. Prende una birra e la piazza sul braccio del ragazzo, il quale allibito alza gli occhi. Capisce che deve dare una risposta alla domanda implicita: “compri questa birra?”. Dopo qualche secondo, il ragazzo accetta. Il tempo di chiedere il prezzo e il venditore piazza la seconda birra sul tavolino. Lo sguardo del ragazzo è sempre più perplesso.

Quanto costano? Sette euro. “Una quattro euro, due sette euro”. Il prezzo non è proprio dei più popolari. La birra, tra l’altro, proviene da un noto hard discount tedesco. Il ricarico

Il ragazzo accetta. In fondo è in vacanza, e non è detto che negli Stati Uniti il prezzo sia troppo migliore a parità di condizioni. Paga con una dieci euro. Ma non gli arrivano tre euro di resto. Il venditore, infatti, estrae una Pepsi dalla busta e gliela mette sul tavolo insieme a una moneta da un euro. Dello scontrino, inutile dirlo, neanche l’ombra.

Assisto alla scena incredulo. Tutto accade in non più di trenta secondi. Mosso dal senso di colpa per non aver fatto nulla per evitare un comportamento truffaldino, decido di scrivere questo post di getto.

Gli italiani si vantano, spesso a ragione, della loro capacità di accoglienza. Il turismo è una delle poche leve su cui il nostro Paese può puntare per uscire dalla crisi. Scene simili, in questo senso, sono sconfortanti. Trattare un turista straniero (ma in fondo sarebbe lo stesso con un turista italiano o con qualsiasi altro cittadino) come una specie di slot-machine non è proprio il modo più lungimirante per invogliarlo a ritornare qui, o a dire ai suoi amici che vale la pena di visitare l’Italia.  Farlo all’interno di un mezzo pubblico, e senza che nessuno impedisca a una persona (più o meno autorizzata) di farlo violando la legge è un messaggio chiaro e deprimente che arriva ai viaggiatori.

Dopo un’ora il venditore ripassa. Si ferma di nuovo davanti ai turisti americani. Gli piazza la birra sul tavolino. Questa volta il prezzo scende: tre euro. Non accettano, e prima che il venditore vada via sono obbligati a rimettere la birra nella cesta per smettere di essere importunati.

A quel punto gli chiedo: “Ma tu lavori per Trenitalia?”. Mi dice di sì. Gli chiedo un tesserino di riconoscimento, mi dice che sarebbe andato a prenderlo e sarebbe tornato. Mentre va via insisto: “Ma se lavori per Trenitalia perché non fai lo scontrino?” A quel punto si avvicina al mio orecchio e inizia a farfugliare in dialetto che non si può fare, che c’è la crisi, che altrimenti non guadagnerebbe. Dopo qualche secondo si dilegua.

Pochi minuti dopo ci fermiamo per la prima volta, a Caserta. Il venditore scende dal treno.

A questo punto mi piacerebbe sapere se quella persona lavorava per Trenitalia oppure se è un abusivo. E nel secondo caso mi piacerebbe sapere se ha pagato il biglietto per viaggiare oppure no. Il controllore è passato a verificare i nostri biglietti, quindi potrò certamente avere una risposta chiara a questa domanda.