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Renzo

6 Apr

È opinione molto diffusa […] che sia essenziale dell’arte politica il mentire, il saper astutamente nascondere le proprie vere opinioni, i veri fini a cui si tende, il saper far credere il contrario di ciò che realmente si vuole ecc. L’opinione è tanto radicata e diffusa che a dire la verità non si è creduti […] nella politica di massa dire la verità è una necessità politica.

 

(Antono Gramsci)

Sette buoni propositi quasi-pasquali

5 Apr

1. Eliminare i sensi di colpa.
2. Non fare della sofferenza un culto.
3. Vivere nel presente (o almeno nell’immediato futuro).
4. Fare sempre le cose di cui si ha più paura; il coraggio è una cosa che s’impara a gustare col tempo, come il caviale.
5. Fidarsi della gioia.
6. Se il malocchio ti fissa, guarda da un’altra parte.
7. Prepararsi ad avere ottantasette anni.

 

(Erica Jong)

Ventuno

5 Apr

Se urli tutti ti sentono, se bisbigli ti sente solo chi ti sta vicino, ma se stai in silenzio solo chi ti ama ti ascolta.

 

(Mahatma Gandhi)

Multitask manager

4 Apr

Dimentica da dove stai fuggendo. Riserva la tua ansia al luogo verso il quale fuggi.

 

(Michael Chabon)

Pause pranzo

3 Apr

Il lavoro è ciò che impedisce all’uomo di realizzarsi pienamente.

 

(Carmelo Bene)

Bari-Lecce 0-2

2 Apr

Più capisco cos’è l’uomo, più voglio essere un animale.

(da “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling)

Testa alta/testa bassa

1 Apr

La libertà è un dovere prima che un diritto.

 

(Oriana Fallaci)

Pesce d’aprile

1 Apr

È difficile acchiappare un gatto nero in una stanza buia soprattutto quando non c’è.

(Proverbio cinese)

Un-due-tre

30 Mar

Ciò che chiamiamo caso non è e non può essere altro che la causa ignorata d’un effetto noto.

 

(Voltaire)

Fotografia del 28 marzo 2012 – Breaking news

28 Mar

Non è un periodo facile. Questo non vuol dire che non sia un periodo bello.

È il periodo più complicato dell’anno. Siamo nei due mesi decisivi della campagna elettorale. Non ho 24 ore consecutive senza lavoro da metà ottobre. Il weekend è un concetto retrò. Ho risposto a mail e telefonate a Natale, Capodanno, alle due della notte della Befana. È tutto vero, e non è mia intenzione lamentarmi. Fa parte della mia vita che mi sono scelto. E sono un privilegiato perché porto a casa uno stipendio, ogni mese, ogni anno, da quattro anni.

Il lavoro per cui sono riconosciuto all’esterno, quello di comunicatore politico, il più gravoso in termini di ore e responsabilità rispetto a tutti gli altri, quello che non so se riuscirò a fare per tutta la vita (penso che sia come lo sport agonistico: a un certo punto diventi vecchio e devi ritirarti o al massimo passare all’insegnamento) è divertente quanto difficile.

Quest’anno, poi, è più difficile che mai. Il contesto politico è completamente diverso dal passato e sarà completamente diverso in futuro. La quantità di variabili da tenere in considerazione sono tante e mutano in continuazione. Lo sdegno degli italiani verso la politica condiziona anche la percezione del nostro lavoro. La quasi totale assenza di entusiasmo, a destra come a sinistra, rende il nostro lavoro ancora più complesso e delicato. Non si può dire di no. Si devono solo risolvere problemi, anche se non li hai creati tu e anche se non hai la forza di risolverli per davvero.

Mi manca scrivere, mi mancano i post sistematici sui blog, mi manca la gente che mi dà del grafomane, mi mancano le discussioni online, mi mancano le analisi. Il sonno mancante è cronico, non è più una notizia. È un compagno neanche tanto gentile delle mie giornate a soli due caffè.

Mi manca il mio pezzo di vita sui social media, e so anche che questo silenzio forzato (avevo deciso di scrivere di meno perché c’è tanta gente più brava di me. Ma non volevo arrivare a questo punto) potrebbe costarmi caro. Con una tale quantità di pensieri, materiali, idee online sarà dura tornare a essere autorevole, interessante, utile dopo queste settimane senza voce.

Eppure è un momento che sa essere straordinario. Va vissuto con la consueta umiltà. Basta un errore, un errore giusto, e si scivola via. Non potrò neanche fare questa vita per tutta la vita, dunque tutto potrebbe finire da un momento all’altro. L’appagamento è letale, va evitato con tutta la forza. Ma non posso nascondere a me stesso le enormi soddisfazioni che appaiono ogni tanto sulla strada.

Nelle ultime 24 ore ho avuto due notizie splendide. Non mi chiedete di rivelarvele, non è importante. E comunque la felicità non si ostenta a meno che non sia proprio necessario per una forma di catarsi personale. Sappiate che le ho avute. Diverse nella loro bellezza. Ma ci sono state.

Ma questo post non nasce tanto e solo dalle due notizie, quanto da ciò che è accaduto attorno alle notizie. Mi riferisco a una domanda, in particolare. Fatta da un interlocutore speciale, in un momento speciale, in un contesto speciale (e non proprio positivo).

“Hai delle fonti di insoddisfazione?”

Ho risposto di sì. Ne ho una. Non posso parlare liberamente di politica a Bari e in Puglia. Non posso, è eticamente sbagliato. Non so se potrò mai. Per farlo dovrei prendere decisioni dolorose. Devo accettarlo. Ma mi pesa tremendamente.

Ora, a pensarci bene, ho un altro pensiero che mi accompagna da qualche mese. Avevo deciso di non condividerlo perché non sopporto l’idea di autoinvitarmi, di autopropormi, di muovere le mani per farmi notare. Ma già che ci siamo, condividamolo, magari scrivendolo me ne libero. Mi piacerebbe scrivere su un giornale di carta. Uno di quelli a cui sono abbonato da anni. O uno di quelli che posso portare a casa perché mamma e papà li leggano.

A proposito di loro. Mia madre non legge le cose che scrivo, ma stavolta la obbligherò a leggere questo post. Perché è stata lei a farmi l’augurio di compleanno più bello. Ovviamente sfasato, in anticipo, perché io manco da casa praticamente da un mese, mi limito a dormire e a sporcare i vestiti. Mi ha detto grazie, baciandomi la fronte. Occhi lucidi. Mamma, grazie a te.

Ecco, ce l’ho fatta, mi sono messo a piangere. Grazie pure a voi. E a chi mi ha fatto quella domanda.