Ci sono persone pagate per dare notizie, altre per tenerle nascoste, altre per falsarle. Io non sono pagato per far niente di tutto questo.
(Rino Gaetano)
(Rino Gaetano)
(Alessandro Aresu)
L’estate è per me la stagione della riflessione. Dello studio. Del silenzio. Dei buoni propositi e anche di quelli cattivi. Agosto è il mese in cui si può pensare. Sarà così anche questa volta. Ci sono però tre differenze abbastanza grandi con i mesi di agosto degli anni precedenti.
Uno: ho voglia di non fare assolutamente niente di difficile come raramente mi era accaduto prima.
Due: difficilmente leggerò libri di politica, perché questa volta (per ora) non ci sono campagne elettorali che mi aspettano al rientro dal bagnasciuga. Leggerò (davvero) solo quello che mi va. Saranno i soliti pesantissimi saggi, ma sarà puro piacere personale. Erano anni che non succedeva: una buona sintesi del concetto di ‘vacanza’, per me, assomiglia alla fotografia che ho appena descritto.
Tre: arrivo ai primi giorni di agosto non con la sensazione che i giorni di riposo mi servano a mettere in ordine le idee, ma con la sensazione di aver già assorbito fin troppo.
Quest’hanno ho imparato tante cose. Troppe cose. Provo a elencarle.
La cosa più fastidiosa: ho imparato a vivere alla giornata. Mi infastidisce tremendamente ma ho dovuto imparare. Ho dovuto imparare che ci sono tante giornate in cui esci di casa con un programma (o con nessun programma) salvo poi scoprire che quasi nulla andrà come avevi previsto. Io non sopporto questo livello di incertezza, ma ho capito che bisogna conviverci. (però che palle)
Collegata alla precedente: ho imparato che la più fastidiosa rasoiata per la mia attività professionale è la frase “sei libero tra un’ora per una riunione?”
(sì, mi piace pianificare tutto il possibile, quando è possibile)
Altro collegamento con la precedente: ho imparato a riposarmi venti minuti sul divano dopo o in alternativa alla pausa pranzo. Mezza sconfitta perché per me le pennichelle durano almeno un’ora, altrimenti non è vero amore. Mezza vittoria perché quei venti minuti, dosati bene, fanno miracoli. Oggi ho saltato per scrivere questo post, spero di non addormentarmi stasera durante la partita di calcetto.
Ho imparato ad andare a dormire ancora prima la sera (record assoluto ma ancora migliorabile: a letto alle 20.53) e ho imparato a svegliarmi ancora prima al mattino. Scelta eccellente.
Ho imparato ancora meglio a non sopportarmi, a non sopportare le mie parole quando sono troppe, le mie parole quando sono inutili.E infatti sfrondo, sfrondo, sfrondo per evitare di sfondare. Mi rompo il cazzo di me stesso. Succede spesso. Ed è fantastico.
Ho imparato a mangiare un po’ di verdura cotta e a gestire meglio il mio peso (cosa vi devo far leggere…)
Ho imparato ad ascoltare meglio i segnali del mio corpo e a non pretendere più di quanto posso dare. Zero giorni di malattia, quasi zero effetti dello stress sulla pelle.
Ho imparato (anzi, ho ricordato) quanto sia bello giocare alla Playstation.
Ho imparato a ritagliarmi fondamentali mezzore estive sul mare in settimana (ho fatto il mio primo aperitivo al Chiringuito della mia vita dopo il lavoro, a 32 anni. Che coglione che sono). Ho imparato a ritagliarmi fondamentali mezzore in tutte le stagioni per sentire o addirittura vedere qualche amico in più. Resto un robot, ma un robot con qualche bug pazientemente coltivato.
Ho imparato a convivere con zero caffeina, la pressione leggermente bassa, l’anemia mediterranea e le campagne elettorali. Contemporaneamente. Ovviamente ho sempre sonno, ma si può fare e ho voglia di continuare fare così.
Ho imparato a liberarmi di un sacco di preoccupazioni inutili e in molti casi mi sono direttamente liberato delle preoccupazioni in diretta. Ci sono sempre tanti problemi da affrontare, ma nel complesso sono questioni irrisorie rispetto alla media di ciò che una persona può dover affrontare nella vita quotidiana. So che non durerà per sempre, ma mi godo l’equilibrio finché c’è.
Ho imparato ad assecondare il progressivo calo di autostima che porta con sé l’idea che molti dei progetti di vita che avevo in mente di percorrere (in primis: vivere di sola scrittura) non siano alla mia portata. Nel frattempo, silenziosamente, provo a studiare e a studiare ancora, casomai mi fossi sbagliato su me stesso.
Ho imparato ad accettare l’idea di aver già superato il momento più “di successo” della mia carriera (laddove per successo intendo ‘pubblico riconoscimento’) e mi preparo ad anni più tranquilli, meno inflazionati, meno adrenalinici, più ordinati. Potrà sembrarvi una sconfitta, o una frase molto grande, ingiustificata. Io però ne sono convinto e dopo qualche mese di fastidio vedo questa prospettiva come una manna dal cielo.
La cosa più importante: ho imparato che ci sono giornate che sono storte e che non si possono, anzi, non si devono raddrizzare nell’arco delle ventiquattro ore. Ci sono giornate in cui si perde. E la sconfitta è una componente fisiologica della vita delle persone. Non solo: spesso perdere ti aiuta a migliorare, a cambiare strada, ad alzare la testa per guardare l’orizzonte, dopo averla tenuta bassa. Solo così ho imparato a conoscere una mia grande e insperata amica: la notte. La notte porta consiglio, dicevano i saggi: è verissimo! Non è nel mio carattere lasciare le cose a metà, quindi ho dovuto fare un enorme lavoro su me stesso prima di arrivare a questa consapevolezza, ma quando mi sono reso conto che la notte mi faceva prendere decisioni migliori, più serene, più lucide, più ordinate, ho capito che avevo un’amica in più. Ci sono giornate in cui le cose non funzionano. Quando vi rendete conto che va così, tornate a casa mezz’ora prima, lasciate tre puntini di sospensione sul foglio e nella vostra testa, fate ciò che vi riesce meglio, andate a dormire presto e felici, la mattina dopo è lì ad accogliervi, magica, proponendovi di ripartire da un comodo zero a zero.
È stato un anno difficile come previsto. Ho tenuto botta. Non sono del tutto soddisfatto di me stesso dal punto di vista professionale (e figuriamoci) ma ho fatto un buon passo in avanti del mio percorso personale. Ho preso una strada diversa da quella del “sogno nel cassetto”: non semplice, non scontata, soprattutto non irreversibile (per fortuna). Ma buona. Giusta, almeno per il momento.
Buon estate, buoni pensieri, buona solitudine (se potete: fa bene).
(Pietro Ingrao)
“Pensavo a sta cosa: io sono 10 anni che arbitro e pensavo di essere un professionista nel prendere merda e non portarla mai sul personale. Poi ho incontrato te e il tuo lavoro, e mi chiedo davvero come resisti, altro che lo stress fisico di stare in tre posti diversi nello stesso giorno, tutti i giorni. Posso capire, perché lo abbiamo in comune, cosa vuol dire prendersi insulti per qualsiasi cosa ma non esistere se le cose vanno bene.. Tanta stima e tanto affetto per te, avanzi una serata di puro svago da ‘ste parti”
Me l’ha scritto questa mattina un mio amico che vive a Bologna.
Vi racconta molto bene cosa vuol dire fare comunicazione politica in Italia nel 2016: gestire continue crisi di comunicazione dalle 7 del mattino alle 9 di sera (quando va bene), tutti i giorni, festivi inclusi, con il tuo cliente che fa parte della categoria più insultata e detestata in Italia (e con te che di riflesso ti becchi una parte degli insulti e della disistima per il solo fatto di far parte di quel mondo).
Per accettare di fare una vita del genere servono (almeno per me) alcune condizioni irrinunciabili: passione, condivisione di una visione politica di massima, organizzazione scientifica del lavoro, unità di intenti.
In questi anni queste precondizioni stanno diventando sempre più rare da trovare. Per questo la mia testa, a un certo punto di questa campagna elettorale, ha fatto clic. Mi conosco: resisto resisto resisto, ho grande pazienza, provo a essere di gomma. Ma quando arrivo a fine corsa, la testa fa clic e non si torna più indietro. Durante queste elezioni è successo, ho superato quel punto di non ritorno. E sono arrivato a questa conclusione che in realtà mi ronzava in testa già da qualche tempo: la verità è che non mi diverto più a fare le campagne elettorali.
Faccio sempre più fatica a sopportare tante cose che fino a oggi sono riuscito a sopportare.
Faccio fatica a essere chiamato per risolvere problemi creati altrove, e spesso non più risolvibili quando siamo chiamati a risolverli.
Faccio fatica a confrontarmi con budget di campagne elettorali sempre più risicati, perché la crisi della politica diventa anche l’inseguimento a vedere chi spende di più (con il sottinteso che chi spende di più è necessariamente una persona più losca di chi spende di meno e quindi chi investe soldi per una consulenza professionale di comunicazione ha per forza qualcosa da nascondere).
Faccio fatica a ritrovarmi a fare la foglia di fico di problemi politici più grandi di noi.
Faccio fatica ad avere a che fare con strutture organizzative sempre più difficile da mettere e tenere insieme.
Faccio fatica a giustificare il comportamento di pezzi di mondo che dovrebbero stare insieme e che invece non marciano nella stessa direzione, si fanno i dispetti, litigano in pubblico invece che discutere in privato.
Faccio fatica a leggere sistematiche inesattezze sui giornali, figlie di sciatteria o di passaggi di veline.
Faccio fatica a dover fare cose sempre più lontane dalle mie slide, da ciò che studio e che continuo a pensare sia corretto fare.
Faccio fatica a dover rispondere di decisioni strategiche non prese da me.
L’elenco, ve lo garantisco, potrebbe durare all’infinito. Ma sarebbe irrispettoso.
So per certo che qualcosa adesso cambierà. Non so ancora dirvi come e quanto, ma cambierà. Non ho più voglia di restare aggrappato a questa baracca a tutti i costi. Non mi spaventano novità radicali. È che proprio ci sono cose che vorrei non dover rivivere per molte altre volte nella mia vita. È presto per fare bilanci definitivi, non si tratta di prendere decisioni in solitudine ma all’interno di un’azienda. Soprattutto, si tratta di decisioni da non prendere a caldo. Ma devo dare voce e ascolto a quel clic nella mia testa.
Comunque andrà, voglio difendere un principio, lo stesso principio che mi ha spinto a iniziare a fare questo lavoro: o ci si diverte o quel flusso ininterrotto di problemi di comunicazione da risolvere per conto della categoria più squalificata d’Italia diventa davvero insostenibile anche dalla persona più appassionata della Terra.
(Ming-Dao Deng)
(Gilles Archambault)
(Jalâl âl-Dîn Rûmî)
1) Avere una relazione molto nota con qualche ragazza
2) Accettare bustarelle
3) Confidare ciecamente nel consiglio di un consulente guru.
Il primo è il più piacevole, il secondo è il più rapido, il terzo è il più sicuro.
(Georges Pompidou)