Archivio | luglio, 2012

L’eterno ritorno dell’uguale (troll)

16 Lug

È impensabile che il Dottor Berlusconi entri in politica. Deve occuparsi dei suoi debiti. Stia fermo, tanto prenderebbe pochi voti. Non siamo mica in Brasile.

 

(Massimo D’Alema, 1993)

Andiamo al mare

15 Lug

Sapere quel che vuoi, volere quel che sai. Ecco tutto il segreto dell’autonomia e l’unico principio di una educazione in cui si tratta di imparare a imparare da soli.

 

(Raoul Vaneigem)

No, il dibattito no

14 Lug

“Lei è un pazzo furioso.”
“Questa mania di dare del pazzo a quelli che non si comprendono! Che pigrizia mentale!”

 

(Amélie Nothomb)

Fotografia del 13 luglio 2012 – La comunicazione è una parola precaria

13 Lug

La comunicazione è una parola precaria.

Lavorare nella comunicazione vuol dire accettare l’idea di convivere con una precarietà ‘esistenziale’. Può essere commerciale, istituzionale o politica: cambia poco. Bisogna avere una buona idea, spesso più di una. In tempi spesso stretti. Non si può dire ‘non lo so fare’, bisogna provarci.

Ogni volta che si è chiamati a fare il proprio lavoro, si entra in una dimensione precaria. A stimolo non sempre corrisponde risposta uguale, e l’incertezza è la porta di accesso privilegiata alla precarietà.

La creatività non è quasi mai una linea retta, soprattutto se si considera che la buona comunicazione non è quella ‘bella’ o memorabile, ma quella che produce cambiamento, qualsiasi cambiamento, dalla cinica attivazione del comportamento d’acquisto all’ideale attivazione sociale per il bene comune.

La buona idea, poi, neanche basta. La buona comunicazione è quella che sa estrarre la creatività da uno spazio chiuso, quello dei dati statistici, degli obiettivi di marketing e delle aspettative del tuo interlocutore. Bisogna sperare che piaccia al cliente e che non cambi idea in corsa. Bisogna essere pronti a cambiare, sempre. Anche controvoglia. E soprattutto bisogna essere pronti ad accettare l’idea di dover rimescolare le carte più e più volte. Perché cambia il contesto, o il mercato, e dunque le idee possono diventare rapidamente, e improvvisamente, vecchie.

I comunicatori sono precari di mestiere, ed è facile immaginare quanto questo possa essere vero nei periodi di crisi economica. Quali sono le prime spese che un’azienda taglia? Quelli (apparentemente) non necessari: la ‘pubblicità’, perché prima ci sono gli stipendi dei dipendenti e i fornitori da pagare. Meno soldi, più ansia, più fretta, più vincoli, più precarietà.

Il comunicatore precario per eccellenza è, però, il comunicatore politico. Si può vincere le elezioni senza alcun merito, se il candidato con cui si lavoro è favorito o se l’avversario è debole. E in quel caso, nessuno ti riconoscerà (giustamente) alcun merito.

Il rovescio della medaglia, però, è che si può perdere senza alcun demerito, magari dopo una rimonta clamorosa che si ferma, però a un passo dal traguardo. E a quel punto la bravura, la buona idea, l’approvazione del politico non bastano. Hai perso. E diventi come gli allenatori che arrivano secondi: precari, se non addirittura disoccupati.

(testo scritto per il libro ‘Senza Paracadute – Diario tragicomico di un giornalista precario’ di Antonio Loconte)

Tappezzeria

13 Lug

Poter essere utili è un favore che ci fanno.

 

(Domenico Cieri Estrada)

Il foglio del come

13 Lug

L’essenza della mente indipendente non sta in cosa pensa, ma in come pensa.

 

(Christopher Hitchens)

Senza stile

13 Lug

Lo stile lasciatelo agli stilisti, qui si fa cronaca.

 

(Ciro Pellegrino)

La rappresentanza

12 Lug

Bisogna scartare gli inetti tra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani.

 

(Altiero Spinelli)

Per un nuovo miracolo italiano

12 Lug

La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica. Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato.

 

(Silvio Berlusconi, 26 gennaio 1994)

It’s raining news

11 Lug

Piove sui nuovi epistemi

del primate a due piedi,

sull’uomo indiato, sul cielo

ominizzato, sul ceffo

dei teologi in tuta

o paludati,

piove sul progresso

della contestazione,

piove sui work in regress,

piove

sui cipressi malati

del cimitero, sgocciola

sulla pubblica opinione.

 

(Eugenio Montale)