Archivio | agosto, 2012

Supereroi #2

27 Ago

In Italia i blogger non saranno mai assunti dai giornali perché se si scoprisse che sono più letti dei grandi editorialisti, poi ci sarebbe un bel problema con gli editorialisti.

(una fonte che, avendomi detto questa cosa in modo riservato, mantengo anonima)

Supereroi #1

27 Ago

Speranza è una parola che detesto. Chi vive di speranza muore disperato. Al contrario, se uno vuole davvero qualcosa, non la deve sperare. Deve prendersela. E lavorare affinché essa si realizzi.

[…]

Vi dico: non fermatevi mai di fronte ai no, di fronte agli ostacoli, di fronte alla paura. Non ascoltateli, i no. Affrontateli, gli ostacoli. Combattetele, le paure.

 

(Andrea Camilleri)

Appellativi domenicali

26 Ago

Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee.

 

(Leo Longanesi)

Fotografia del 26 agosto 2012 – I fagioli (appunti per la stagione 2012-2013)

26 Ago

(post scritto il 13 agosto)

Da quando ho un blog ho sempre fatto iniziare le mie stagioni (sì, stagioni, le intendo calcisticamente: iniziano a fine agosto e finiscono a inizio agosto, se va bene) con una lista di cose che mi sarebbe piaciuto fare, di aspettative e di bisogni. Quest’anno, per la prima volta, non lo farò.

Tutto nasce da una domanda che ci siamo fatti nello splendido e cristallino mare di Gallipoli: “Ma tu saresti pronto a mangiare un piatto di fagioli dallo stesso piatto?*”. È una domanda iperbolica, che rievoca scenari post-bellici, o pre-digitali. Che tira in ballo i genitori, i nonni, la loro umiltà, il loro modo di produrre ricchezza facendo cose che oggi noi riteniamo degradanti.

Sarà pure un’iperbole, ma in questa domanda io ci ho visto una lucidissima e concreta preoccupazione.

È la prima volta in cui la mia ambizione è tutta difensiva. Sarei contento di finire l’anno esattamente nel punto dove lo sto iniziando. Non voglio un briciolo di più. Se avessi qualche briciolo di meno non potrei prenderlo come una sconfitta personale, ma come la risultante di quel segno meno che da oramai un anno cifra i dati della nostra economia.

Ho rinviato di un anno ogni decisione netta (o meglio, ogni riflessione su eventuali decisioni nette: in fondo sono un conservatore quando si parla di me stesso), anche perché l’anno si è già attrezzato per essere faticoso, impegnativo. Servirà la regolarità dei grandi passisti delle classiche delle Fiandre.

La crisi è arrivata alle porte, anche alle mie, anche alle nostre. Bussa. È spesso irrazionale, dunque è difficilmente contrastabile. Se ci fosse una sequenza logica che porta a trovare la soluzione a un problema, sarebbe meno spaventosa. E se bussa anche alla mia, alla nostra porta, che sembrava tutto sommato solida fino a qualche tempo fa, non si può non pensare a quanto rumorosa, chiassosa, invadente, stordente sia nelle case, davanti alle porte, nelle stanze incerte e malconce di tanta Italia, che paga (mi riferisco ai cittadini, ai cittadini cronicamente poveri) un prezzo troppo alto per i suoi demeriti.

Sorrido pensando a tutte le parole meravigliose raccolte in questi anni. Sei bravo, sei bravissimo, sei un grande, farai carriera. Più me le dicono e meno ci credo. Complimenti che oggi suonano beffardi, che soprattutto non valgono niente. Restano atti meravigliosi (soprattutto quelli sinceri), ma non rappresentano un elemento di conforto, al massimo la riprova che certe volte essere efficienti non è più sufficiente. Serve talento, quello vero, quello che risplende, o un calcio in culo. E io non ho certamente il primo, e provo a passare la vita evitando di dover ricorrere al secondo (ammesso che ci sia qualcuno disposto a piazzare la sua suola sul mio deretano obbligandomi a essergli riconoscente per tutta la vita).

Poi può succedere di tutto. La vita può anche dare un colpo di coda positivo, può andare molto meglio di come sembra. O anche molto peggio. Io proseguo facendo l’unica cosa che so fare (credo): lavorare.

A tal proposito. Mamma mi ha sempre detto, scherzando ma mica tanto: “da grande dovevi fare l’idraulico, il meccanico o il carrozziere”. Superata l’ansia da indispensabilità (il mondo va avanti anche senza di me, e ci mancherebbe altro) adesso devo, come tutti i ‘lavoratori della conoscenza’, della ‘creatività’, del ‘terziario avanzato’ e tutte queste formule molto belle da dire, confrontarmi con la non necessità. Un mondo senza pubblicitari, senza scrittori, senza analisi potrebbe ugualmente andare avanti, magari con meno lucidità, meno felicità, meno serenità.

Un mondo senza idraulici o meccanici si fermerebbe. La crisi presenta anche questo genere di conti. Implacabili, giusti, freddi. Vado. Aereo, treno, neuroni, sabato, domenica, lezioni, elezioni. Ad agosto 2013 sarà tutto diverso. O sarà tutto uguale. E saremo di nuovo in difesa. A difenderci da non si capisce bene chi, da non si capisce bene cosa. Mangiando fagioli. E cozze.

*alla domanda ho risposto che sono assolutamente pronto e che ricominciare da zero, nell’eventualità, non mi spaventa per niente. Al contrario.

Taranta

26 Ago

Chi non diventa pazzo non è normale.

 

(Goran Bregovic, ieri alla Notte della Taranta)

Out

25 Ago

In questo mondo dove tutti si scannano per ficcarsi in, io sono nato out, e out devo restare. Resto, insomma, per conto mio. Un giornalista e basta. Che guarda, racconta e rimane indipendente.

(Indro Montanelli, 1991, rifiutò così la proposta di Cossiga che lo voleva senatore a vita)

Una volta sola

25 Ago

Io sono stato invitato in tutti i migliori salotti. Una volta sola.

 

(Oscar Wilde)

Fotografia del 24 agosto 2012 – Cape di moVto (dieci pensieri dall’agosto)

24 Ago

1. La luce della Puglia, dopo le 17, è illegale. (cit. Fabio Fanelli)

2. Non si sa bene per quale ragione si passano le giornate circondati da frutta, verdura e buoni propositi e si finisce, invariabilmente e anche piuttosto evidentemente, per ingrassare. (la risposta è nelle parole ‘proteine’ (della carne) e ‘carboidrati’ (dei panini)). Per non parlare di birra e junk food.

3. Non si sa bene per quale ragione si va a dormire prima ‘in vacanza’ che durante il resto dell’anno (parlo per me), e questa è già una bella anomalia, e si finisce comunque a essere stanchi almeno come all’inizio (parlo sempre per me): dicono sia ‘l’aria del mare’ a sfiancare, mi sembra un’argomentazione convincente anche perché non ne ho di migliori. Ah, non mi sono mai svegliato dopo le 10. Perché qui c’è gente che lavora (e, notizia, non sono solo io).

4. La frase dell’estate è stata: “AmoVe, mi passeVesti una capa di moVto?“. La “Capa di morto” è il barattiere (o baVattieVe, cioè questa roba qui), la frase è una sottile e financo ovvia critica sociale al concetto di lusso. Per noi il lusso è stato stare in campagna, ad esempio.

5. A proposito, prendere in affitto una casa in campagna, vicina al mare e vicino a luoghi portatori di felicità con scritte scintillanti tipo ‘fornello pronto’, è stata una delle migliori scelte che si potessero prendere. Potrei citarvi mille motivi, per comodità parlerò solo del più rilevante benché parzialmente ingannevole: avere un avamposto a due passi dal mare ti dà l’illusione che l’estate non finisca prima del momento in cui la spiaggia diventa un luogo climaticamente inaccessibile (diciamo fine ottobre, per noi pugliesi).

6. Corollario al punto cinque: ho capito cosa l’estate. Almeno per me. Almeno per ora. L’estate non è quel luogo dello spirito in cui si sta isolati, si mette un messaggio di cordiale vaffanculo al tuo mail interlocutore chiamato convenzionalmente ‘out of office’ e si modifica l’elettroencefalogramma. L’estate è quel luogo psicofisico vicino al mare.

7. Ad agosto si è lavorato non meno di quattro ore al giorno tra lavoro retribuito, quello non retribuito, gli scritti a favore del pubblico (i blog) e quelli a favore di me stesso (le discussioni con gli amici sul futuro dell’umanità: discussioni oziose e per questo bellissime). Non dubito che questa possa diventare una costante della mia vita e mando sin da ora a quel paese ogni ragionamento sul fatto che questo sia insalubre. Sta la crisi, insalubre è non lavorare.

8. Mai vista così tanta gente a Torre Guaceto. Difficile biasimarli. (a proposito, da queste parti c’era più gente questa settimana che nella precedente)

9. Se mai avessi avuto un dubbio, vedere i miei compagni di viaggio così attivi, capaci, veloci ha messo in evidenza tutti i miei limiti nella categoria “senso pratico”. Mastri fuochisti, lavatori di lavatrici, pulitori di fagiolini, raccoglitori di ortaggi, preparatori di hamburger alla griglia. A mia difesa ho denunziato subito le mie debolezze dichiarando: “guido, vi porto dove volete, vado a fare la spesa, scelgo la musica, eseguo ordini e non rompo i coglioni”. Il consesso ha apprezzato.

10. Qui abbiamo la Playstation 3 ma non l’ho toccata. Il tempo, voglio sperare, sarà galantuomo.

 

I just can’t get enough

24 Ago

Era il mio paese e può esserlo ancora. Ma qualcosa è avvenuto tra esso e il sole.

 

(Jorge Luis Borges)

Quota approvata e pubblicabile

24 Ago

Non contraddire mai una donna. Dalle tempo e lo farà da sola.

 

(Humphrey Bogart)