Non abbiamo fatto la fine della Grecia, non abbiamo fatto la fine del Portogallo e dell’Irlanda: speriamo di non fare la fine dell’Italia.
(Corrado Guzzanti)
(Corrado Guzzanti)
E i cui fanatici infestano le onde radio
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
Tranne che per lodare i conquistatori e acclamare i violenti come eroi
E che aspira a comandare il mondo
Con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
Nessun’altra lingua se non la propria
Nessun’altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è denaro
E che dorme il sonno di quelli con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione
Oh pietà per gli uomini
Che permettono che i propri diritti vengano erosi e le proprie libertà spazzate via
Patria mia, lacrime di te
Dolce terra di libertà!
(Lawrence Ferlinghetti)
(Richard Nixon, 1971)
Si lamenta l’impresario che il teatro più non va
ma non sa rendere vario lo spettacolo che dà
“ah, la crisi!”
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?
Metta in scena un buon autore
faccia agire un grande attore e vedrà…
che la crisi passerà!
Un riccone avaro e vecchio dice: ahimé così non và
vedo nero nello specchio chissà come finirà
“ah, la crisi… mmh”
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?
Cavi fuori il portafogli
metta in giro i grossi fogli e vedrà…
che la crisi finirà!
Si lamenta Nicodemo della crisi lui che và
nel casino di Sanremo a giocare al Baccarat:
“ah, la crisi sa… capirà la crisi oh…”
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?
Lasci stare il gavazzare
cerchi un po’ di lavorare e vedrà…
che la crisi passerà!
Tutte quante le nazioni si lamentano così
conferenze, riunioni, ma si resta sempre lì
“ah la crisi… eh…”
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?
Rinunziate all’opinione
della parte del leone e chissà…
che la crisi finirà!
L’esercente poveretto non sa più che cosa far
e contempla quel cassetto che riempiva di danar
“ah, la crisi Signur!”
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?
Si contenti guadagnare quel che è giusto
e non grattare e vedrà…
che la crisi passerà!
E perfin la donna bella alla crisi s’intonò
e per far la linea snella digiunando sospirò:
“ah, la crisi… oh signora la crisi”
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?
Mangi un sacco di patate
non mi sprechi le nottate e vedrà…
che la curva tornerà!
Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?
Chi ce l’ha li metta fuori
circolare miei signori e chissà…
che la crisi finirà!
(Guido Rossi)
(Epitteto)
(Emma Bonino)
(Teofilo Stevenson)
Il lamento del Medio Alto – http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=9091
Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi – frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci – servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.
Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell’accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.
Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent’anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.
Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.
Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l’anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.
E’ un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l’encefalogramma piatto dell’economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.
Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.
Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d’ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l’unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch’io.
(Sandro Pertini)