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Lord Jones

28 Lug

Il giornalismo consiste soprattutto nel dire ‘Lord Jones è morto’ a persone che non sapevano che Lord Jones fosse vivo.

 

(Gilbert Keith Chesterton)

Aumento della complessità, riduzione della complessità

27 Lug

Se l’unico strumento che hai in mano è un martello, ogni cosa inizierà a sembrarti un chiodo.

 

(Abraham Maslow)

BOT

25 Lug

Non è che il ricco sia cattivo; è soltanto troppo indaffarato a fare soldi per essere buono.

 

(Gerhard Uhlembruck)

La solitudine degli spread

23 Lug

Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine.

 

(Pier Paolo Pasolini)

Eccesso di ribasso

23 Lug

Il nostro mondo è in crisi perché nessuno decide.

 

(Eric Hobsbawm)

Alba

22 Lug

Non troverai mai arcobaleni se guardi in basso.

 

(Charlie Chaplin)

Agosto, Euro mio non ti conosco

19 Lug

Non ricordo di aver letto i risultati di alcun sondaggio relativo alla rigida politica monetaria della Federal Reserve.

 

(Christopher Hitchens)

19 luglio duemilaechissàperquanto

19 Lug

Invece di definire eroe Borsellino, chiamo eroe Mangano.

 

(Marcello Dell’Utri, 18 luglio 2012)

Debiti pubblici

16 Lug

Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare.

 

(Charles Bukowski)

Fotografia del 13 luglio 2012 – La comunicazione è una parola precaria

13 Lug

La comunicazione è una parola precaria.

Lavorare nella comunicazione vuol dire accettare l’idea di convivere con una precarietà ‘esistenziale’. Può essere commerciale, istituzionale o politica: cambia poco. Bisogna avere una buona idea, spesso più di una. In tempi spesso stretti. Non si può dire ‘non lo so fare’, bisogna provarci.

Ogni volta che si è chiamati a fare il proprio lavoro, si entra in una dimensione precaria. A stimolo non sempre corrisponde risposta uguale, e l’incertezza è la porta di accesso privilegiata alla precarietà.

La creatività non è quasi mai una linea retta, soprattutto se si considera che la buona comunicazione non è quella ‘bella’ o memorabile, ma quella che produce cambiamento, qualsiasi cambiamento, dalla cinica attivazione del comportamento d’acquisto all’ideale attivazione sociale per il bene comune.

La buona idea, poi, neanche basta. La buona comunicazione è quella che sa estrarre la creatività da uno spazio chiuso, quello dei dati statistici, degli obiettivi di marketing e delle aspettative del tuo interlocutore. Bisogna sperare che piaccia al cliente e che non cambi idea in corsa. Bisogna essere pronti a cambiare, sempre. Anche controvoglia. E soprattutto bisogna essere pronti ad accettare l’idea di dover rimescolare le carte più e più volte. Perché cambia il contesto, o il mercato, e dunque le idee possono diventare rapidamente, e improvvisamente, vecchie.

I comunicatori sono precari di mestiere, ed è facile immaginare quanto questo possa essere vero nei periodi di crisi economica. Quali sono le prime spese che un’azienda taglia? Quelli (apparentemente) non necessari: la ‘pubblicità’, perché prima ci sono gli stipendi dei dipendenti e i fornitori da pagare. Meno soldi, più ansia, più fretta, più vincoli, più precarietà.

Il comunicatore precario per eccellenza è, però, il comunicatore politico. Si può vincere le elezioni senza alcun merito, se il candidato con cui si lavoro è favorito o se l’avversario è debole. E in quel caso, nessuno ti riconoscerà (giustamente) alcun merito.

Il rovescio della medaglia, però, è che si può perdere senza alcun demerito, magari dopo una rimonta clamorosa che si ferma, però a un passo dal traguardo. E a quel punto la bravura, la buona idea, l’approvazione del politico non bastano. Hai perso. E diventi come gli allenatori che arrivano secondi: precari, se non addirittura disoccupati.

(testo scritto per il libro ‘Senza Paracadute – Diario tragicomico di un giornalista precario’ di Antonio Loconte)