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Axelle Lemaire

24 Lug

Faccio politica per migliorare la vita degli altri, non per peggiorare la mia.

(Axelle Lemaire, neodeputata francese per i residenti all’estero, trentasette anni, ha rifiutato l’offerta di un ministero da parte di Francois Hollande)

O no?

24 Lug

Il denaro è la cosa che vale di meno. La potenza del lavoro è il bene più prezioso.

 

(Bill Cunningham)

Lavoro intellettuale

24 Lug

Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa, il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire
io appartengo e non lo so dire, non lo so dire
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire

io sono senza aggettivi, io sono senza predicati,
io indebolisco la sintassi, io consumo le parole,
io non ho parole pregnanti, io non ho parole
cangianti, io non ho parole mutevoli,
non ho parole perturbanti,
io non ho abbastanza parole, le parole mi si
consumano, io non ho parole che svelino, io non ho
parole che puliscano, io non ho parole che riposino,
io non ho mai parole abbastanza, mai abbastanza
parole, mai abbastanza parole

ho solo parole correnti, ho solo parole di serie,
ho solo parole fallimentari, ho solo parole deludenti,
ho solo parole che mi deludono,
le mie parole mi deludono, sempre mi deludono
sempre sempre mi deludono, sempre mi mancano

io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire io
appartengo all’essere e non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire.

(Mariangela Gualtieri)

Divertente

23 Lug

Essere famosi non è divertente. Lavorare, viaggiare e interagire con persone diverse sì.

 

(Edward Norton)

La solitudine degli spread

23 Lug

Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine.

 

(Pier Paolo Pasolini)

Eccesso di ribasso

23 Lug

Il nostro mondo è in crisi perché nessuno decide.

 

(Eric Hobsbawm)

Immobile

17 Lug

Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile.

 

(Alessandro Baricco)

Andiamo al mare

15 Lug

Sapere quel che vuoi, volere quel che sai. Ecco tutto il segreto dell’autonomia e l’unico principio di una educazione in cui si tratta di imparare a imparare da soli.

 

(Raoul Vaneigem)

Fotografia del 13 luglio 2012 – La comunicazione è una parola precaria

13 Lug

La comunicazione è una parola precaria.

Lavorare nella comunicazione vuol dire accettare l’idea di convivere con una precarietà ‘esistenziale’. Può essere commerciale, istituzionale o politica: cambia poco. Bisogna avere una buona idea, spesso più di una. In tempi spesso stretti. Non si può dire ‘non lo so fare’, bisogna provarci.

Ogni volta che si è chiamati a fare il proprio lavoro, si entra in una dimensione precaria. A stimolo non sempre corrisponde risposta uguale, e l’incertezza è la porta di accesso privilegiata alla precarietà.

La creatività non è quasi mai una linea retta, soprattutto se si considera che la buona comunicazione non è quella ‘bella’ o memorabile, ma quella che produce cambiamento, qualsiasi cambiamento, dalla cinica attivazione del comportamento d’acquisto all’ideale attivazione sociale per il bene comune.

La buona idea, poi, neanche basta. La buona comunicazione è quella che sa estrarre la creatività da uno spazio chiuso, quello dei dati statistici, degli obiettivi di marketing e delle aspettative del tuo interlocutore. Bisogna sperare che piaccia al cliente e che non cambi idea in corsa. Bisogna essere pronti a cambiare, sempre. Anche controvoglia. E soprattutto bisogna essere pronti ad accettare l’idea di dover rimescolare le carte più e più volte. Perché cambia il contesto, o il mercato, e dunque le idee possono diventare rapidamente, e improvvisamente, vecchie.

I comunicatori sono precari di mestiere, ed è facile immaginare quanto questo possa essere vero nei periodi di crisi economica. Quali sono le prime spese che un’azienda taglia? Quelli (apparentemente) non necessari: la ‘pubblicità’, perché prima ci sono gli stipendi dei dipendenti e i fornitori da pagare. Meno soldi, più ansia, più fretta, più vincoli, più precarietà.

Il comunicatore precario per eccellenza è, però, il comunicatore politico. Si può vincere le elezioni senza alcun merito, se il candidato con cui si lavoro è favorito o se l’avversario è debole. E in quel caso, nessuno ti riconoscerà (giustamente) alcun merito.

Il rovescio della medaglia, però, è che si può perdere senza alcun demerito, magari dopo una rimonta clamorosa che si ferma, però a un passo dal traguardo. E a quel punto la bravura, la buona idea, l’approvazione del politico non bastano. Hai perso. E diventi come gli allenatori che arrivano secondi: precari, se non addirittura disoccupati.

(testo scritto per il libro ‘Senza Paracadute – Diario tragicomico di un giornalista precario’ di Antonio Loconte)

Tappezzeria

13 Lug

Poter essere utili è un favore che ci fanno.

 

(Domenico Cieri Estrada)