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Non è successo niente

11 Dic

Il talento, voi, ve lo potete mettere sulla uallera. Qui mi dovete far vedere che faticate e giocate per la squadra. Altrimenti, non giocate.

Tanto, il talento che poteva permettersi di fare tutto da solo era uno e basta. Alto un metro e sessanta, adesso non gioca più. Nessun altro ha quel talento.

Dunque, se volete diventare calciatori come quelli là che tra poco escono dagli spogliatoi, dovete buttare il sangue.

 

(l’allenatore della Primavera del Napoli, citato da Tony Pagoda/Paolo Sorrentino)

La nottata dei non-panzerotti

7 Dic

L’uomo che si annoia fa strada più in fretta degli altri. Se ti annoi ti rispettano.

 

(Saul Bellow)

Morte accise

6 Dic

Non credo che la politica sia la cosa più importante del mondo, anche se siamo tutte sue vittime.

Un autobus può oggi travolgermi, e io posso morire così: non per questo l’autobus è la cosa più importante che ci sia.

(Marguerite Yourcenar)

Oceano

6 Dic

Su un oceano

di scampanellii

repentina

galleggia un’altra mattina.

(Giuseppe Ungaretti)

Parola di chi ha fatto business sulle nostre debolezze

1 Dic

Tutta la nostra società si fonda sulla creazione di bisogni superflui.

 

(Boris Hogeney, ad Groupon Italia)

Gioco il jolly

30 Nov

La vita ha più fantasia di noi.

 

(Roberto manno)

Dubbi e certezze

30 Nov

Credo che le risposte rendano saggi, ma le domande rendano umani.

(Yves Montand a Barbra Streisand in L’amica delle 5 e mezza)

Fotografia del 29 novembre 2011 – Responsabilità

29 Nov

Responsabilità [re-spon-sa-bi-li-tà] s.f. inv.La condizione di dovere rendere conto di atti, avvenimenti e situazioni in cui si ha una parte, un ruolo determinante.

La parola responsabilità, in Italia, non ha più lo stesso significato di un anno fa. È stata svuotata da un brief creativo di Berlusconi che per salvare la faccia all’operazione-Scilipoti ha dovuto usare l’abito buono del nostro dizionario. Ogni giorno qualche politico ci ricorda che è il momento della responsabilità: un momento lungo un anno, nel quale l’Italia è nel frattempo semi-fallita. Facendo fallire, insieme, la nobiltà di quel termine.

Rileggere la definizione del vocabolario, devo dirvi la verità, mi ha riconciliato con la lingua e con il buon senso. E anche con il buon umore. Mi è sembrato automatico il collegamento con uno scambio (im)mediato di questa mattina. Sono partito da una valutazione che mi sembrava oggettiva (dati che parlano di dati, oggettività che parla di oggettività), poi Juan Carlos ha rovesciato il tavolo. Secondo me ha ragione lui e ha ragione pure Christine Lemke. Con i dati si fanno valutazioni lucide ed è più facile capire se la direzione di marcia è giusta; senza dati si può comunque tendere al miglioramento.

E dopo questa lunghissima premessa, sono arrivato a quello di cui volevo scrivere. Faccio un lavoro per cui sono obbligato a prendere numerose decisioni, ogni giorno. Alcune difficili, altre banali. C’è sempre poco tempo, lo stesso tempo, per tutte. Per questa ragione mi sono meritato i galloni di automa: problema, valutazione, decisione. La delega spesso non esiste. Non c’è tempo. Come non c’è tempo per arrabbiarsi e non c’è spazio per le emozioni. Problema, valutazione, decisione. Controllo.

A me piace prendere decisioni e non mi spaventano le responsabilità. Non potrebbe essere diversamente, dovrei cambiare mestiere altrimenti. Ma ci sono giornate in cui ci si rende conto di quanto quello che nascondo dietro un apparente automatismo possa, invece, diventare tremendamente difficile.

Il mio lavoro prevede un costante intervento di valutazione. Valutazioni soggettive: dei colleghi, degli amici, dei clienti, dei followers. Valutazioni oggettive: il ROI, le percentuali, i fatturati, i bilanci.

Non basta essere bravi, o meglio, non basta che ti dicano che sei bravo. Non serve. Devi vincere, devi vincere sempre. Anche se non sei competitivo, anche se la vittoria di qualcuno può corrispondere alla sconfitta di qualcun altro, anche se la tua vittoria non serve a niente.

Anche se la vittoria tua non è merito tuo. Anche se la tua sconfitta non dipende da te.

La responsabilità, lo dice il vocabolario, è quando tu decidi e tu rispondi delle tue decisioni. La responsabilità è inebriante: le war room delle campagne elettorali possono causare dipendenza, avere l’idea giusta per una campagna di successo è straordinariamente gratificante. Ma quando ti fai nel mazzo per vincere e perdi perché c’è la crisi economica, o non fai assolutamente niente di notevole e vinci, la sensazione è di frustrazione: nel primo caso ti arrabbi, nel secondo non te la godi.

Quando si crea questa distonia, pensi che questa responsabilità tarocca sia così faticosa da farti passare la voglia di sperimentare la responsabilità vera. Quando si vince e si perde a prescindere da te, ti viene da pensare intensamente ai tanti che lavorano onestamente, fanno il loro compitino, tornano a casa, e ricominciano.

Poi ti passa, ti deve passare. Bisogna vincere. Non sei bravo se non vinci.

Responsabilità

29 Nov

Vivere significa scegliere. Chi non sceglie si sottopone alle scelte degli altri.

 

(Soren Kierkegaard)

Datemi i dati

29 Nov

Non puoi migliorare ciò che non puoi misurare.

 

(Christine Lemke)