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30 agosto 2013

30 Ago

Ho incontrato molti che conservavano la speranza fuori moda di migliorare il mondo e (il che non è proprio la stessa cosa) di vivere una vita, nella misura del possibile, autodeterminata.

 

(Christopher Hitchens)

Supereroi #2

27 Ago

In Italia i blogger non saranno mai assunti dai giornali perché se si scoprisse che sono più letti dei grandi editorialisti, poi ci sarebbe un bel problema con gli editorialisti.

(una fonte che, avendomi detto questa cosa in modo riservato, mantengo anonima)

Fotografia del 26 agosto 2012 – I fagioli (appunti per la stagione 2012-2013)

26 Ago

(post scritto il 13 agosto)

Da quando ho un blog ho sempre fatto iniziare le mie stagioni (sì, stagioni, le intendo calcisticamente: iniziano a fine agosto e finiscono a inizio agosto, se va bene) con una lista di cose che mi sarebbe piaciuto fare, di aspettative e di bisogni. Quest’anno, per la prima volta, non lo farò.

Tutto nasce da una domanda che ci siamo fatti nello splendido e cristallino mare di Gallipoli: “Ma tu saresti pronto a mangiare un piatto di fagioli dallo stesso piatto?*”. È una domanda iperbolica, che rievoca scenari post-bellici, o pre-digitali. Che tira in ballo i genitori, i nonni, la loro umiltà, il loro modo di produrre ricchezza facendo cose che oggi noi riteniamo degradanti.

Sarà pure un’iperbole, ma in questa domanda io ci ho visto una lucidissima e concreta preoccupazione.

È la prima volta in cui la mia ambizione è tutta difensiva. Sarei contento di finire l’anno esattamente nel punto dove lo sto iniziando. Non voglio un briciolo di più. Se avessi qualche briciolo di meno non potrei prenderlo come una sconfitta personale, ma come la risultante di quel segno meno che da oramai un anno cifra i dati della nostra economia.

Ho rinviato di un anno ogni decisione netta (o meglio, ogni riflessione su eventuali decisioni nette: in fondo sono un conservatore quando si parla di me stesso), anche perché l’anno si è già attrezzato per essere faticoso, impegnativo. Servirà la regolarità dei grandi passisti delle classiche delle Fiandre.

La crisi è arrivata alle porte, anche alle mie, anche alle nostre. Bussa. È spesso irrazionale, dunque è difficilmente contrastabile. Se ci fosse una sequenza logica che porta a trovare la soluzione a un problema, sarebbe meno spaventosa. E se bussa anche alla mia, alla nostra porta, che sembrava tutto sommato solida fino a qualche tempo fa, non si può non pensare a quanto rumorosa, chiassosa, invadente, stordente sia nelle case, davanti alle porte, nelle stanze incerte e malconce di tanta Italia, che paga (mi riferisco ai cittadini, ai cittadini cronicamente poveri) un prezzo troppo alto per i suoi demeriti.

Sorrido pensando a tutte le parole meravigliose raccolte in questi anni. Sei bravo, sei bravissimo, sei un grande, farai carriera. Più me le dicono e meno ci credo. Complimenti che oggi suonano beffardi, che soprattutto non valgono niente. Restano atti meravigliosi (soprattutto quelli sinceri), ma non rappresentano un elemento di conforto, al massimo la riprova che certe volte essere efficienti non è più sufficiente. Serve talento, quello vero, quello che risplende, o un calcio in culo. E io non ho certamente il primo, e provo a passare la vita evitando di dover ricorrere al secondo (ammesso che ci sia qualcuno disposto a piazzare la sua suola sul mio deretano obbligandomi a essergli riconoscente per tutta la vita).

Poi può succedere di tutto. La vita può anche dare un colpo di coda positivo, può andare molto meglio di come sembra. O anche molto peggio. Io proseguo facendo l’unica cosa che so fare (credo): lavorare.

A tal proposito. Mamma mi ha sempre detto, scherzando ma mica tanto: “da grande dovevi fare l’idraulico, il meccanico o il carrozziere”. Superata l’ansia da indispensabilità (il mondo va avanti anche senza di me, e ci mancherebbe altro) adesso devo, come tutti i ‘lavoratori della conoscenza’, della ‘creatività’, del ‘terziario avanzato’ e tutte queste formule molto belle da dire, confrontarmi con la non necessità. Un mondo senza pubblicitari, senza scrittori, senza analisi potrebbe ugualmente andare avanti, magari con meno lucidità, meno felicità, meno serenità.

Un mondo senza idraulici o meccanici si fermerebbe. La crisi presenta anche questo genere di conti. Implacabili, giusti, freddi. Vado. Aereo, treno, neuroni, sabato, domenica, lezioni, elezioni. Ad agosto 2013 sarà tutto diverso. O sarà tutto uguale. E saremo di nuovo in difesa. A difenderci da non si capisce bene chi, da non si capisce bene cosa. Mangiando fagioli. E cozze.

*alla domanda ho risposto che sono assolutamente pronto e che ricominciare da zero, nell’eventualità, non mi spaventa per niente. Al contrario.

Out

25 Ago

In questo mondo dove tutti si scannano per ficcarsi in, io sono nato out, e out devo restare. Resto, insomma, per conto mio. Un giornalista e basta. Che guarda, racconta e rimane indipendente.

(Indro Montanelli, 1991, rifiutò così la proposta di Cossiga che lo voleva senatore a vita)

Una volta sola

25 Ago

Io sono stato invitato in tutti i migliori salotti. Una volta sola.

 

(Oscar Wilde)

Liberale, liberale, liberale

23 Ago

Qualunque cosa potessi sostenere, ero più profondamente attaccato ai concetti liberali di libertà – libertà di parola e di stampa, libertà accademica, indipendenza di giudizio e indipendenza dei giudici – di quanto non lo fossi all’idea di un partito disciplinato in grado di mobilitare le varie forze sociali per creare un ordine che garantisse una libertà più vera per tutti anziché per pochi.

(Cruise O’Brien)

Equilibrio complicatissimo, ma necessario

21 Ago

La massima ambizione mi sembra perciò sia questa: che ci si dovrebbe sforzare di combinare il massimo dell’impazienza con il massimo dello scetticismo, il massimo dell’odio per l’ingiustizia e per l’irrazionalità con il massimo di autocritica ironica.

 

(Christopher Hitchens)

50%

16 Ago

Il 50% della popolazione non vota, e il 50% non legge i giornali. Spero siano lo stesso 50%.

 

(Gore Vidal)

Sabato, domenica e lunedì

11 Ago

Come pararsi il culo e la coscienza è un vero sballo: sabato in barca a vela e il lunedì al Leoncavallo.

 

(Afterhours, ‘Sui giovani d’oggi ci scatarro su’)

Le undici di sera

10 Ago

Non si può essere amici di gente che chiama dopo le undici di sera.

 

(Nora Ephron)