Le feste patronali

17 Lug

Raccontare ai giornalisti stranieri la politica italiana non è semplice. Bisogna prima di tutto cercare di non ridere.

 

(Alberto Ronchey)

Freeky fries

16 Lug

Il cibo è la forma più primitiva di conforto che io conosca.

 

(Sheila Graham)

Debiti pubblici

16 Lug

Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare.

 

(Charles Bukowski)

L’eterno ritorno dell’uguale (troll)

16 Lug

È impensabile che il Dottor Berlusconi entri in politica. Deve occuparsi dei suoi debiti. Stia fermo, tanto prenderebbe pochi voti. Non siamo mica in Brasile.

 

(Massimo D’Alema, 1993)

Andiamo al mare

15 Lug

Sapere quel che vuoi, volere quel che sai. Ecco tutto il segreto dell’autonomia e l’unico principio di una educazione in cui si tratta di imparare a imparare da soli.

 

(Raoul Vaneigem)

No, il dibattito no

14 Lug

“Lei è un pazzo furioso.”
“Questa mania di dare del pazzo a quelli che non si comprendono! Che pigrizia mentale!”

 

(Amélie Nothomb)

Fotografia del 13 luglio 2012 – La comunicazione è una parola precaria

13 Lug

La comunicazione è una parola precaria.

Lavorare nella comunicazione vuol dire accettare l’idea di convivere con una precarietà ‘esistenziale’. Può essere commerciale, istituzionale o politica: cambia poco. Bisogna avere una buona idea, spesso più di una. In tempi spesso stretti. Non si può dire ‘non lo so fare’, bisogna provarci.

Ogni volta che si è chiamati a fare il proprio lavoro, si entra in una dimensione precaria. A stimolo non sempre corrisponde risposta uguale, e l’incertezza è la porta di accesso privilegiata alla precarietà.

La creatività non è quasi mai una linea retta, soprattutto se si considera che la buona comunicazione non è quella ‘bella’ o memorabile, ma quella che produce cambiamento, qualsiasi cambiamento, dalla cinica attivazione del comportamento d’acquisto all’ideale attivazione sociale per il bene comune.

La buona idea, poi, neanche basta. La buona comunicazione è quella che sa estrarre la creatività da uno spazio chiuso, quello dei dati statistici, degli obiettivi di marketing e delle aspettative del tuo interlocutore. Bisogna sperare che piaccia al cliente e che non cambi idea in corsa. Bisogna essere pronti a cambiare, sempre. Anche controvoglia. E soprattutto bisogna essere pronti ad accettare l’idea di dover rimescolare le carte più e più volte. Perché cambia il contesto, o il mercato, e dunque le idee possono diventare rapidamente, e improvvisamente, vecchie.

I comunicatori sono precari di mestiere, ed è facile immaginare quanto questo possa essere vero nei periodi di crisi economica. Quali sono le prime spese che un’azienda taglia? Quelli (apparentemente) non necessari: la ‘pubblicità’, perché prima ci sono gli stipendi dei dipendenti e i fornitori da pagare. Meno soldi, più ansia, più fretta, più vincoli, più precarietà.

Il comunicatore precario per eccellenza è, però, il comunicatore politico. Si può vincere le elezioni senza alcun merito, se il candidato con cui si lavoro è favorito o se l’avversario è debole. E in quel caso, nessuno ti riconoscerà (giustamente) alcun merito.

Il rovescio della medaglia, però, è che si può perdere senza alcun demerito, magari dopo una rimonta clamorosa che si ferma, però a un passo dal traguardo. E a quel punto la bravura, la buona idea, l’approvazione del politico non bastano. Hai perso. E diventi come gli allenatori che arrivano secondi: precari, se non addirittura disoccupati.

(testo scritto per il libro ‘Senza Paracadute – Diario tragicomico di un giornalista precario’ di Antonio Loconte)

Tappezzeria

13 Lug

Poter essere utili è un favore che ci fanno.

 

(Domenico Cieri Estrada)

Il foglio del come

13 Lug

L’essenza della mente indipendente non sta in cosa pensa, ma in come pensa.

 

(Christopher Hitchens)

Senza stile

13 Lug

Lo stile lasciatelo agli stilisti, qui si fa cronaca.

 

(Ciro Pellegrino)