Tag Archives: sogno

Un passo di danza

29 Mag

Dobbiamo fare: dell’interruzione un nuovo cammino, della caduta un passo di danza, della paura una scala, del sogno un ponte, del bisogno, un incontro.

(Fernando Sabino)

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I timidi i pensosi gli introversi

3 Ago

I timidi. I pensosi. Gli introversi.
Gli incapaci di osare e di pretendere.
Quelli che non camminino sfidando
e non sfidino altri che se stessi
perdendo in ogni caso senza voce
nel confronto con le imprese più semplici
per pura inettitudine all’azione.
Gli innamorati d’ombre e di chimere
irraggiungibili e sempre smarriti
sulla strada più breve e conosciuta
anche dai bambini e perciò mal visti
da chi mastichi terra e d’essa viva.
Quelli che hanno un certo sogno dentro
e una nebbia che limiti la vista
e tenga indietro il pazzo desiderio.
Gli inadatti a competere e a lottare
per procacciarsi a profusione cose
che continuamente si negheranno
alle loro mani così innocenti.
Il loro disagio è un figlio del cielo
che ha sbagliato a scendere sulla terra
e ora vuole solo fuggirne via.

(Renato Greco)

L’unica cosa giusta da fare

5 Set

Sogno. A volte mi sembra che sia l’unica cosa giusta da fare.

(Haruki Murakami)

Non aspettare lunedì

1 Gen

Adesso è il momento di fare ciò che ti piace. Non aspettare lunedì, non aspettare domani. Non fare allungare davanti a te la carovana di sogni calpestati. Non aspettare.
Non frenarti per paura o viltà. Non posporre la vita con altra morte, e non aspettare niente dalla sorte che non sia più della tua tenacia e della tua energia.
Se il tuo sogno è bello, dagli forma come il torrente scava le sponde; come il vento che vive e si trasforma.
E perché tutto risulti come tu vuoi, detta tu stesso le tue regole e converti il tuo autunno in primavera.

(Ivan Malinowski)

A tutti i teatranti

3 Mar

 

A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti.

(Corrado D’Elia)

Una data

21 Nov

Qual è la differenza tra un sogno e un obiettivo? Una data.

(Walt Disney)

Fotografia del 5 maggio 2013 – Io, tre settimane dopo

5 Mag

Ad alcuni di voi potrà sembrare assurdo, ma la domanda più ricorrente che mi sono posto durante queste tre settimane americane è stata la seguente: “E se fosse stato il punto più alto della mia carriera professionale? E se non raggiungessi più questi livelli?”

Oggi, a caldo, vi risponderei che sì, io penso che potrebbe essere. E provo a spiegarvi il perché.

Ho vissuto questa enorme opportunità come l’ultimo “premio” per una fase della mia vita che di fatto si è conclusa qualche mese fa. Fra qualche mese si voterà alle amministrative a Bari. Cinque anni fa, proprio da quella campagna elettorale, iniziava una stagione irripetibile della mia vita. Una stagione di sogni, di gioventù, di grandi colpi, di incoscienza. Queste quattro parole non mi appartengono più, o comunque non come allora.

(si parla di questioni professionali, eh)

Alcuni sogni, per fortuna, si sono realizzati: per tutti gli altri tendo a pensare che o non sono in grado di raggiungerli per miei limiti, o che non è il momento di pensarci troppo visto che oggi, attorno a me, si fa fatica semplicemente a continuare ad avere ciò che si ha, o che alcuni di questi sogni in realtà hanno ben poco con l’aspetto onirico: bisogna solo farsi nel mazzo.

Sulla gioventù il discorso è più complicato. A marzo compio 30 anni: continuerò a indossare i bermuda e le t-shirt cretine e nel limite del possibile difenderò il mio diritto di farlo (è una libertà che può sembrare effimera, e probabilmente lo è davvero, ma io ci tengo molto), ma non posso nascondere a me stesso che più passa il tempo, più questo lato da cazzone (simbolo di una mia tendenza generale alla strafottenza) sarà sempre meno tollerato, perché sarà ritenuto sempre più fuori luogo nei luoghi di lavoro e di socializzazione.

Questo non vuol dire che mi vedrete improvvisamente impeccabile (anche perché mi scoccio), ma devo aspettarmi che qualcuno mi faccia notare, prima o poi, che la festa è finita. O che comunque qualcuno potrebbe giudicarmi per gli abiti e non per le idee (se non è già successo). Sarà un caso, ma questo viaggio in America è stato il primo con la cravatta, a prova che ci sono certe aspettative sociali da cui non so fino a quando potrò sfuggire (finché potrò, di sicuro, lo farò). E comunque, per quanto possa essere ancora giovane per il mio Paese, sono adulto in tutto il resto del mondo, e in ogni caso sono fatalmente molto meno giovane rispetto a 5 anni fa.

Come dice qualcuno, e non si sbaglia, sono già vecchio dentro.

I grandi colpi del mio lavoro non saranno più grandi come in passato, non perché non meritano di essere considerati tali, ma perché non sono più novità. Avendo contribuito alla vittoria in qualche campagna elettorale, avendo ottenuto qualche buon successo professionale, sono passato alla fase in cui la notizia è il fallimento, non il successo. Come per le squadre abituate a vincere nello sport, mantenere questo ritmo è solo il minimo indispensabile, è comunque ciò che gli altri si aspettano da me. Ciò non toglie che ci siano brividi di gioia enormi (mi sono goduto la vittoria di Debora Serracchiani direttamente nel Minnesota, ed è stata una gioia purissima, come raramente mi è capitato di provarne, viste le difficoltà in cui abbiamo lavorato), ma non ho più il vantaggio di essere percepito come un outsider, per quanto mi senta sempre più un battitore libero (sebbene mi sia chiesto di fare il percorso esattamente opposto).

Incoscienza: non me la posso più permettere. Ho imparato, ho preso mazzate, ho fatto errori, ho fatto danni. Essere adulti vuol dire anche non poter sbagliare più, o poter sbagliare sempre meno. Ogni tanto penso ai 13500 follower che ho su Twitter, più tutta la gente che mi segue su Facebook, sul blog, agli eventi, ovunque. Tutto questo non mi rende più figo, ma mi obbliga a un rigore sempre crescente, perché se sbagli una virgola non hai scampo, te lo fanno giustamente notare. Se c’è una parola che non mi appartiene più, questa è sicuramente “incoscienza”.

Ma si può arrivare dove sono arrivato avendo trasformato il sogno in razionalità, senza la freschezza della gioventù, senza il lusso dei grandi colpi, senza incoscienza? Io dico di no. Ed è per questo che penso stia iniziando un altro periodo della mia vita, non meno nobile, ma con un altro tono.

Mi sento come un passista del ciclismo, un tipo di atleta che non a caso mi è sempre piaciuto. Va piano in salita, sulle grandi montagne, ma sa pedalare da solo per lunghi tratti di pianura. Ha regolarità e spirito di sacrificio.

Gli Stati Uniti sono stati il mio Mortirolo (mitica montagna del Giro d’Italia). Il periodo più importante del mio anno lavorativo, forse persino della mia vita lavorativa, ma adesso le montagne sono finite, c’è da pedalare controvento, spesso in solitudine, e c’è da continuare con la gavetta.

La mia gavetta è ancora nel pieno e durerà fino a quando non raggiungerò il mio sogno (perché uno continuo ad averlo): vivere scrivendo, e scrivendo quello che mi pare (ammesso che interessi a qualcuno). Baratterei volentieri il successo con la libertà, il denaro con l’indipendenza. Ma è un percorso lungo, difficile, e non luccica come un viaggio in America.

p.s. ringrazio Jamie, il professionista che a Denver è venuto da noi a fare una riunione in hotel alle 7 del mattino. L’ho enormemente ammirato per la dedizione, ma soprattutto mi ha dato una lezione di vita. Io non so se farei mai una cosa del genere, se la farò mai nella vita, non so se ho quella voglia, quell’energia. Non so se voglio dormire solo tre ore a notte. Probabilmente il successo è quella cosa lì, è la vita di Jamie. E non è la mia. Io ho deciso che voglio provare a essere felice, e la felicità non coincide col successo (per quanto viviamo in un mondo che tenta in tutti i modi di costringerci a questa equazione). La mia felicità sono le cose che mi sono mancate mentre ero negli Stati Uniti: la vita ritirata in città, la vita serena in campagna, il mare, gli spaghetti con le cozze, il caffè al mattino con papà, impegnarmi per rendere felici le persone che amo. Il resto mi interessa sempre meno.