Archivio | febbraio, 2012

Sinestesia

4 Feb

Vedere una volta è meglio che udire un centinaio di volte.

 

(proverbio giapponese)

Fake plastic blood

4 Feb

Non lasciare che i tuoi errori escano dalla tua cucina.

 

(Gordon Ramsay)

POP – Wah Wah

4 Feb

Feed me & Gemini – Whiskers

Inchiesta

3 Feb

Tutte le verità sono facili da capire una volta che sono state rivelate. Il difficile è scoprirle.

 

(Galileo Galilei)

Testa o croce

3 Feb

Devi scegliere. O fai politica o fai comunicazione politica.

 

(Michele Emiliano)

Responsabilità civile

2 Feb

Non doveva essere candidata. Però attenzione: all’epoca era solo una ragazza di Rimini arrivata a Milano per studiare, che aveva fatto la ballerina a Colorado cafè per mantenersi all’università e poi era diventata igienista dentale all’ospedale San Raffaele. Chiesi informazioni al fondatore, don Luigi Maria Verzé, che me la descrisse come seria e impegnata. Non trovai motivi specifici per oppormi alla richiesta del partito d’inserirla nel mio listino.

 

(Roberto Formigoni, parlando della candidatura di Nicole Minetti)

Posto fisso

2 Feb

I giovani non hanno bisogno di sermoni, i giovani hanno bisogno di esempi di onestà, di coerenza e di altruismo.

 

(Sandro Pertini)

Monotonia

2 Feb

Ora che avete sfondato il muro a testate che cosa farete nella cella accanto?

 

(Stanislaw Lec)

Fotografia del primo febbraio 2012 – Che vuoi fare da grande?

1 Feb

Da laureato in psicologia sono sempre stato affascinato per ciò che, nel senso comune, sono definiti ‘colloqui psicoattitudinali’. Anche se non abbastanza da decidere di passare la vita a tagliare teste, a decidere del destino di singoli individui, a parlare di ‘risorse umane’ invece di ‘esseri umani’.

In particolare sono un grande estimatore di due domande, entrambe proiettive, che costringono a pensare.

1. ‘Che vuoi fare da grande?’

2. ‘Dove ti immagini tra 5, 10 anni?’

Non credo sia una coincidenza, ma un paio di settimane fa, in uno dei colloqui professionali più emozionanti della mia vita, mi sono state poste entrambe le questioni.

E il mio interlocutore non ha nascosto il suo gioioso stupore nell’ascoltare la mia risposta, secca e unitaria:

‘Non so cosa farò fra 5 o 10 anni, di sicuro so che non riuscirei a fare una sola cosa per volta’.

È la mia salvezza e la mia condanna. Mi riempie la vita di energie e mi fa arrivare distrutto a fine giornata, ogni giorno.  Mi porta ad avere costanti pensieri per la testa, preoccupazioni, fonti di stress. E mi regala gioie, speranze, motivazioni.

Questa incapacità di essere regolare, statico (il solo pensiero mi fa apparire la parola ‘noia’ che lampeggia con tristi luci al neon nella mia testa) mi costringe a tenere più fronti aperti e allo stesso tempo mi permette di sentirmi un po’ più libero di quanto effettivamente sono.

Perché un modo alternativo di rispondere alla domanda ‘Che vuoi fare da grande?’ poteva essere ‘voglio essere libero’, ma quella risposta avrebbe aperto un fronte che richiederebbe interi giorni per essere esplorato, anche perché non sono ancora arrivato a una soluzione definitiva di come si raggiunge questo obiettivo che mi accompagna durante quasi tutti i momenti liberi (sempre meno), quelli in cui cammino, guido, penso.

Analogici

1 Feb

Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto; io sono orgoglioso di quelle che ho letto.

 

(Jorge Luis Borges)