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Robert Kennedy, 1968

6 Ago

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […]

Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Fotografia del 5 agosto 2011 – Scrivere, scrivere, scrivere

5 Ago

Voglio passare tutta la vita a scrivere.

Ovunque ci sia spazio, a chiunque ne possa trarre giovamento, su qualsiasi terreno su cui ci sia bisogno di idee e di pensieri.

Non voglio scrivere di qualsiasi cosa ma non voglio neanche scrivere sempre dello stesso argomento, né voglio scrivere solo cose di cui sono perfettamente cosciente, perché mi annoierebbe e annoierebbe anche chi legge.

Voglio scrivere cose impopolari e retoriche, prolisse e sintetiche, sarcastiche, ironiche e serie. Utili e inutili.

Voglio scrivere per me e per gli altri, per i miei amici e per il mondo, sui giornali e sui blog, online e offline, per la stampa e per la televisione, per il cinema e per la radio.

A nome mio e per qualcun altro.

Voglio scrivere cose illuminanti e prendere delle cantonate pazzesche.

Voglio scrivere a quattro mani con persone che la pensano come me, che scrivono meglio di me e, chissà, aiutare chi pensa possa avere bisogno del mio aiuto.

E voglio anche scrivere a quattro mani con persone che la pensano diversamente da me, che scrivono peggio di me e, chissà, essere aiutato da persone che potrebbero aiutarmi a ricavare il meglio dai miei pensieri.

Chissà se un giorno tornerò a scrivere su carta, ma l’idea è che si perda molto tempo e si faccia molta fatica. Il fascino dell’analogico, in questo caso, non supera la praticità del digitale. E poi bisognerebbe rifarci l’abitudine, riprendere la penna, usare solo la mano sinistra.

Ecco, l’abitudine. Voglio scrivere perché ho voluto scrivere, perché ho iniziato, forse sono migliorato, di sicuro è iniziato a diventare un gesto naturale, come se avessi avuto bisogno di allenare la mano, il cervello, lo stile. E ora non mi voglio fermare più.

Questa è l’ultima cosa che scrivo prima di uscire dall’ufficio, che chiude per due settimane.

Tecnicamente sono in ferie, nella pratica spengo tutto. E mi metto a scrivere.

Conferenze stampa di venerdì pomeriggio di agosto

5 Ago

Dove finisce la solitudine, comincia il mercato; e dove comincia il mercato, comincia anche il chiasso dei grandi attori drammatici e il ronzio delle mosche velenose.

 

(F. W. Nietzsche)

L’indignazione non mi basta

5 Ago

Se l’occhio non si esercita, non vede. Se la pelle non tocca, non sa. Se l’uomo non immagina, si spegne.

 

(Danilo Dolci)

Effetti della crisi

5 Ago

C’è gente che sta accorciando le piscine per la crisi, ma vi rendete conto?

 

(Miki De Benedictis)

Solidissima

4 Ago

Le Borse sono un orologio rotto.

 

(Silvio Berlusconi)

Supercazzole

4 Ago

Schivare il concreto è uno dei fenomeni più inquietanti della storia dello spirito umano.

 

(Elias Canetti)

Casinò Italia

3 Ago

Se l’accumulazione di capitale di un Paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male.

 

(John Maynard Keynes)

Ma come fai ad ascoltare quella merda?

1 Ago

Io credo che se non conosci la cultura pop non conosci la cultura del tuo tempo, quindi non conosci il mondo intorno a te. Se non sai un cazzo di cultura pop, come fai a essere “più avanti”? Se non ti sporchi le mani con la cultura pop, se snobbi e disprezzi la cultura partecipativa di oggi, non puoi essere “avanguardia”, ogni tuo sforzo in questo senso sarà inutile.

 

(Wu Ming)

Beppe D’Avanzo

30 Lug

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.

(Gustave Flaubert)