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La giornata di Quink

11 Ott

Rivendico il diritto alla cazzata.

 

(Ugo Tognazzi)

Saggezza superiore

10 Ott

Conoscere gli altri è saggezza. Conoscere se stessi è saggezza superiore.

 

(Lao Tzu)

La morale fa bene

10 Ott

L’equità non è moralismo.

 

(Tito Boeri)

Lunedì mattina

10 Ott

La mia ambizione è ostacolata dalla mia pigrizia.

 

(Charles Bukowski)

Discovery channel

8 Ott

Ciò di cui abbiamo bisogno non è la volontà di credere ma la volontà di scoprire, che è esattamente il contrario.

 

(Bertrand Russell)

Generatore automatico di ottimismo

8 Ott

Cambieremo l’Italia.

 

(Michele Carofiglio)

Transazioni

7 Ott

Lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero.

 

(Aristotele)

POP – Sono cresciuto con questa roba qui

7 Ott

Sasha – Xpander

Se non pensi ai soldi, forse diventi più ricco

6 Ott

Essere il più ricco uomo del cimitero non mi interessa. Andare a letto ogni sera pensando che abbiamo fatto qualcosa di meraviglioso, questo mi interessa.

 

(Steve Jobs)

Fotografia del 6 ottobre 2011 – Io e la morte

6 Ott

Ho un rapporto sereno con la morte. Come con tutte le non-variabili, o con le variabili che posso controllare direttamente. La morte è lì, non si discute, non si può evitare. Forse si può ritardare. Certamente si può anticipare. Sicuramente non si può prevedere, perlomeno non in modo preciso.

Quando muore qualcuno, non riesco a pensare al morto. Penso ai vivi. Alle lacrime di chi piange. Ai nuovi vuoti. Al bisogno dei vivi a cui voglio bene di ricordare i morti. Alle ragioni di un’esistenza che si assottigliano, si reinventano. O muoiono.

La morte dei vivi è decisamente più dolorosa perché non è una fine, è un’agonia. E l’agonia è molto più dolorosa di una morte. Perchè l’agonia è una variabile, la morte no.

Ho un rapporto sicuramente meno sereno con la vita. Non è conflittuale, per nulla. Ma è inquieto. Perché la morte è certa, l’arrivo della morte no. E per quanto ci si possa  muovere lungo la variabile del tempo, la morte può arrivare fra tre ore o fra 60 anni. Può essere violenta o lenta, dolorosa o dolce, cosciente o inconsapevole. Non lo saprò mai. Non lo sapremo mai.

L’ineluttabile, l’incontrollabile sono le dimensioni dell’inquietudine. Per questo motivo non riesco a perdere un solo secondo della mia vita. Mi incazzo quando mi annoio, quando la gente butta le proprie esistenze cercando di ingannare il tempo, come fosse una risorsa illimitata. Quando le persone rimangono bloccate nella loro vita aspettando che qualcuno (che non arriverà mai) li salvi.

Non capisco perché si abbia così tanta paura della propria morte e allo stesso tempo si abbia così tanto poco rispetto della propria vita.

Poche ore fa è morto Steve Jobs. Di lui ho ammirato il suo rapporto con la morte. Da quando ha ricevuto la sua lettera di condanna a morte ha realizzato l’iPhone, l’iPad, sviluppato l’iPod. La morte ha rappresentato una forza creativa. Di chi sapeva di avere poco tempo, di chi voleva lasciare qualcosa al mondo, e non poteva che dedicare la sua vita, ciò che gli restava, a questi obiettivi.

Per questo motivo, se ogni tanto mi vedete perdere la pazienza, mi vedete viaggiare in solitaria, non accettare i compromessi, schiantarmi contro i muri (e poi rialzarmi, e cercare un altro muro su cui schiantarmi), sappiate solo che lo faccio per questo, perché non so quanto tempo ho e per questo lo voglio spendere nel migliore dei modi.

Affamato sempre, folle non so. Di sicuro, ammirato dalla sua lezione di vita.