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La periferia estrema

3 Lug

Bari all’epoca per me è stato davvero un posto in cui poter fare esperienza. Come ogni città degna di questo nome dovrebbe essere, sin dai tempi di Baudelaire e di Hugo. Era un luogo insomma che ne conteneva molti altri: oltre un centro molto opulento e fighetto, si apriva la città alternativa, un posto pieno di sale prova e di musica e di idee strampalate e vitali e a volte anche struggenti dove i miti si cucivano addosso a personaggi come Ian Curtis o Morrissey o Lydia Lunch allo stesso modo con cui indifferentemente (e settimanalmente) venivano incarnati da ragazze e ragazzi del posto di cui nessuno fuori dai confini cittadini ha mai saputo niente. E ancora, oltre la Bari alternativa si apriva la periferia estrema, quella del CEP e di Japigia, che al tempo era appunto tra le altre cose un supermarket d’eroina a cielo aperto funzionante 24 ore al giorno. La città – come accadeva del resto in tanti altri agglomerati urbani d’Europa – era popolata anche dai tossici, i quali rappresentavano uno scandalo vivente, la conferma che (al di là della frivolezza da vuoto pneumatico che pervadeva l’etere) tra le strade strisciava anche un malessere che io trovavo assolutamente giustificato, tenendo conto di cosa stava diventando l’Italia. Quei tossici, quei musicisti, quelle ragazze e quei ragazzi che poi erano il vero cuore della città, fanno oggi parte di una generazione (la mia) per adesso sconfitta e messa alle corde. Se la Storia la scrivono i vincitori, però, la letteratura e il cinema e l’arte in generale spesso si occupano di vinti. Ed ecco, come ogni generazione anche noi abbiamo sviluppato un modo unico e irripetibile di amare, perderci per strada, tradire, essere ironici o comici o disperati, scoprirci addosso inaspettati momenti di viltà e di coraggio.

(Nicola Lagioia)

La calma è una vigliaccheria dell’anima

30 Giu

Per vivere con onore bisogna struggersi, turbarsi, battersi, sbagliare, ricominciare da capo e buttar via tutto, e di nuovo ricominciare a lottare e perdere eternamente. La calma è una vigliaccheria dell’anima.

(Lev Tolstoj)

Rimuovi la polvere

29 Giu

Per questo è importante lasciare che certe cose se ne vadano. Si distacchino.
Gli uomini hanno bisogno di comprendere che nessuno sta giocando con carte truccate: a volte, si vince; a volte, si perde.
Non aspettarti che riconoscano i tuoi sforzi, che scoprano il tuo genio, che capiscano il tuo amore.
Bisogna chiudere i cicli. Non per orgoglio, per incapacità o superbia.
Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.

(Paulo Coelho)

Il mio gatto

26 Giu

Il mio gatto fa quello che io vorrei fare, ma con meno letteratura.

(Ennio Flaiano)

Mi porta via

26 Giu

Spesso la musica mi porta via,
come fa il mare.

(Charles Baudelaire)

Scrivere come un pazzo

26 Giu

Bisognerebbe vivere come un borghese e scrivere come un pazzo.

(Gustave Flaubert)

L’individuo equilibrato

6 Giu

L’individuo equilibrato è un pazzo.

(Charles Bukowski)

Cominciare sempre

4 Giu

L’unica gioia nella vita è cominciare. È bello vivere perché è cominciare sempre, ad ogni istante.

(Cesare Pavese)

Datemi il silenzio

30 Mag

Datemi il silenzio e sfiderò la notte.

(Khalil Gibran)

La catena

28 Mag

Avevamo un cagnone che mio padre teneva legato alla catena in cortile. Un mezzo pastore tedesco bello grosso. Odiavo quella catena ma non avevamo la recinzione, eravamo proprio sulla strada. Il cane odiava quella catena. Ma aveva una sua dignità. Quello che faceva era non tendere mai la catena del tutto. Non si allontanava mai quel tanto da sentire che tirava. Nemmeno se arrivava il postino, o un rappresentante. Per dignità, il cane fingeva di aver scelto di stare entro quello spazio che guarda caso rientrava nella lunghezza della catena. Niente al di fuori di quello spazio lo interessava. Interesse zero. Perciò non si accorgeva mai della catena. Non la odiava. La catena. L’aveva privata della sua importanza. Forse non fingeva, forse aveva davvero scelto di restringere il suo mondo a quel piccolo cerchio. Aveva un potere tutto suo. Una vita intera legato a quella catena. Quanto volevo bene a quel maledetto cane.

(David Foster Wallace)