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Di una difficoltà inimmaginabile

31 Lug

Il cosiddetto «mondo reale» degli uomini, del denaro e del potere vi accompagna con quel suo piacevole ronzio alimentato dalla paura, dal disprezzo, dalla frustrazione, dalla brama e dalla venerazione dell’io. La cultura odierna ha imbrigliato queste forze in modi che hanno prodotto ricchezza, comodità e libertà personale a iosa. La libertà di essere tutti sovrani dei nostri minuscoli regni formato cranio, soli al centro di tutto il creato. Una libertà non priva di aspetti positivi. Ciò non toglie che esistano svariati generi di libertà, e il genere più prezioso è spesso taciuto nel grande mondo esterno fatto di vittorie, conquiste e ostentazione. Il genere di libertà davvero importante richiede attenzione, consapevolezza, disciplina, impegno e la capacità di tenere davvero agli atri e di sacrificarsi costantemente per loro, in una miriade di piccoli modi che non hanno niente a che vedere col sesso, ogni santo giorno. Questa è la vera libertà. Questo è imparare a pensare. L’alternativa è l’inconsapevolezza, la modalità predefinita, la corsa sfrenata al successo: essere continuamente divorati dalla sensazione di aver avuto e perso qualcosa di infinito.
So che questa roba forse non vi sembrerà divertente, leggera o altamente ispirata come invece dovrebbe essere nella sostanza un discorso per il conferimento delle lauree. Per come la vedo io è la verità sfrondata da un mucchio di cazzate retoriche. Ovvio che potete prenderla come vi pare. Ma vi pregherei di non liquidarlo come uno di quei sermoni che la dottoressa Laura impartisce agitando il dito. Qui la morale, la religione, il dogma o le grandi domande non c’entrano. La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda il fatto di toccare i trenta, magari i cinquanta, senza il desiderio di spararvi un colpo in testa. Riguarda il valore vero della vera cultura, dove voti e titoli di studio non c’entrano, c’entra solo la consapevolezza pura e semplice: la consapevolezza di ciò che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: «Questa è l’acqua. Questa è l’acqua; dietro questi eschimesi c’è molto più di quello che sembra». Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. E questo dimostra la verità di un altro cliché: la vostra cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia… adesso. Augurarvi buona fortuna sarebbe troppo poco.

(David Foster Wallace)

Il protagonista

17 Giu

Mi sono abituato alla comodità di non essere il protagonista, il lavoro si sbriga in fretta, non devo alzarmi all’alba né stancarmi.

(Michael Caine)

Chiacchiere per iscritto

17 Mag

Il lavoro di noi che vendiamo chiacchiere per iscritto così come nasce, così muore.

(Giampiero Mughini)

Come un raccoglitore di frutta

6 Mag

Ecco: io sono un pendolare. Vado dove c’è del lavoro, come un raccoglitore di frutta. Tutto ciò di cui ho bisogno sono un sorriso d’incoraggiamento ed una proposta, ed arrivo subito, col primo aereo.

(Orson Welles)

Esclusivamente di routine

23 Feb

‘Creativo’ difficilmente indica qualcosa di più di un lavoro non esclusivamente di routine.

(Eric Hobsbawm)

L’unica naturalezza

29 Ott

Io penso che l’unica naturalezza te la dia lo studio. Il grado più alto di improvvisazione lo raggiungi soltanto se dietro c’è un lavoro.

(Valentina Lodovini)

9 to 6

25 Set

Vorrei andare al lavoro dalle 9 alle 6, andare a casa, fare un riposino di due ore, poi scrivere dalle 8 alle 2 del mattino.

(Lena Dunham)

Fotografia del 22 luglio 2014 – Irripetibile

22 Lug

Anticipo di qualche giorno le riflessioni di fine stagione (sì, perché non lavoro ad anni solari, lavoro in stagioni calcistiche, e dunque questo è l’epilogo della stagione 2013-2014) perché sono già mature, perché voglio mettere un punto. Perché voglio lanciarmi nell’estate, nel silenzio. Perché ne ho proprio bisogno.

Questo è stato un anno irripetibile.

Irripetibile perché non si potrà più ripetere. Perché è stato un anno troppo bello per essere vero.

Ho lavorato a campagne elettorali importantissime, vincendone tante e perdendone qualcuna.
Ho gioito come un pazzo quando si è vinto e sono rimasto catatonico quando si è perso. Prendo le cose ancora troppo sul personale, non so quanto sia sano, ma allo stesso tempo non ho intenzione di cambiare.
Ho messo a posto la mia autostima, spero definitivamente. Ho tirato su quella personale e, ben più importante, ho tirato in basso quella professionale. Ho finito, spero per sempre, con la stagione “cambio il mondo tutto da solo”.
Sono riuscito a far crescere le poche cose che amo e, spero, a far star bene le pochissime persone che amo.
Ho fatto cadere un sacco di cascami, e ora sono più leggero.
Ho scritto, meno di quanto avrei voluto, ma in posti sempre più prestigiosi.
Ho macinato migliaia di chilometri, ho parlato a centinaia di ragazzi e ragazze. Spero di aver detto qualcosa di interessante.
Ho lavorato con persone molto più brave, sorridenti e competenti di me. Da loro ho ascoltato tanto, e ho imparato ancor di più.
Ho sentito sulla pelle la fiducia di tante persone, che mi hanno dato voce, spazio, tempo. A loro sono grato, ogni giorno di più, perché è sempre più difficile avere fiducia in qualcuno, dare fiducia a qualcuno. È più facile cedere al cinismo, alla rassegnazione, all’homo homini lupus.

È stato un anno irripetibile perché io non voglio che si ripeta più.

Ho fatto troppo. Troppo di tutto. Troppo lavoro. Troppi viaggi.
Troppe sveglie troppo presto, troppe notti troppo tardi.
Troppi interventi. Non ha senso parlare così tanto. Non ho così tante cose interessanti da dire.
Troppe responsabilità, troppo stress.
Troppo cibo. Troppo poco sonno.
Troppo poco tempo per me.
Troppo poco mare, troppa poca campagna.
Ho visto più medici negli ultimi 9 mesi che nei precedenti 29 anni.
Non mi sono mai divertito così poco a fare il mio lavoro. E se io non mi diverto, non sono ugualmente utile alla causa.
Ho visto i miei limiti, li ho sentiti. Ora li conosco. Ora mi conosco meglio.
Ora so meglio cosa voglio e cosa non voglio.

So che un anno come questo va vissuto, e sono contentissimo di averlo vissuto esattamente così com’è stato. Se fosse stato diverso, meno emozionante, meno gratificante, meno faticoso, non sarei qui dove sono ora, a provare quello che sto provando. Quest’anno doveva andare esattamente com’è andato. Proprio per questo so che non ne voglio un altro così.

Qualche giorno fa sono stato invitato a parlare esplicitamente del mio futuro. Di dove voglio andare. Di come mi immagino tra 5, 10 anni.
Ho improvvisato un incipit che mi è scappato dalla bocca, semplicemente perché è la verità: “Ho 30 anni, non so lavare, non so stirare, sono un bambino, non voglio crescere, mi voglio solo divertire.”

Questo sono io. Su questo non arretro di un millimetro.
Tutto il resto cambierà.
Buona estate. Per chi bazzica l’Adriatico meridionale: ci si vede in giro.

(per chi mi vuole bene e dovesse allarmarsi: nessun timore, è tutto sotto controllo. Vado verso il futuro col sorriso)

La settimana di Bukowski #6

15 Lug

Sommate il tempo del viaggio per e dal lavoro, il lavoro vero e proprio, il tempo per mangiare, dormire, fare il bagno, comprare vestiti, automobili, gomme, batterie, pagare le tasse, scopare, ricevere amici, ammalarsi, gli incidenti, l’insonnia, preoccuparsi per la lavanderia e i ladri, se piove e se c’è il sole e per tutte le altre cose che non possono essere enumerate, non resta neanche un po’ di tempo per se stessi.

(Charles Bukowski)

In qualunque mestiere

31 Mag

In qualunque mestiere, in qualunque professione è bene tenere conto di questo: chi lavora egoisticamente non arriva a niente. Chi lavora altruisticamente se lo ritrova, il lavoro fatto.

(Eduardo De Filippo)